Il piano di morte della mafia |Le intercettazioni del Ros

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11 Maggio 2016, 05:02

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CATANIA – L’attentato a Alfonso Fiammetta sarebbe saltato solo perché la Cassazione ha prorogato di due mesi la decisione sul processo Iblis. Le parole di Giovanni Pappalardo, Salvatore Di Benedetto e i fratelli Rino e Giuseppe Simonte (VIDEO) non lascerebbero alcun dubbio sul fatto che le tensioni all’interno della criminalità calatina, appena un mese fa, erano precipitate. Anzi per utilizzare una frase di Pappalardo: ci sarebbe stata “la rottura della quartara”. Insomma ogni equilibrio sarebbe saltato all’interno di Cosa nostra. Il lavoro del Raggruppamento Speciale dei Carabinieri continua: i pubblici ministeri Antonino Fanara e Agata Santonocito indagano a stretto braccio con il procuratore Michelangelo Patanè. Nelle aule del Palazzo di Giustizia di Catania, intanto, sono iniziate le udienze davanti al Tribunale del Riesame ed entro lunedì prossimo dovrebbero arrivare le decisioni dei Giudici della Libertà sull’ordinanza di custodia cautelare per gli otto catanesi indagati nell’inchiesta Kronos. Il mensile “S” attualmente in edicola dedica uno speciale alla nuova cupola di Catania CLICCA QUI

Ma torniamo al progetto di attentato al boss di Palagonia. Le intercettazioni audio e video del Ros registrate ad Aidone (in provincia di Enna) l’otto aprile 2016 (GUARDA IL VIDEO) mostrano quattro persone infuocate dalla sete di vendetta. Pappalardo, Spampinato e Simonte sarebbero persone molto esperte con le armi. Mentre tratteggiano il piano per ammazzare Alfonso Fiammetta, il responsabile – secondo i potenziali killer – per essere stati “sollevati” dal loro ruolo di responsabili delle “messe a posto” tra Ramacca e Palagonia, i tre si “divertono” a commentare le prestazioni di alcune armi. Giuseppe Simonte, rivolgendosi a Spampinato afferma: “Tutta questa ferraglia che ha portato vossia Zio Turi … che fa sta sferzando!?” Pappalardo è quasi entusiasta: “caricate giuste non si sbagliano questi qua … Caricata giusta meglio di questa non ce n’è!”. Ma si parla anche di gusti sulle armi. “Comunque a me piace il cinque coccia mi piace … ah!” “a me piace u pallittuni! fa … fa puttusa accussi!”. Dopo una disquisizione su “il cinque coccia a pallettoni o a palla”, il commento è “Anche che sbagli un millesimo lo acchiappi sempre!” E ancora Pappalardo: “A pallettoni lo prendi qua in faccia … lo prendi qua in faccia prendi e ce la tiri da questa parte, gliela metti al contrario la faccia”. Giovanni Simonte chiede: “che gli rimane della faccia?” La risposta non ha bisogno di commenti: “ niente, non gli rimane niente!”. Anzi Simonte aggiunge: “i pezzi arrivano na si peri peri! “(disseminati, ndr).

I picciotti sentono il fiato sul collo. Qualche giorno prima, il 4 aprile precisamente, sarebbero stati bersaglio di diversi colpi di fucile. Spampinato non fa a meno di commentare: “minchia … fatto sta che ridiamo, facciamo, fatto sta che ci hanno sfondato una macchina, ci avevano ammazzati da babbi!“. E Pappalardo aggiunge: “Minchia, di babbi!?”. Di Benedetto rincara la dose: “Di babbi eravamo morti … nelle mani di questo figlio di questi figli di suca minchia ddocu … . sono senza dignità! Questi senza dignità sono! Senza dignità, senza onore e senza…”

Ad un certo punto Rino Simonte porta l’argomento sul nodo centrale della questione: l’attentato ad Alfonso Fiammetta. Il boss che nonostante i domiciliari avrebbe preteso di tornare in sella nella gestione degli affari a Palagonia. “Ma domani si deve fare quella cosa? Domani? No? Rici che domani quello va là!”. “Quello va là” per i Ros è il chiaro riferimento al possibile trasferimento in carcere di Caltanissetta (“lui la Caltanisetta dove la prende? E però voialtri la Caltanisetta dove la prendete?”) di Fiammetta in caso di conferma definitiva della sentenza di condanna nel processo Iblis. A quel punto si discute della strada e dei particolari dell’agguato. “Ci buttiamo un pezzo di cerchione sulla strada … “ suggerisce Simonte come sistema per bloccare la vettura dove viaggerebbe Fiammetta. Si paventa l’ipotesi che il boss potesse essere accompagnato dalla moglie e dai figli, ma a Spampinato sembra importare poco il fatto che possano esserci “carusi” con la vittima designata. “Sono quattro, me ne sbatto i coglioni!”. La tensione è sul posto dove colpire. Il carcere è dentro la città, quindi è “nella strada nostra meglio è ammazzarlo a lui!”. E si parla del “Ponte Barca … che è sfasciato… che si debbono fermare ddocu per forza …”. Rino Simonte sentenzia: “e ddocu lo ammazziamo!”. Come già detto però i piani subiscono i riflessi dei giudici della Suprema Corte di Cassazione.

Nelle intercettazioni del Ros registrate dalle cimici sempre l’8 aprile 2016 si carpisce la totale instabilità all’interno degli assetti mafiosi. Il tutto mentre si commenta una certa “fimmina”, bella per non usare le parole poco eleganti dei picciotti, che avrebbe lasciato il promesso sposo per una conoscenza dei boss calatini. Il pettegolezzo fa da contraltare a questioni più incombenti. Spampinato e Di Benedetto cercano di trovare la “quadra” su quanto sta accadendo. Si confrontano con i fratelli Simonte, ma si comprende anche che alcune volte si sono rivolti al “Vecchio” Zu Turiddu. Si “imita” anche l’intercalare del boss. Un boss di cui non si fiderebbero del tutto, tanto da arrivare a cercare accordi direttamente con Francesco Santapaola. Ma alla fine l’attentato ai loro danni sarebbe stata un’idea direttamente dei catanesi, di Alfonso Fiammetta e di Febronio Oliva e dei lentinesi capitanati da Pippo Floridia dei Nardo.

Ma c’è un nome che viene fuori dalle intercettazioni: Davide Cosimo Ferlito. Quello che sarebbe stato scelto come sostituto dei due nel ruolo di gestione degli affari illeciti. “Ma Davide è al cento per cento con noialtri?“. Avrebbe chiesto Pappalardo direttamente a Turi Seminara, che avrebbe risposto: “certo che è al cento per cento con noialtri! E’ spirtuni chiddu!“. Ma qualcosa “puzza” ai due che sono pronti anche a far scoppiare una guerra. Non ci sarebbe stato il tempo di negoziare e nemmeno di temporeggiare. Perché l’epilogo poteva essere quello di essere ammazzati oppure di finire nei guai con la giustizia. Di Benedetto ipotizza “un blitz di emergenza” dei carabinieri.

Fallito l’agguato a Spampinato e Pappalardo e mai eseguito l’attentato al boss Fiammetta, si arriva all’ultimo summit del 15 aprile. Il giorno dopo le cimici del Ros captano un commento di Pappalardo sul capo dei Nardo di Lentini, coinvolto – secondo loro – nel piano di “eliminarli”. “Come giusta regola Peppe Floridia doveva prendere a questo che ci ha sparato e gli doveva sparare addosso … perché fallendo e non sai da dove viene il vento, così doveva andare vedi ah!?”. Il 18 aprile Di Benedetto è ancora più esplicito. Nell’ordinanza si legge che dopo aver appreso da Turi Seminara che Floridia era coinvolto nel loro agguato, Di Benedetto conferma la “vitale necessità di uccidere qualcuno. O reagivano o sarebbero stati uccisi”.

 

 

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11 Maggio 2016, 05:02

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