“Lavoro reale e lotta alla corruzione” |La sfida degli industriali siciliani

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10 Maggio 2018, 22:08

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MARSALA – Portare in quattro anni l’industria siciliana dall’attuale 13 per cento del Pil regionale al 20. Che tradotto significa un incremento da 9,5 miliardi di euro a 15. È questa la sfida lanciata dal presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, al governo e al parlamento siciliano, dall’assemblea pubblica che si è tenuta oggi a Marsala presso le Cantine Pellegrino. Presente il vicepresidente della Regione siciliana, Gaetano Armao.

Obiettivo che può essere raggiunto, secondo gli industriali, solo se si rende la Sicilia credibile e attrattiva e se si punta sul lavoro reale e non assistito. Ma non solo. Un passaggio fondamentale è quello relativo alla prevenzione della corruzione, “argomento – ha denunciato Catanzaro – che sembra non appassionare il dibattito, come ha dimostrato il silenzio assordante delle istituzioni registrato in occasione della presentazione dello studio realizzato da Sicindustria, Confartigianato, Cna e Ance Sicilia sulla trasparenza degli enti locali, dal quale è emerso un quadro davvero sconfortante”. Quindi il monito al governo a “intraprendere la strada delle riforme, cambiando il modello di sviluppo, abbandonando la logica dei contributi a pioggia e puntando su scelte selettive dei comparti sui quali investire e su una reale valutazione dei progetti da finanziare. Cose che mal si conciliano, ad esempio, con il meccanismo del click day”.

Una sfida di legislatura

“Secondo l’Istat – ha spiegato Catanzaro – la quota dei servizi legati alla pubblica amministrazione è attualmente pari a circa il 30% del pil siciliano. L’industria è appena all’8%. Questo è un sistema che non produce ricchezza, occupati e benessere, ma solo disoccupazione e povertà. Noi vogliamo una Sicilia che include mettendo al centro la creazione di nuove opportunità di lavoro soprattutto per i giovani; vogliamo una Sicilia che cresce e attrae dove chi ha investito e investe è un valore sociale e non un nemico da abbattere. È per questo che lanciamo una sfida al Governo e al Parlamento regionale: entro il 2022 portiamo l’industria dall’8 al 12% e le costruzioni dal 5 all’8% del pil siciliano. Questo significherebbe incrementare il valore aggiunto dell’industria in senso stretto da 6 a 9 miliardi di euro e quello delle costruzioni da 3,5 a 6 miliardi. Ripartiamo da quella piccola e media impresa che ha permesso all’Italia di diventare il secondo Paese manifatturiero d’Europa e che oggi, invece, soprattutto in Sicilia, è messa all’angolo da una economia drogata da una ‘pseudo’ impresa pubblica che dell’impresa non ha nulla e del pubblico ha tutte le storture, le disfunzioni e i vecchi vizi: prendere risorse dalle tasche dei cittadini e alimentare, in troppi casi, clientele e compromessi elettorali”.

Una Sicilia credibile e attrattiva

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Le imprese non chiedono assistenza. “Non siamo qui con il cappello in mano a elemosinare soldi – ha sottolineato Catanzaro –. Siamo qui pronti a confrontarci con tutti per consentire alle nostre aziende di svolgere, nella normalità, il proprio ruolo. Solo quello. Metteteci nelle condizioni di lavorare e di competere. Non è possibile aspettare 4.000 giorni per una autorizzazione o 600 giorni (contro i 30 previsti dell’Ue) per ottenere il pagamento di una fattura. Lo ripeto: bloccare qualsiasi procedimento ha un costo sociale che pesa, in particolare, sui meno fortunati. È per questo che chiediamo al governo e al parlamento di intervenire con urgenza per rendere la Sicilia credibile e attrattiva, rimuovendo le tante storture che ad oggi ci costringono a competere con un braccio legato dietro la schiena. In tal senso apprezziamo l’impegno del governo a far nascere una Agenzia per l’attrazione degli investimenti. Il disegno di legge organico in materia di semplificazione amministrativa, che la prevede, è una buona base di partenza e non mancheremo di fornire il nostro contributo”.

Lavoro reale e non assistito

È necessaria una strategia per lo sviluppo dell’apparato produttivo siciliano per aumentare l’offerta di lavoro reale e non assistito e restituire potere d’acquisto alle famiglie. “Abbiamo preso atto – ha affermato Catanzaro – di ciò che il Presidente Musumeci ha sostenuto lo scorso 21 aprile confrontandosi con i Giovani Imprenditori di Confindustria, ossia della necessità di non tutelare il posto di lavoro improduttivo, ma assicurare piena e massima tutela ai lavoratori che producono. Per questo, però, bisogna avere il coraggio delle scelte e finanziare lo sviluppo e non la disoccupazione o, peggio ancora, la finta occupazione che è un’offesa in primis agli stessi lavoratori”.

La nascita di Sicindustria ha consentito la riorganizzazione di Confindustria in Sicilia con minori costi di esercizio, una maggiore efficienza nei servizi erogati alle imprese e una più incisiva capacità di rappresentanza. “Ma soprattutto – ha sottolineato il leader degli imprenditori – ha consentito alle aziende associate di essere al centro del confronto delle politiche economiche e, in particolare, delle relazioni industriali. La sfida lanciata con la nascita di Sicindustria ci ha premiato: oggi Confindustria in Sicilia rappresenta oltre 1.500 imprese con 80 mila dipendenti; 2,5 miliardi di stipendi pagati ogni anno e oltre 15 miliardi di fatturato”.

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10 Maggio 2018, 22:08

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