L’Università di Catania valorizzerà l’agorà romana dell’antica Smirne

L’Università di Catania valorizzerà l’agorà romana dell’antica Smirne

A coinvolgere l’ateneo catanese in questa nuova mission è stata l’associazione Kentimizizmir di Izmir.
IL PROGETTO
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CATANIA – La valorizzazione del complesso monumentale dell’agorà romana di Izmir, l’antica Smirne, oggi una metropoli di 4 milioni di abitanti, con ben quattro atenei, sarà curata anche dall’Università di Catania.
A coinvolgere l’ateneo catanese in questa nuova mission è stata l’associazione Kentimizizmir di Izmir, partner capofila del progetto “Heritage Alive”, finanziato dal programma europeo “Grant Scheme for Common Cultural Heritage” per promuovere la conservazione e il dialogo tra la Turchia e l’Unione europea e lo scambio di best practicein campo culturale. Per i paesi dell’area mediterranea, infatti, il patrimonio storico-culturale, ed in particolare quello archeologico, gioca un ruolo di primaria importanza soprattutto dal punto di vista socio-economico
Proprio l’Università di Catania vanta nel campo del patrimonio culturale innumerevoli esperienze maturate sotto tutti gli aspetti, da quelli conoscitivi e diagnostici a quelli economici, della valorizzazione, della protezione e della comunicazione, grazie alla attività di diversi dipartimenti.
E tra questi il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’ateneo ha investito con decisione nel patrimonio culturale materiale e immateriale, quindi non solo archeologico, ma anche storico-artistico, musicale performativo, con la creazione di centri di ricerca interdisciplinari e di un Dottorato interdisciplinare in Scienze per il Patrimonio e la produzione culturale. E, inoltre, l’archeologia catanese ha una lunga storia di rapporti di collaborazione e ricerca con la Turchia, avviata con gli scavi di Kyme eolica (grazie ai docenti Sebastiana Lagona e poi Massimo Frasca) e continuata con le più recenti esperienze di Hirbemerdon Tepe del prof. Nicola Laneri oltre che con l’accordo per il doppio titolo del corso di archeologia del Dipartimento di Scienze umanistiche con le Università di Konya e di Ege.
Proprio nei giorni scorsi il prof. Pietro Militello dell’Università di Catania – coordinatore del dottorato in Scienze per il Patrimonio e la Produzione culturale – ha organizzato diversi incontri per condividere queste conoscenze teoriche e le esperienze pratiche svolte in Sicilia negli ultimi anni. Incontri organizzati, in presenza e a distanza, con la collaborazione del Dipartimento di Matematica e Informatica dell’ateneo catanese e con la partecipazione di una delegazione di Izmir incentrati sugli interventi della tecnologia applicata all’archeologia, sulle ICT e sull’uso del serious game nella promozione del patrimonio culturale anche con con la presentazione di prodotti elaborati all’interno del percorso dottorale.
Momenti di confronto e dibattito che ha coinvolto archeologi, economisti, geologi, fisici e informatici su temi complessi come quello della sostenibilità economica delle iniziative o sul divario di conoscenze digitali non solo dei fruitori, ma anche delle stesse Istituzioni pubbliche.
«È emerso chiaramente il ruolo propulsore dell’Università e la ricchezza di iniziative che sono sorte sul territorio siciliano che si caratterizzano per nuove professionalità e progettualità – ha spiegato il prof. Pietro Militello -. I visitatori hanno potuto confrontarsi con la consolidata esperienza di Officine Culturali al Monastero dei Benedettini di Catania e con le più recenti iniziative di Badia Lost and Found a Lentini, del Farm Cultural Park di Favara o dell’Ecomuseo dei Cinque Sensi di Sciacca. Tutti esempi di un modo nuovo di valorizzazione, basati su principi di riqualificazione, inclusività, partecipazione e creatività. L’archeologia ha costituito un filo rosso, completato con le visite al Museo e al Parco Archeologico di Lentini, aperto per l’occasione dal direttore, Lorenzo Guzzardi».
«Le visite ci hanno rivelato impressionanti buone pratiche nel campo culturale, nelle quali la valorizzazione genera impatto sociale e benessere economico sostenibile» ha commentato Sebnem Yurdakul, direttrice del progetto “Heritage Alive”.
I workshop sono stati organizzati da Giovanna Santaera, Thea Messina, Erica Platania dottorandi in Scienze per il Patrimonio e la Produzione culturale, dall’assegnista Dario Allegra e dal dottore di ricerca Luigi Viagrande del Dipartimento di Matematica e Informatica.
 


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