Le bande della droga in provincia di Enna, i nomi degli arrestati Live Sicilia

Le bande della droga in provincia di Enna, i nomi degli arrestati

I coinvolti nelle inchieste della Dda di Caltanissetta
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LEONFORTE (ENNA) – Ci sarebbero due organizzazioni criminali dedite al traffico di cocaina, marijuana e hashish al centro dell’inchiesta per la quale stanotte gli agenti della Squadra Mobile di Enna e del Commissariato di Leonforte hanno arrestato di sedici persone, dieci delle quali sono finite in carcere, in esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Caltanissetta Graziella Luparello, su richiesta della Dda, diretta dal procuratore Salvatore De Luca.

I nomi degli arrestati

Carcere per i fratelli leonfortesi Salvatore e Domenico Virzì, rispettivamente di 29 e 31 anni, per i leonfortesi Angelo Algeri di 24 anni, Antonino Arpidone, Salvatore Savio Lombardo e Antony Barberi di 23 e Massimiliano Di Franco di 37, per gli agirini Pietro Cuccia di 49 anni e il figlio Rosario di 22, e per il catanese Carmelo Privitera, 55 anni. Gli arresti domiciliari invece sono stati ordinati per altre sei persone: sono una ventenne nigeriana che vive ad Agira, Tracy Akinsowa, gli agirini Giuseppe Palmisano, Alessandro Scinardo Tabernacolo e Angelo Suriano, rispettivamente di 26, 25 e 30 anni, il trentacinquenne leonfortese Giovanni Valenti e il catanese Michele Mannuccia, anch’egli di 35 anni.

L’ordinanza “Icaro” sul traffico di droga a Leonforte

Avrebbero sognato di spiccare il volo, finendo però per schiantarsi. Da qui il titolo “Icaro” per l’inchiesta che ha il baricentro proprio nella città di Leonforte. L’accusa di associazione a delinquere finalizzata, a vario titolo, al traffico di coca, erba e hashish, da aprile a settembre del 2019, è contestata ai fratelli Virzì, Barberi, Lombardo e Arpidone. Algeri, dal canto suo, è accusato di due ipotesi di spaccio, mentre il catanese Privitera è ritenuto una sorta di fornitore. È accusato di aver venduto lo stupefacente ai Virzì, Arpidone e Lombardo da marzo a settembre 2019. L’anno scorso Leonforte era balzata agli onori delle cronache anche per i tentativi, da parte del clan locale di Cosa nostra, di controllare i piccoli spacciatori del paese. E questa ipotesi in qualche modo trova una sorta di conferma indiretta attraverso questa operazione, perché ai cinque presunti componenti dell’associazione a delinquere è contestata un’aggravante: avrebbero destinato parte dei proventi al mantenimento di un detenuto, il leonfortese Gaetano Cocuzza, estraneo a questa indagine, che è stato arrestato per associazione mafiosa nell’inchiesta “Caput Silente” (già coinvolto nell’inchiesta Homo Novus).

L’ordinanza “Lepus” che riguarda il gruppo di Agira

L’organizzazione di Agira sgominata nell’inchiesta “Lepus”, dal nomignolo di uno degli indagati, sarebbe stata capeggiata da Pietro Cuccia, già condannato in passato per traffico di stupefacenti. È accusato di associazione finalizzata al traffico di cocaina e marijuana assieme al cognato Massimiliano Di Franco, leonfortese, e al figlio Rosario Cuccia, che si sarebbe occupato della vendita al dettaglio della marijuana. Gli altri sono accusati di singole ipotesi di spaccio di marijuana in continuazione, come la ventenne nigeriana Akinsowa, i tre giovani agirini Palmisano, Scinardo Tabernacolo e Soriano e il leonfortese Valenti, in vari periodi più o meno brevi del 2018 o 2019, e il catanese Mannuccia, accusato di aver ceduto marijuana a Palmisano tra l’agosto e il settembre del 2019. Ad Agira, ancor più che a Leonforte, hanno operato da sempre vari gruppi di trafficanti. Nel corso delle due indagini odierne, ha spiegato la Dda, sarebbe emerso che i due gruppi, allo scopo di garantirsi il monopolio del traffico di droga tra Leonforte e Agira, avrebbero attivato tra di essi una sorta di partnership. Attualmente sarebbero almeno sei gli indagati a piede libero, tutti accusati di reati inerenti il traffico di stupefacenti.

Il sindaco di Leonforte: “Saremo parte civile”

“Voglio dire grazie alla polizia per la sua azione quotidiana di contrasto alla criminalità comune e organizzata. L’operazione odierna pone un argine a un fenomeno pericoloso come il traffico di stupefacenti, una piaga che nega il futuro a tanti giovani e che rappresenta una devianza pericolosamente, nonché tristemente, diffusa in città”. Così il sindaco di Leonforte Carmelo Barbera ha commentato la notizia dell’inchiesta. “La nostra amministrazione – conclude Barbera – già di recente si è costituita parte civile al processo Caput Silente e ci costituiremo anche in questa occasione”.


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