L’agonia di Sviluppo Italia |Dipendenti contro Baccei e Crocetta

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12 Luglio 2016, 12:55

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PALERMO – Si avvicina il requiem per Sviluppo Italia Sicilia. I dipendenti della società partecipata lanciano il loro grido disperato in un lungo comunicato stampa delle rappresentanze sindacali aziendali. Che attaccano l’assessore all’Economia Alessandro Baccei accusandolo di aver voluto affossare la società “ per distribuire la torta dei fondi per l’assistenza tecnica ai privati”.

Le RSA First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil di Sviluppo Italia Sicilia – si legge nel comunicato – hanno appreso che l’Assemblea dei Soci di Sviluppo Italia Sicilia, convocata per la rimessa in bonis della società, è stata revocata dopo un incontro tra il liquidatore Vincenti e l’Assessore all’Economia Baccei, che ha negato categoricamente che in base al piano industriale elaborato dallo stesso Vincenti la società potesse salvarsi”.

Secondo i dipendenti della partecipata Baccei ha vinto “la sua partita sull’assistenza tecnica” e “non senza la complicità di alcuni ascari che siedono nelle postazioni di comando degli assessorati regionali. Il braccio di ferro consumato su Sviluppo Italia Sicilia con il Presidente Crocetta e la vice Presidente Lo Bello era evidentemente una farsa. Altrimenti, si dovrebbe pensare che il Presidente Crocetta e la Vice Presidente Lo Bello siano stati trattati come quelli a cui si lascia credere di avere il potere di decidere qualcosa, salvo poi fare l’esatto contrario”.

I lavoratori ricordano che l’Ars con l’ultima legge di stabilità “aveva assegnato a Sviluppo Italia Sicilia un fondo da 1.2 milioni di euro per le spese di funzionamento e con il successivo DL stralcio la gestione di un programma sulle start-up e gli incubatori di impresa da 10 milioni. “Tutto lettera morta – si legge nel comunicato -. Il mandato di Baccei era fin troppo chiaro: liberare il mercato dalle società in-house per distribuire la torta dei fondi per l’assistenza tecnica ai privati, più  competenti ed efficienti. Vero, più competenti ed efficienti, sicuro. Più economici, forse. Ma anche liberi da tutti i vincoli del controllo analogo e con la facoltà di reclutare sul mercato tutte le risorse necessarie, e di reclutarle con contratti precari, a partita Iva o Co.Co.Co o Co.Co.Pro., con affidamenti diretti (sempre sotto i 40.000 €) o procedure ristrette (sotto soglia), attraverso il meccanismo delle long list. Meccanismo con il quale si ammanta di regolarità formale un sistema collaudato che Sviluppo Italia Sicilia evidentemente ostacolava. Tutto già sperimentato e collaudato e sotto gli occhi di chiunque non voglia far finta di non vedere: ricordate lo scandalo Corsello-Formez? Baccei voleva mani libere per affidare alle 3-4 società multinazionali della consulenza capaci di garantire la quadra, mondo a cui lo stesso Baccei appartiene, l’intera torta del valore di oltre 130 milioni di euro, e ci è riuscito”.

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Secondo la nota sindacale “da oggi la Regione ha le mani libere: con il capitale di Sviluppo Italia Sicilia interamente detenuto riconosce il Formez proprio organismo in-house, con una partecipazione al capitale di appena uno o qualche punto percentuale, un controllo analogo ridotto alla mera partecipazione  all’assemblea degli associati e la facoltà di reclutare la totalità delle risorse operative necessarie sul mercato, attraverso il sistema delle long list. Oggi rimane l’ultimo argine della Corte dei Conti che può negare il visto di legittimità alla Convenzione stipulata tra la Regione Sicilia e il Formez, che rappresenta una violazione totale di tutte norme sui contratti pubblici”.

I sindacati non risparmiano critiche alla presidenza. “La verità – attaccano i lavoratori – è che è stato perpetrato cinicamente un gioco sulla pelle di 75 famiglie. Un gioco dal quale il Presidente Crocetta, la Lo Bello e l’ARS escono ridicolizzati da Baccei, perché delle due l’una: o sono stati complici sin dall’inizio del gioco prendendo in giro tutti i lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia o sono stati loro presi platealmente per il naso e allora dovrebbero avere la dignità di riaffermare il proprio ruolo oppure di dimettersi”.

Le conseguenze per le casse regionali non saranno di poco conto, scrivono i lavoratori: “La soluzione dell’Assessore Baccei, se libererà il mercato dell’Assistenza tecnica per le società private di consulenza ed il Formez, scaricherà interamente sulle casse pubbliche regionali e statali il fardello conseguente alla chiusura di Sviluppo Italia Sicilia: licenziamento del personale della società, svendita dell’incubatore d’imprese di Catania, blocco degli accreditamenti e delle erogazioni agli enti di formazione con rischio di fallimenti e di ulteriori licenziamenti, blocco delle erogazioni, rischio di revoca dei programmi di investimento e di fallimento ed ulteriori licenziamenti nelle aziende finanziate. Calcolate voi il saldo netto per la Regione siciliana e le imprese”.

L’ultimo atto d’accusa dei 75 dipendenti è rivolto al management della società morente. “La Regione Puglia – si legge nel comunicato – ha acquistato Sviluppo Italia Puglia e l’ha trasformata in una best practice a livello europeo, al punto da essere citata come caso di successo in Report di Milena Gabanelli. La Regione Puglia le ha riconosciuto tariffe doppie rispetto a quelle applicate a Sviluppo Italia Sicilia dalla Regione Siciliana, tariffe approvate anche dalla Commissione Europea. Il problema è che Vendola mise alla guida di Sviluppo Puglia il Prof. Giancarlo Viesti, in Sicilia, invece, Cuffaro prima, Lombardo poi e Crocetta oggi: ex dirigenti di enti di formazione, professori di scuola, impiegati bancari, ex ambasciatori, una ragioniera, avvocati neo abilitati, esperti di parità di genere e nient’altro. Tutta gente priva dei requisiti di legge per la nomina negli organi amministrativi di società partecipate dalla Regione per la quale Sviluppo Italia Sicilia ha fatto da nave scuola grazie alla cecità degli uffici preposti alla verifica del possesso dei requisiti. Ma con questa gente poteva esserci un epilogo diverso?”.

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12 Luglio 2016, 12:55

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