“L’arcivescovo Romeo ha ragione”

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14 Luglio 2009, 19:08

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Un coro di consensi accoglie il severo giudizio dell’arcivescovo Paolo Romeo sull’amministrazione della città ed unanime è anche la critica all’annunciata diserzione del sindaco al corteo trionfale per il Festino di Santa Rosalia.
Insomma, sembra proprio che abbiano colto nel segno le parole sferzanti pronunciate dall’autorità religiosa della città nel corso della consueta messa a Palazzo delle Aquile. “Sembrano trionfare, nell’amministrazione della cosa pubblica, logiche di interessi personali, di gruppi particolari o di fasce sociali che non possono non ingenerare un pericolosissimo disinteresse – ha detto l’alto prelato – Palermo soffre ancora pesti antiche e nuove, si ritrova paralizzata e abbandonata, segnata da bubboni di mali endemici e di problemi sociali ed economici che, accumulati e non affrontati, continuano a far aumentare malcontento e scoraggiamento”. L’arcivescovo, di fronte al sindaco Diego Cammarata e ad un folto gruppo di assessori e consiglieri comunali che assisteva alla cerimonia, ha aggiunto: “Il cambiamento è affidato agli amministratori. A voi mi rivolgo perché il vostro passaggio non sia distratto e superficiale. Uomini e donne aspettano la soluzione di problemi che minano la dignità e la pacifica convivenza”.
Un intervento all’insegna della diplomazia per il dirigente regionale Lino Buscemi. “Bisognebbe essere ancora più severi – sostiene l’avvocato che guida l’Ufficio del garante per i diritti dei detenuti – di fronte ad una città abbandonata. Quello di Romeo è un richiamo doveroso”. Ma l’appello della chiesa, per Buscemi, non è sufficiente. “Palermo è soffocata dal clientelismo – aggiunge – qui non ci sono cittadini con diritti e doveri ma solo sudditi, e non ci sarà speranza di reale cambiamento fino a quando queste pratiche non saranno debellate. Per questo ci vorrebbe un’ondata di sdegno popolare”. Sulla mancata partecipazione di Cammarata ai festeggiamenti in onore della Santuzza, Buscemi commenta: “In questa situazione è normale che abbia fatto questa scelta, ma è un atteggiamento snobbistico che abbassa ulteriormente la sua già precaria popolarità. Dovrebbe sfidare l’impopolarità”.
Il docente universitario oltre che esperto musicologo Piero Violante pur non condividendo, in linea di principio, l’interventismo della chiesa, in questo caso si dichiara d’accordo con l’analisi dell’arcivescovo: “Le sue parole sono assolutamente condivisibili. E’ giusto che anche la chiesa si ricordi di prendere posizione di fronte alla situazione di drammatico abbandono di questa città”. Il professore della facoltà di Scienze politiche, poi, contesta la decisione di Diego Cammarata di disertare il corteo trionfale del Festino di Santa Rosalia. “Il sindaco dovrebbe ricordare che è stato eletto dal popolo ed è con il popolo che deve cercare un incontro diretto ed un confronto – afferma – Trincerarsi dietro la vaga idea di non alimentare tensioni non ha senso. Non può fuggire e sottrarsi alle sue responsabilità”. Secondo Violante, l’azzeramento della giunta, invece, “potrebbe essere un’occasione per migliorare l’amministrazione della città e non soltanto un’operazione dettata da tattiche politiche”.
Il giudizio del giornalista Mario Azzolini sull’omelia dell’arcivescovo Romeo è netto. “Alla luce del durissimo intervento dell’arcivescovo – sostiene – il sindaco, dopo avere annunciato che non sarà presente al corteo, farebbe bene a non partecipare nemmeno alla cerimonia religiosa e, come d’altronde è sua abitudine, disertare tutto”. In merito all’appello per una buona amministrazione, Azzolini pensa ad un’unica soluzione: “Ci vorrebbe un nuovo miracolo. Potrebbe essere provvidenziale se santa Rosalia illuminasse, per una volta, Cammarata indicandogli la strada delle dimissioni”.
Più approfondito il commento di Gianni Notari, il gesuita che dirige il centro di formazione politica ‘Padre Arrupe’. “Valuto positivamente – afferma il sacerdote – il tentativo della chiesa di mettersi sempre più e meglio al servizio della persona, anche attraverso un coinvolgimento pieno delle istituzioni ecclesiali. Quelle dell’arcivescovo sono parole di denuncia ma anche di speranza perché il nostro territorio possa guardare con serenità a futuro. La città oggi è addormentata, adagiata, paralizzata da un’impotenza percepita come ineluttabile. La chiesa ha il compito di mobilitare i cittadini per difenderne la dignità, soprattutto di quella parte di popolazione che non ha speranze, risorse e prospettive. Ciò che inquieta di più, invece, è il silenzio di tutti coloro che sono garantiti dall’attuale sistema sociale”. Chi sono? “Quel 40 per cento del prodotto interno loro della nostra regione – sostiene Notari – rappresentato dalla pubblica amministrazione”. Per questo, il padre gesuita ritiene che il rimpasto della giunta “non risolva” i problemi e che sia invece necessario “creare un’alternanza democratica allo stato delle cose attraverso un patto etico tra coloro che credono nel rinnovamento”.

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14 Luglio 2009, 19:08

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