“Lavori in cambio di voti”| Il capitolo ‘politico’ dell’inchiesta

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26 Giugno 2019, 05:05

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PALERMO – Si poteva favorire l’imprenditore, ma a condizione che garantisse un aiutino al politico.

C’è anche questo passaggio nella confessione di Antonio Casella, uno dei funzionari del Provveditorato alle Opere pubbliche di Sicilia e Calabria arrestato nei mesi scorsi: “Quando mi accorsi nel luglio 2016 che l’importo finanziato non bastava andai da Giulio Verro – racconta Casella – affinché si prodigasse per fare stanziare la somma del ribasso in modo da potere ultimare i lavori. Confermo di avere detto a Vaiana che in caso di affidamento dell’ulteriore tranche di lavori lo stesso avrebbe dovuto garantire alcuni voti al candidato sponsorizzato a quel tempo da Verro”.

L’appalto è quello per la costruzione della caserma dei carabinieri di Capaci. Si registrò una catena di errori progettuali e di norme non rispettate. Alla fine, però, ogni intoppo fu superato dietro pagamento di due tangenti.

La nuova “casa” dei militari è sorta in un immobile confiscato alla mafia in corso Isola delle Femmine. A finanziare la ristrutturazione è stata la Regione siciliana con 500 mila euro di fondi ex Gescal.

Casella è stato il direttore dei lavori per conto del provveditorato, mentre per redigere il progetto fu scelto un altro dipendente, il geometra Giulio Verro. Una nota del dirigente dell’Ufficio tecnico Giovanni Coppola motivava la necessità “in quanto l’ufficio risulta già ampiamente impegnato nello svolgimento di numerosi compiti d’istituto e che comunque la prestazione per le particolari condizioni della struttura, richiede speciali competenze afferenti il campo del risanamento strutturale”. Anche sulla reale necessità di un incarico extra sono in corso degli accertamenti.

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Ad aggiudicarsi i lavori è stata la Pioppo Costruzione di Franco Vaiana, uno degli imprenditori indagati, i cui conti ad un certo rischiarono di andare in rosso. Verro, infatti, avrebbe sottostimato i lavori. Il ribasso presentato del 39,50%, così diceva Casella intercettato, era divenuto insostenibile: “… ho scoperto sto progetto… il danno più grosso era nelle strutture, nel risanamento delle strutture, ma anche lì il danno nel progetto originario non c’era, perché ho visto che tutte le… cioè, le misure, ad esempio tutte le travi, i pilastri, erano da risanare tutti… c’era scritto, si prevede una quantità di risanamento del 10% e quindi tutte le misure moltiplicate per 0,10… questo lavoro per ora è assolutamente incompleto. Io ho fatto tutta la parte strutturale. La copertura, i prospetti, … gli intonaci interni, tutte le divisioni, mancano tutte, diciamo le ma… la tinteggiatura, gli impianti, i cessi, per dire, tutti i sanitari, le porte, i balconi, tutte ste cose qua, tutte queste cose…”

Quando il funzionario si accorse che Vaiana sarebbe andato in perdita si attivò affinché all’impresa potesse essere aggiudicato il successivo appalto da 115.000 euro per il completamento dei lavori, nonostante la legge non lo consentisse. Pur di raggiungere il risultato avrebbe cercato di fare esercitare pressioni sull’allora provveditore per le opere pubbliche Donato Carleo. Come? Rivolgendosi ad ufficiali dei carabinieri e “utilizzando anche l’appoggio politico di un senatore – si leggeva nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta – il quale in cambio avrebbe ottenuto dall’impresa un ritorno di voti in occasione delle imminenti elezioni regionali”. Il politico viene individuato dagli agenti della Mobile “verosimilmente” in Simona Vicari, della quale Verro è stato un collaboratore. In quegli anni Vicari era sottosegretario del ministero dei Trasporti da cui dipende il provveditorato.

Nel verbale con la sua confessione Casella conferma la commistione fra interessi imprenditoriali ed elettorali. Il giorno in cui venne fuori il nome di Vicari, citato nelle carte dell’inchiesta, l’ex senatrice affidò una dura replica alle parole dell’avvocato Enrico Sanseverino: “Mai avuto alcun contatto con l’impresa ‘Pioppo Costruzione’ di Franco Vaiana (che nemmeno conosce) diretto ad esercitare pressioni sull’allora Provveditore per le OO.PP. Dr. Donato Carlea in favore di detta Impresa”. Bollò come “illazioni” quanto contenuto negli atti giudiziari e “risibile la circostanza secondo la quale l’asserito ‘appoggio politico’ sarebbe stato finalizzato al conseguimento di voti in occasione delle elezioni regionali svoltesi nel 2017 alle quali, però, la stessa Vicari non è stata personalmente interessata”.

 

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26 Giugno 2019, 05:05

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