Cronaca

L’imputato ci ripensa e ritratta|Guai per l’ex sindaco di Licata

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25 Settembre 2020, 10:54

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PALERMO – “Sono qui perché voglio chiarire definitivamente i fatti che sono accaduti e che mi hanno visto coinvolto”. Colpo di scena, proprio poco prima del ritiro dei giudici in camera di consiglio, nell’ambito del processo di secondo grado che si sta celebrando davanti la Corte d’Appello di Palermo a carico, tra gli altri, dell’avvocato ed ex sindaco di Licata Angelo Balsamo, già condannato in primo grado a due anni e sei mesi per falsa testimonianza.

Il sostituto procuratore generale Caterina Bartolozzi ha depositato in udienza un verbale di interrogatorio reso da uno dei co-imputati, Carmelo Malfitano, condannato in primo grado ad un anno di reclusione per favoreggiamento nei confronti di Balsamo, dinanzi al procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella lo scorso 27 luglio. E di cose da dire ne ha parecchie: “Mi sembra ingiusto che io abbia subito una condanna per fatti e vicende in cui non avevo alcun interesse diretto. Oggi mi sento meglio dopo aver raccontato finalmente la verità alla giustizia”.

Soprattutto in merito all’ipotesi di corruzione in atti giudiziari, reato per il quale Balsamo è stato assolto nel novembre 2016 dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento. La vicenda è legata ad un incidente stradale avvenuto a Licata. Balsamo, che fu arrestato nel 2014, secondo l’accusa rappresentata all’epoca dai magistrati Ignazio Fonzo e Salvatore Vella, in qualità di avvocato avrebbe “truccato” una testimonianza per far vincere una causa ad un cliente. Il tutto grazie ad un intermediario, proprio Carmelo Malfitano, che a distanza di oltre cinque anni dai fatti e con la prescrizione dietro l’angolo decide di parlare.

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“Ricordo che nel 2013, oggi non ricordo la data esatta, Balsamo mi chiamò al cellulare chiedendomi di andare nel suo studio perché mi doveva parlare. In quella conversazione telefonica non aggiunse altro. Mi presentai nel suo studio, quello stesso giorno. Balsamo mi accolse nella sua stanza al primo piano, mi fece lasciare il mio cellulare sulla scrivania e, senza aprire alcun discorso, mi portò in strada di fronte al suo studio, ci sedemmo in una panchina che si trova ancora adesso dinanzi ad un fioraio, in corso Roma a Licata. Mi disse che mi dovevo incontrare con Mary Ann Casaccio (madre di una delle persone coinvolte nell’incidente), perché dovevo convincerla a togliere le denunce che la stessa aveva presentato contro Angelo Balsamo”.

Ma la signora non ne vuole sapere di “ritirare le carte” e Balsamo, secondo quanto riferito da Malfitano, prova un’altra mossa: “Mi disse che dovevo andare urgentemente a parlare con tale Francesca Bonsignore, la quale aveva testimoniato nel processo per l’incidente. Mi disse che avrei dovuto dire alla signora di dichiarare falsamente queste cose. Io mi presentai alla Bonsignore e le dissi che mi mandava Balsamo; la stessa mi confermò che era stata convocata dalla Procura. La Bonsignore accettò immediatamente quanto le chiesi di fare. A quel punto salutai le due signore e andai via”.

Francesca Bonsignore è stata condannata in primo grado a tre anni e sei mesi perché, secondo l’accusa, avrebbe testimoniato il falso dietro compenso. Prima di chiudere l’interrogatorio Malfitano, per il quale è stata chiesta la conferma di condanna anche in secondo grado, specifica: “Rimasi molto male per il comportamento di Balsamo nei miei confronti e nei confronti di mia figlia (per la quale aveva promesso appoggio elettorale durante le elezioni). Oggi so che lui va dicendo in giro che farà chiudere la ditta ‘Nuova La Sfinge S.r.l.’, società di onoranze funebri alla quale sono molto affezionato e per la quale lavoro, in quanto Balsamo è il legale di fiducia e molto vicino alla società cooperativa ‘Aronica e Caico’, società di onoranze funebri nostra concorrente a Licata”. La sentenza della Corte d’Appello era prevista per il 29 ottobre. Alla luce di queste dichiarazioni, inevitabilmente, i tempi si allungheranno.

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25 Settembre 2020, 10:54

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