La sparatoria e la faida (storica) tra Mazzei e Cappello - Live Sicilia

La sparatoria e la faida (storica) tra Mazzei e Cappello

Gli spari al porto evocano la guerra sanguinaria tra i due clan catanesi
L'INCHIESTA
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CATANIA – Il sottofondo musicale della sparatoria all’Ecs Dogana Club ha il ritmo della contrapposizione tra Mazzei e Cappello-Bonaccorsi. Uno scontro mafioso che ha radici lontane e che avrebbe resistito a blitz, arresti e processi. E avrebbe in qualche modo attecchito anche nella mente di giovanissime leve pronte a prendere la pistola per ‘vendicare’ un torto del tutto ‘futile’. In questo caso ci sarebbe stata la ‘vanità’ ferita del cantante Niko Pandetta che non avrebbe potuto esibirsi sul palco della discoteca del porto catanese per ‘volontà’ di qualche “carusu” ritenuto dagli inquirenti legato ai Cargagnusi. Il neomelodico avrebbe istigato i Miano boys a dare una lezione ai ragazzi dei Mazzei.  E così sarebbe scoppiata la rissa e poi il ferimento di due giovanissimi (del fronte dei Mazzei).

Ma da dove nascono questi ‘dissapori’ che portano ad armarsi? Bisogna andare indietro nel tempo. Almeno agli anni ’80. Santo Mazzei non ha bisogno di ‘presentazioni’. È il boss che i Corleonesi hanno ‘battezzato’ dopo la strage di Capaci per ‘scalzare’ i Santapaola dal trono di Catania. Anche se il piano, per ben due volte, fallisce. La prima per il tintinnio delle manette ai polsi di Santo Mazzei, la seconda per lo spiffero di una talpa che avvisa i Santapaoliani in tempo. Dall’altro fronte c’è Turi Cappello: un giovanotto che ha la fiducia di Turi ‘cachiti’ Pillera tanto che lo ‘incorona’ suo erede facendo infuriare Pippo ‘Sciuto’ Tigna.

Cappello affianca Jimmy Miano dei Cursoti Milanesi nella cruenta guerra contro i Mazzei. Ma poi lo scontro è a viso aperto tra Cappello (affiancato dai Bonaccorsi-Carateddi) e Carcagnusi. Gli omicidi che fanno da sfondo a questa storica faida sono tanti. I Cappello colpiscono bersagli eccellenti. La sera del 26 maggio 1987 Francesco Mazzeo, fratello di Santo (la o finale è un errore all’anagrafe), è freddato nella sua villa ad Agnone Bagni. Al citofono gli dicono: “Aprite, siamo Carabinieri”. Francesco Mazzeo, aiutato dalla moglie, spinge la carrozzella sul patio ma, appena a tiro, è investito da una scarica di colpi d’arma da fuoco. I tre killer sono travestiti da militari. Il fratello di Santo muore, la moglie rimane ferita.  Il figlio Sebastiano Mazzeo, chiamato “Baby killer”, è pronto a vendicare il padre, ma è arrestato durante una rapina. Una finta volontà di collaborare con la giustizia lo porta fuori dalla galera, ma dopo essere sfuggito ad un agguato scompare nel nulla. I pentiti racconteranno di una morte atroce: colpito da una mannaia e il corpo a pezzetti seppellito in un boschetto.

Il tempo passa ma i Mazzei non dimenticano. E’ il 27 marzo del 1992 quando a San Cristoforo  sono ammazzati i due personaggi più importanti in libertà dei Cappello: Santo Romano ed Ernesto Sanfilippo. E ancora il 20 dicembre 1995 un commando di killer uccide il nuovo capo della cosca Cappello, Mario Villani, soprannominato “Mario ‘u rossu”. Il 23 gennaio 1997 Massimiliano Bonaccorsi, boss emergente della cosca dei Cappello-Bonaccorsi, muore crivellato di colpi. L’agguato avviene in una sala da barba nel rione “passareddu” (in via Poulet) di Catania. Qualche mese dopo i Cappello rispondono: il 29 novembre 1997 i sicari ammazzano Antonio Mario Fazio, ritenuto uomo dei Mazzei. Con lui c’è Sebastiano Giovanni Desi che è ferito mortalmente da una pallottola. Da qualche mese per questo omicidio si è aperto un processo a carico dei ‘presunti’ killer dei Cappello. La sete di vendetta per l’uccisione di Massimiliano Bonaccorsi, fratello di Ignazio e Concetto (quest’ultimo pentito da qualche anno), avvelena anche il nipote Sebastiano Lo Giudice che nel primo decennio del 2000 avrebbe voluto addirittura uccidere Nuccio Mazzei, figlio di Santo. Solo la paura dei suoi soldati, poi diventati collaboratori di giustizia, evita l’apertura di un’altra cruenta guerra di mafia. Iano Lo Giudice, definito da una pm l’Isis della mafia, è dietro le sbarre da oltre dieci anni. Le ceneri di quello scontro sembrano riaccendersi. 


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Commenti

    Complimenti per la sintesi e l inquadramento storico

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