La rissa, la riforma | e la “dissimulazione onesta” di Russo

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27 Marzo 2009, 17:09

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Ma sì, forse ha ragione Raffaele Lombardo: questa riforma sanitaria, approvata dall’Assemblea regionale dopo mille imboscate e mille tormenti, rappresenta comunque “una scelta innovativa”. O forse ha ragione Antonello Antinoro, principe cuffariano dei Beni Culturali, per il quale questa legge è la migliore che ci si potesse aspettare. O forse hanno ragione i privati che sono riusciti ad affermare il principio della pari dignità e da domani non dovranno più presentarsi con il cappello in mano per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, del proprio ruolo, dei propri legittimi interessi. Ma, ora che il terreno dello scontro si libera dei veleni e dei polveroni, resta da capire chi sono veramente i vincitori e i vinti.

Certamente tra quelli che possono a buon diritto cantare vittoria c’è Lombardo. Per oltre sei mesi le forse di maggioranza si erano divise e lacerate oltre ogni decenza e la rissa tra i “falchi” del Pdl e l’assessore Russo aveva raggiunto, con la mozione di sfiducia ad personam, punte di tensione molto vicine all’insulto. Ma il governatore sapeva di giocarsi, su questa legge, il tutto per il tutto e ha gettato sul tavolo da gioco la propria esperienza e la propria credibilità. Ha pregato l’impolitico Russo di farsi gentilmente da parte e ha preso finalmente in mano le redini della mediazione. Con l’innegabile risultato di avere, nonostante gli inevitabili compromessi, trovato il giusto equilibrio tra i tanti interessi contrapposti.

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Ha vinto anche Totò Cuffaro. Il moralista Russo, che è un magistrato prestato alla politica, così si dice, era convinto che bastasse un editto o il rumore delle manette per salvare la Sicilia dal reprobo virus del cuffarismo. Ma la “resistenza” dell’ex presidente della Regione, messa in scena all’Ars dall’astuto Rudy Maira, ha finito per logorare Russo. Lo dimostra il fatto che la situazione si è sbloccata solo quando Lombardo, gettando alle ortiche il sanfedismo del suo amato assessore, ha intestato a se stesso e al fido Lino Lenza, amministratore delegato dell’Mpa, la conduzione delle trattative.

Tutti gli altri hanno perso clamorosamente. A cominciare dal Pdl, capitanato in aula da Innocenzo Leontini e guidato, a livello politico, non da uno ma due coordinatori. E che coordinatori: Angelino Alfano e Gianfranco Miccichè, uno ministro e l’altro sottosegretario di Stato. Almeno i cuffariani difendevano vecchie e collaudate posizioni di potere. Ma Leontini che interesse aveva a trasformarsi nella spalla di Maira? Nessuno dei suoi amici è in grado di dare una risposta. Forse voleva solo proteggere qualche piccolo e residuale feudo elettorale. Cosuzze.
Il più grande perdente, va da sé, è Massimo Russo. Era apparso all’orizzonte della politica siciliana come la Madonnina di Lourdes, quella che doveva salvarci da tutti i peccati di malgoverno, ed è finito per sintonizzarsi, come un Cuffaro qualunque, con i più callidi lobbisti; tanto da avallare un emendamento che, se approvato, avrebbe dovuto dargli la possibilità di riaprire le maglie dell’accreditamento e di estendere il pascolo della sanità a nuove e più ingorde pecorelle. Non solo. Era partito col gagliardo proposito di incutere paura a mafiosi e traffichini e ha finito per concedere alla vasta platea della politica non pochi momenti di ilarità. Ricordate con quanta noncuranza si è rimangiata la circolare che vietava ai funzionari dell’assessorato di avere contatti con gli uomini politici?
Agli albori del Seicento, secolo mistico e miscredente, Torquato Accetto scrisse un trattato sulla “dissimulazione onesta”, con la quale riconosceva a ciascun uomo politico anche il diritto “di tradirsi e di contraddirsi”. Tranne quello di trasformarsi nel “commediante tragico del proprio moraleggiare”.

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27 Marzo 2009, 17:09

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