L’affare del centro commerciale |Processo Iblis, assolto Cristaudo

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13 Luglio 2018, 17:21

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CATANIA – “Assolto perché non ha commesso il fatto”. È questa la sentenza della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catania nei confronti dell’ex deputato regionale Giovanni Cristaudo accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa. Si chiude così il processo d’appello scaturito dall’annullamento con rinvio della Suprema Corte di Cassazione della sentenza del processo d’appello, stralcio abbreviato, figlio dalla maxi inchiesta Iblis. Il politico, che era stato condannato a 5 anni in secondo grado e assolto in primo grado dal Gup, era stato investito dal ciclone giudiziario della maxi indagine del Ros che aveva portato alla luce i “neri” legami tra mafia, imprenditoria e politica. Al centro delle contestazioni mosse all’ex parlamentare regionale, eletto nelle file del Pdl, l’affare del centro commerciale di contrada Tenutella a Misterbianco (quello che oggi è il Centro Sicilia).  “L’assoluzione di Cristaudo – dichiara a LiveSicilia l’avvocato Carmelo Peluso, che difende l’ex deputato – conferma la correttezza delle opinioni del GIP che non aveva emesso la misura cautelare e del GUP che in giudizio abbreviato lo aveva assolto. La Corte di cassazione annullando con rinvio la sentenza di condanna in appello aveva indicato con precisione le coordinate per una decisione assolutoria che consente di conservare fiducia nella giustizia”.

Assolti, ma con la formula “perché i fatti non sussistono”, l’imprenditore Paolo Ragusa e l’avvocato Agatino Santagati. Su Ragusa, inoltre, la Corte d’Appello annulla la sentenza del Gup (datata 22 settembre 2012) limitatamente all’imputazione del concorso esterno “perché il fatto è diverso e dispone conseguentemente – si legge nel dispositivo letto dal presidente della Corte d’Appello ieri sera – trasmettersi gli atti al pm in sede per la fattispecie di cui agli articoli 110, 629 c.p. (concorso in estorsione, ndr) aggravata dall’art. 7 (mafiosa, ndr)”.

La Corte d’Appello, inoltre, ha rideterminato la pena nei confronti del boss calatino Franco Costanzo in nove anni, nove mesi e dodici giorni.

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Infine è stata disposta sentenza di non luogo a procedere “per estinzione dei reati per morte del reo” nei confronti di Alfio Giuseppe Castro, imprenditore che aveva poi deciso di collaborare con la giustizia.

La sentenza sarà depositata tra 90 giorni. È possibile, visto che l’accusa aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati, che la Procura Generale ricorra in Cassazione.

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13 Luglio 2018, 17:21

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