“La St è un esempio |di come l’Italia ce la può fare”

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27 Febbraio 2014, 20:58

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Buongiorno a tutti. Desidero innanzitutto non perdere l’occasione per rivolgervi un saluto ed esprimervi l’apprezzamento più vivo per quello che rappresentate e per come state operando.

Direi che in questo incontro si esprime il senso della mia visita a Catania, compiuta su invito del sindaco, avvocato Enzo Bianco : valorizzare quello che qui si è realizzato di straordinario da molti punti di vista. La ST costituisce una delle realtà di ricerca e produttive più avanzate di cui dispone il Mezzogiorno e il Paese, e il fatto che abbia il ruolo che ha qui in questa parte della Sicilia, costituisce la smentita più evidente a molti luoghi comuni sul Mezzogiorno e sui meridionali.

Mi pare importante mettere l’accento su questi aspetti nel momento in cui ci si interroga di nuovo sul futuro del Mezzogiorno, legato com’è al futuro dell’economia e della società italiana, e al ruolo del Paese in Europa. Infatti, in questi giorni di dibattito politico, di dibattito sulla fiducia al governo, qualche interrogativo è stato sollevato. Io penso che abbiamo forse per troppo tempo discusso molto in termini di politiche pubbliche per il Mezzogiorno, di distribuzione di risorse, addirittura – in un passato non tanto lontano – di quote da riservare al Mezzogiorno sul totale della spesa pubblica o, in una fase che forse ancora ricordiamo, sul totale degli investimenti delle partecipazioni statali. Ora, e pur vero anche oggi che in tutte le scelte di governo, in tutte le politiche pubbliche, va garantita la massima attenzione alle esigenze e alle potenzialità del Mezzogiorno ; io credo però che fondamentale sia quello che si riesce a promuovere di iniziativa, di capacità di intrapresa, di innovazione, all’interno dello stesso Mezzogiorno. Se così non fosse, anche tutti i discorsi sull’impegno della politica nazionale verso il Mezzogiorno rischierebbero di non andare molto lontano dal punto di vista dei risultati per l’effettivo sviluppo delle regioni meridionali che, oramai, non è più solo riflesso, ma condizione per l’ulteriore sviluppo del sistema paese.

Io sono particolarmente colpito dall’aspetto dell’avanzamento tecnologico e della qualità del capitale umano che qui si esprime. Sapete quanto mi sia anche occupato di ciò nel corso degli anni : cioè del come valorizzare l’orientamento di una parte dei nostri giovani verso la ricerca scientifica. Mi è capitato di dire – e lo ripeto – che forse non ho trovato in nessun campo altrettanta motivazione come tra i giovani che si dedicano alla ricerca scientifica, e anche prima di arrivare alla scoperta del Bosone. Quello che è fondamentale è la motivazione per la ricerca stessa, per il tendere con il massimo di sforzo al risultato ma non subordinando al risultato la propria determinazione e coerenza di ricercatore.

Ho avuto occasione di incontrare molte centinaia di ricercatori italiani sia al CERN, che lei, ingegner Bozotti, poco fa citava, sia all’ESTEC, il Centro di Ricerche e Tecnologie Spaziali, ed è bello vedere che però noi abbiamo qui una concentrazione di tante intelligenze e capacità nel campo della ricerca, come quelle che esportiamo. E non vorrei nemmeno usare questo termine, perché forse dobbiamo superare certi parametri. I giovani che sono al CERN o all’ESTEC, non sono “cervelli fuggiti” dall’Italia, sono cervelli, risorse umane che si formano e si consolidano all’estero ma che poi potranno anche tornare in Patria – abbiamo avuto tanti esempi significativi – per dare il meglio di sé, se naturalmente se ne creano le condizioni favorevoli.

Mi sembra che questo debba rimanere un impegno molto forte anche a livello di poteri pubblici, a livello di governo. Quello che è importante è l’attenzione non soltanto a scelte pubbliche nazionali ma a come garantire e rafforzare lo sviluppo di ciò che si è creato e di ciò che esiste. Ho ascoltato con molto interesse, anche prima di incontrarci qui, quello che mi diceva il vostro Chief executive officier a proposito del modo in cui si è fronteggiata la crisi degli ultimi anni, perché non basta soltanto avere impiantato e avere portato ad uno sviluppo elevato una realtà tecnologica e produttiva come questa, ma è importante saperla salvaguardare nei momenti di crisi che sono in parte una ricaduta della crisi globale e in parte possono essere anche, come nel caso vostro, legate a specifici fattori relativi al contesto in cui questa azienda ha operato.

Mi pare che davvero si debba quindi spostare in un certo senso l’attenzione dalla discussione polemica a carattere rivendicativo, o no, nei confronti di ciò che deve venire nel Sud dal di fuori e si debba vedere piuttosto come sostenere quello che c’è qui, all’interno del Mezzogiorno, del profondo Sud possiamo anche dire. Catania è, però, anche all’interno della Sicilia un unicum, avendo sempre rappresentato, anche in periodi precedenti, un punto di riferimento per il suo dinamismo, per la sua capacità di intrapresa e per la sua capacità di consolidamento, oltre che di realizzazione, di iniziative nuove e avanzate. Non a caso questa mattina, in Comune e per impulso del Sindaco, si è sottoscritto l’atto di nascita del Distretto Sud-Est della Sicilia. E – sempre non a caso – tra i firmatari c’è stato l’ingegner Pistorio, figura di riferimento per la storia della ST.

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Non dobbiamo, naturalmente, ridurre lo sforzo per il Mezzogiorno in alcuni campi che sono legati alla politica europea. Il discorso più attuale, che è, come voi sapete, oggi sul tappeto e che deve conoscere una continuità di impegno al di là del cambiamento di governo, è quello per una utilizzazione finalmente piena e produttiva dei fondi europei. E’ un punto molto dolente per le nostre regioni meridionali, qualche volta si arriva a dire, non del tutto arbitrariamente, che il fallimento nell’uso tempestivo e razionale dei fondi europei è stato un po’ un fallimento della prova dell’autogoverno regionale nel Mezzogiorno. Quindi, senza schemi e senza mitologie, noi dobbiamo anche correggere qualcosa di profondo nel modo di operare delle Regioni. Si è impegnati, e questo governo ha particolarmente scandito questo impegno, a riformare lo stesso Titolo V della Costituzione. Un caso in Italia abbastanza eccezionale di riforma della riforma, perché da noi raramente si riesce a fare una riforma e, quasi mai, una riforma della riforma che non è meno importante. In questo caso stiamo vedendo la necessità acuta di correzioni e riequilibri nel sistema dei rapporti tra visione di governo nazionale, amministrazione centrale e Regioni. Ritengo che lo sforzo che si è compiuto per recuperare in extremis una parte delle risorse che stavano per essere perdute per il periodo di finanziamento comunitario 2006- 2013 debba essere portato fino in fondo e che ci si debba rapidamente attrezzare, come si è previsto di fare, per ottenere il massimo risultato in sede di programmazione 2014- 2020. Però questo significa anche un abbandono di eccessi di autoreferenzialità e di qualche tendenza all’arroccamento da parte delle Regioni. Per avere il miglior uso possibile delle risorse europee disponibili occorre una concertazione nazionale che è mancata e a cui si è talvolta resistito da parte delle Regioni, diciamolo pure. Perciò penso che l’istituzione di un’Agenzia per la coesione territoriale ci doti di uno strumento a cui le Regioni devono collaborare e non resistere.

Ma, al di là di ciò, vorrei dire che ho ascoltato, con molto interesse, anche di recente, in un’occasione d’incontro a Lisbona, il rappresentante della Commissione europea che era, nel caso concreto, un italiano, l’onorevole Tajani, vicepresidente della Commissione e responsabile per l’industria, parlare in termini abbastanza concreti e interessanti di un rilancio di impegno della Commissione europea per la politica industriale. In questi anni si può dire che l’attenzione di tutte le istituzioni europee è stata assorbita pressoché interamente dalla questione della crisi del debito sovrano e, più in generale, dalle necessità di severi aggiustamenti nelle finanze pubbliche nazionali. Abbiamo dovuto confrontarci con una crisi che ha spinto poi –indipendentemente dalle forme giuridiche in cui ciò si è realizzato – a un salutare, ulteriore balzo in avanti sulla via dell’integrazione, colmando vuoti che erano rimasti al momento della creazione della moneta unica. Ma in effetti in questa tematica ha assorbito tutte le attenzioni e le energie delle istituzioni europee. Basti vedere i documenti conclusivi di tutte le sessioni di Consiglio europeo di questi anni, si è parlato quasi soltanto quel linguaggio. Abbiamo bisogno di uno spostamento di accento su altre dimensioni dell’impegno europeo, su altre dimensioni della strategia di sviluppo dell’Europa unita, in modo particolare per la politica industriale. In questo senso io trovo un collegamento importante che può essere stabilito anche col vostro particolare impegno di straordinaria eccellenza.

Si è sorpresi nel vedere quanto siamo avanti, attraverso una azienda come la ST, nella competizione mondiale; sappiamo tutti molto bene che è in gioco il peso dell’Europa in un mondo radicalmente cambiato, i cui equilibri sono ancora in profondo sommovimento. In effetti, siamo diventati un continente più piccolo. C’è stato un grande padre della costruzione europea, Helmut Schmidt, che ancora di recente, parlando dell’Europa, ha usato l’espressione “il nostro piccolo continente”, perché questo siamo diventati di fronte all’emergere di altre grandi realtà mondiali.

Ma essere costretti a prendere atto di questa diminuzione del peso demografico e di potenza economica del nostro continente non significa rassegnarsi ad un destino di declino e sottovalutare le potenzialità che abbiamo di conquistare ancora, di tenere e conquistare posizioni avanzate sul piano tecnologico e produttivo e su altri piani anche più schiettamente politici e culturali.

Il vostro è un esempio che ce la si può fare, il vostro è un esempio di come in Italia, anche in Italia e più in generale in Europa, si sia in grado di portare avanti nel processo tumultuoso della globalizzazione – che, come mi è capitato di dire qualche volta, potrebbe sommergerci – la nostra identità, i nostri valori, la nostra tradizione che è una grande tradizione anche di intellettualità scientifica, di capacità di ricerca e di innovazione.

Sono molto felice che la mia visita a Catania si concluda e culmini in questo incontro, e desidero perciò, ancora una volta, esprimervi il mio vivissimo apprezzamento ed augurio.

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27 Febbraio 2014, 20:58

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