La sfida di Giacalone| e di “LeAli alla Sicilia”

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24 Agosto 2012, 10:52

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Non sono solo i vari Crocetta, Fava e Musumeci ad animare il dibattito politico in vista delle prossime elezioni regionali tra patti, alleanze, strette di mano ed ammiccamenti. C’è anche una folta schiera di outsider pronta ad approfittare di un eventuale passo falso o di un improvviso calo di popolarità del più blasonato candidato concorrente. Uno di questi è Davide Giacalone, una delle firme del quotidiano Libero, che con il suo movimento “LeAli alla Sicilia” vuole frapporsi tra il sistema politico, che il giornalista ritiene vecchio di due secoli, e l’antipolitica offrendo un’alternativa a quelle che Giacalone definisce le due facce della stessa medaglia.

Perché la decisione di candidarsi alla presidenza della Regione?
“Perché ho notato che il futuro è stato posto nelle mani di due prodotti tardivi di una politica di due secoli fa. Si sta assistendo al trionfo del trasformismo immobile. Non un ‘cambiare per fare’, tuttavia, come ai tempi di De Pretis, ma un ‘cambiare per permanere’. I gruppi dirigenti, ormai ridotti al nanismo, si sanno orientare solo all’interno dei mondi in cui vivono, ragionando per bacini e gruppi di elettori, basti pensare che entrambi gli schieramenti si stanno contendendo l’appoggio di Lombardo.

E l’antipolitica?
“L’antipolitica è solo un sintomo della stessa malattia. È capace solo di produrre protesta. Noi scegliamo una politica che si attiva e fa delle scelte”.

Avete un programma? Su cosa si basa?
“Il nostro programma parte dalla necessità anzitutto di legalità assoluta e si basa su meritocrazia, defiscalizzazione e deburocratizzazione. Solo così l’economia siciliana potrà tornare a correre. Se non si affronta la questione economica non so possono risolvere i problemi della regione. La spesa media mensile delle famiglie siciliane è di circa 1.600 euro al mese, del 35 percento al di sotto della media nazionale e persino dell’11 percento di quella del Meridione, questo significa che in questi anni abbiamo solo creato una macchina in grado di produrre miseria, nonostante fuori dalla Sicilia si abbia l’impressione di un’intera regione di dipendenti pubblici”.

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A proposito di dipendenti pubblici. Come affronterebbe i problemi legati al sovraffollamento di qualche ufficio piuttosto che tra i forestali?
“L’esercito dei dipendenti regionali va dismesso per restituire al mercato capacità produttiva. Non intendo con ciò licenziare tutti, bensì esternalizzare dei servizi cercando di riutilizzare il materiale umano a disposizione. Ad esempio, esternalizzando l’ufficio anagrafe a un’azienda di servizi informatici a patto che questa garantisca servizi di qualità mantenendo l’occupazione e riducendo i costi del 2 percento il primo anno e dell’8 percento il secondo rispetto a quanto si spende adesso avremmo in due anni un risparmio del 10 per cento. I forestali dovrebbero invece essere assunti, purché questi siano competenti. Posso anche accettare di avere il triplo dei forestali del Veneto, purché il servizio da loro offerto sia migliore il triplo rispetto a quello del Veneto”.

Come si colloca quindi il suo movimento?
“LeAli alla Sicilia si colloca in posizione di dialogo con i cittadini, lontano da quella mentalità che in Sicilia e non solo ci ha portato a questa tragedia, per questo non cediamo alle lusinghe e non accettiamo nessuna alleanza. Correremo da soli. Abbiamo un programma valido che proporremo agli elettori ed al tempo stesso al centrodestra ed al centrosinistra offrendo loro la possibilità di sottoscriverlo.

Si dice che sia Montezemolo il suo sponsor, uno sponsor importante.
“Faccio parte, con Alessandro De Nicola e Oscar Giannino di un progetto, che si chiama ‘Fermare il Declino’, che ha tra gli aderenti tutti i dirigenti di ‘Italia Futura’, il movimento di Montezemolo. LeAli alla Sicilia è un’esperienza autonoma che però sta nel solco di Fermare il Declino”.

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24 Agosto 2012, 10:52

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