L’attesa in tribunale e le offese| Il boss “salvato” dai pentiti

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17 Agosto 2019, 06:02

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PALERMO – Doveva morire, ma le parole dei pentiti gli hanno salvato, indirettamente, la vita. Emergono nuovi particolari sul piano di morte che alcuni anni fa era stato programmato per eliminare Salvatore Sorrentino, soprannominato lo studentino, arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di essere divenuto il braccio destro di Settimo Mineo, capomafia di Pagliarelli. Dalla possibile morte al ritorno in campo, dopo avere finito di scontare una condanna

Il collaboratore di giustizia Vito Galatolo dell’Acquasanta, che aveva già parlato della vicenda, ha aggiunto nuovi particolari. Sorrentino aveva fatto la gavetta con le rapine, quindi era stato messo a comandare la famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia. Era vicino a Nino Rotolo, boss di Pagliarelli che dettava legge dalla sua villa all’Uditore dopo essere riuscito a farsi concedere gli arresti domiciliari spacciandosi per malato.

Si era sparsa la voce del tradimento di Sorrentino e il passaggio nell’esercito di Salvatore Lo Piccolo, il barone di San Lorenzo. Nella guerra fra il capomafia di Pagliarelli e Lo Piccolo, lo studentino aveva scelto di schierarsi con il secondo.

Il retroscena ricostruito da Galatolo sarebbe avvenuto al Palazzo di giustizia di Palermo: “… eravamo in udienza al tribunale di Palermo e c’era Sandro, Sandrino e c’era Franco Inzerillo (Alessandro Mannino e Francesco Inzerillo sono stati entrambi di recente arrestati nel blitz contro il mandamento di Passo di Rigano, ndr)… avevamo un processo per i fatti nostri noi e c’era Sorrentino, Salvino uomo d’onore della famiglia di Pagliarelli… che poi si è messo… ha fatto contrasto con Nino Rotolo”.

Cosa accadde? “Sandrino è rimasto scioccato Sandrino Mannino dalle parole che sono uscite che Rosario (sbaglia il nome, ndr) Sorrentino diceva cornuto e sbirro… a Nino Rotolo… perché Sorrentino ha tradito i Rotoliani, se n’è andato con i Lo Piccoliani, in carcere li ha traditi…”.

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Era tutto pronto per l’agguato, ma ci fu un cambiamento di programma: “…. perché dottoressa (Galatolo si rivolge al pubblico ministero, ndr) oggi purtroppo le dichiarazioni quando poi escono sui giornali loro non danno la conferma ad un collaboratore di giustizia quello che dice, perché Rosario Sorrentino doveva morire come Fabio Scimò (di recente arrestato con l’accusa di essere divenuto l’uomo forte a Brancaccio, ndr)… dovevano morire… siccome poi escono… lo vengono a sapere e allora se loro lo fanno danno la conferma che era vero quello che dice una persona, un collaboratore…”.

Il riferimento potrebbe essere alle parole di Francesco Franzese e Antonino Nuccio, pentiti del clan di San Lorenzo, che già nel 2008 raccontarono che stava per scoppiare una guerra di mafia. E Sorrentino era nella lista di coloro che dovevano morire per mano di Nino Rotolo.

Ancora Galatolo: “Sandrino Mannino è rimasto scioccato, ma non le dire ste cose, ce le dici a noi ma non le dire perché t’ammazzano dice… tu ormai sei una persona.. tu esci sai a chi devi andare a trovare di qua di là… poi hanno arrestato i Lo Piccolo e questo giustamente Salvino… in carcere diciamo è rimasto fuori di là e fuori di qua… eh sono riusciti a prenderselo di nuovo piano piano e portarselo nel mandamento diciamo… se c’era Nino Rotolo fuori l’avesse ucciso dottoressa…”.

Sorrentino non solo è rimasto vivo, ma si è pure ritagliato un ruolo di primo piano nella nuova mafia, affiancando Settimo Mineo, l’anziano boss che ha presieduto la riunione della nuova cupola.

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17 Agosto 2019, 06:02

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