Mafia, arrestati gli assassini di “Mariu U Lintinisi” |Inchiodati dalle intercettazioni sulla lapide di Fichera

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22 Maggio 2013, 07:58

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CATANIA – Non un regolamento di conti, ma una vendetta personale. Così lo definiscono gli inquirenti l’omicidio di Mario Mauceri, detto “Mariu U Lintinisi”, avvenuto ad Agnone Bagni il 13 settembre 2009. Sono serviti quasi 4 anni di indagini alla Dda di Catania per risalire agli esecutori di quel delitto. Con l’accusa di omicidio pluriaggravato in concorso sono stati arrestati dalla Squadra mobile Antonino Fichera, 67 anni, ritenuto affiliato al Clan dei Cappello e Roberto Giuseppe Campisi, 43 anni, già detenuto e appartenente, secondo la magistratura, alla famiglia dei Cursoti Milanesi. Un assassinio che si collega a due delitti commessi nel 2008 a Catania, l’uccisione di Sebastiano Fichera, figlio di uno degli arrestati, e di Giacomo Spalletta.

Antonino Fichera

Il movente è proprio da ricercare nella morte di Fichera, all’epoca sorvegliato speciale, ucciso dal suo stesso Clan d’appartenenza perché (come emerge dall’apparato probatorio del processo Revenge 3) non aveva corrisposto alla cosca i guadagni del traffico di sostanze stupefacenti, nonostante utilizzasse presentarsi come affiliato degli Sciuto Tigna. La famiglia si sarebbe vendicata perché Maugeri avrebbe avuto un ruolo attivo nell’agguato. A dare l’ordine di uccidere Fichera, secondo la Dda di Catania, fu Giacomo Spalletta insieme a Biagio Sciuto, boss dell’omonimo clan. Il primo è stato freddato da un commando guidato da Sebastiano Lo Giudice dei Carateddi, braccio armato dei Cappello (condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo nel processo Revenge 3).

Mario Mauceri, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che si sono avvalsi delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano D’Aquino, avrebbe accompagnato Fichera all’appuntamento con la morte.  Il ruolo del “lentinese”, guardaspalle e uomo di fiducia di Biagio Sciuto, sarebbe stato quello di attirare la vittima nell’agguato. Mauceri  avrebbe chiesto a Fichera di incontrarsi, con la “scusa” di parlare con Franco Palermo, del clan Cappello, per discutere di un escavatore che era stato rubato a Biagio Sciuto. L’appuntamento era stato fissato alle 19.30, del 26 agosto 2008, in una traversa del Viale Mario Rapisardi, mezz’ora più tardi arriveranno i killer organizzati per uccidere.

Mario Mauceri, dopo l’omicidio di Sebastiano Fichera, sapeva che qualcosa stava per accadere, sentiva che “qualcuno” stava pianificando la sua morte. Una sensazione che aveva confessato anche ad un’amica in macchina con lui la notte in cui ad Agnone Bagni è stato freddato da due sicari. Una pioggia di pallottole che non raggiungono anche lei perché “il lentinese” – come racconterà la donna interrogata dagli investigatori – gli fa scudo. Dalle indagini, emerge anche che per salvare la vita di Mario Mauceri, era arrivato l’invito a lasciarlo in pace allo stesso Gaetano D’Aquino, ipotesi confermata dallo stesso collaboratore. Inoltre, in una perquisizione effettuata dai carabinieri immediatamente dopo il ritrovamento del cadavere ad Agnone Bagni nella sua abitazione, viene trovata una lettera inviata dal cugino Francesco Finocchiaro, detto Iattaredda, che lo invitava a “fare attenzione”. Non è il clan quindi che vuole vendicarsi, ma è la famiglia stessa di “Ianu” Privitera che vuole fare “giustizia”.

Un movente che trova “corpo” anche dalle intercettazioni captate dalla microspia e dalla telecamera posta sulla lapide di Sebastiano Fichera. I familiari avevano scoperto che Mauceri aveva teso un tranello alla vittima, con la scusa dell’escavatore. Durante una conversazione le sorelle di Fichera Agata e Carmela rivolgendosi ad un certo Nino, infatti, affermano: Lui in quella strada si è trovato perché se l’è portato lui; Nino afferma: Mario…; e Angela aggiunge: Dice che c’era Mario. In un’altra discussione la vedova, Agata Aurichella, e la cognata Carmela Fichera commentavano il fatto che Biagio Sciuto avesse ordito un tranello contro Sebastiano  ricorrendo al pretesto di un “escavatore” (Agata: …è venuto Seby “Zio Iano”, dice Biagio sbrigatela tu nel pomeriggio… alle sei, sette…vacci docu e tela sbrighi tu per il fatto del traviatore..ehm dell’escavatore…)

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Roberto Campisi

Inoltre in una discussione Roberto Campisi, esterna la sua indignazione per la morte dell’amico ed esprime il suo forte desiderio di vendetta. (Roberto Campisi: A me non è che mi hanno levato a Iano, a me non mi hanno levato a Iano, a me hanno levato la vita! (…) Ma non è che devono morire e si deve avere pietà…senza pietà; A.C.: …ci si deve andare a casa. Roberto Campisi: ..ci uniamo tutti quanti… (…) …lo sai a me cosa mi hanno detto a me…non è successo niente… a me mi hanno chiamato…uno che era diventato responsabile dalla parte…no dei Tigna…e mi ha detto: “Ma cosa stai cercando?…che interessi hai? (…) E allora cosa è successo…ci sono andati questi, che erano in tre…ed erano solo, solo e solo, giusto?! E gli hanno detto…ahu ciao Iano, te la posso dire una parola, ti puoi mettere più avanti.. .ine.. .loro lo aspettavano…chi l’ha portato a Iano là...; Agata Aurichella: Eh, lo sapeva? Roberto Campisi: Certo! Era tutto combinato!

A restringere il cerchio sui due sospettati, oggi arrestati dalla Squadra Mobile, su provvedimento del Gip Laura Benanti, Antonino Fichera e Roberto Campisi anche i riscontri investigativi alle dichiarazioni di Gaetano D’Aquino che racconta di un delitto premeditato e pianificato che lo stesso padre della vittima aveva confidato al pentito. Rivelazione confermata da una conversazione intercettata da una cimice installata nella mercedes di D’Aquino dieci giorni prima che Mario Mauceri fosse ammazzato. In macchina con il collaboratore di giustizia c’era proprio Antonino Fichera che informava D’Aquino di un futuro delitto (viri ca iu iaiu quasi nde manu a chiddu dda…mi staiu fannu a chiddu…); D’Aquino interrompeva più volte Fichera, esprimendo il suo disinteresse per la cosa ed, anzi, intimando all’altro di non parlarne più (D’Aquino: “Zu Ninu cu mia di sti cosi non nna parari…a mia non minteressunu…non milla diri…a mia“; Zu Ninu: “no picchi, un domani tu mi poi diri…”) Ma per Antonino Fichera era giusto avvisare D’Aquino per evitare fraintendimenti nel futuro. Il collaboratore ai magistrati ha raccontato che le interruzioni, erano basate sul sospetto di essere intercettato.

Nino Fichera e Roberto Campisi, dunque, se la ricostruzione degli investigatori fosse esatta, hanno definito il piano, studiato la vittima, l’hanno pedinato e hanno scelto luogo e ora del delitto. Alle 23.15 del 13 settembre 2009 Mario Mauceri è uscito dal cancello di una villetta ad Agnone Bagni a bordo della sua Lancia Y, nella Strada Sabbione Maria, di fronte all’insegna di un ristorante è stato raggiunto da diverse pallottole di una 7.65, il colpo mortale è stato quello alla fronte. Sulla scena del crimine sono stati trovati nove bossoli. Una telecamera di videosorveglianza ha registrato la presenza di altre due autovetture nella zona, ma la qualità delle riprese e il buio non hanno permesso di identificare il numero di targa. Filmati inutili per le indagini, a dare la svolta all’inchiesta sono la rilettura delle intercettazioni sulla lapide di Fichera e le dichiarazioni di D’Aquino.

Il quadro probatorio che ha portato al provvedimento di arresto per i due si completa con i controlli incrociati sui telefonini. Il cellulare di Fichera proprio la sera del delitto si aggancia ad una cella di Augusta, ponte radio di copertura della zona di Agnone Bagni dove è stato ucciso Mario Mauceri.

Il profilo di Mariu U Lintinisi

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22 Maggio 2013, 07:58

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