Mafia, droga e nuovi negozi | Ventitré condanne, otto assolti

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29 Gennaio 2020, 14:44

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PALERMO – Ventitré condanne e otto assoluzioni al processo ai clan mafiosi di Porta Nuova e Resuttana.​ La sentenza è del giudice per l’udienza preliminare Clelia Maltese. L’accusa era rappresentata dai pubblici ministeri Amelia Luise, Andrea Fusco e Dario Scaletta. Gli affari legavano i mandamenti mafiosi. A gestirne una grossa fetta sarebbe stato Giuseppe Corona. Montagne di soldi, ricostruirono due anni fa i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutarla, accumulati soprattutto con la droga, sarebbero stati riciclati nell’apertura di nuove attività commerciali. Corona è finito sotto processo e viene giudicato con il rito ordinario. Quello di oggi era il troncone in abbreviato.

Ecco gli imputati e le rispettive sorti processuali:​ Antonino Salerno (1 anno e 4 mesi per favoreggiamento), Massimiliano Cocco (2 anni e 4 mesi per intestazione fittizia di beni), Raffaele Favaloro (11 anni e 2 mesi), Fabio Bonaccorso (assolto), Maurizio Caponetto (10 anni e sei mesi), (Salvatore Giglio (1 anno e sei mesi per intestazione), Rosolino Albanese (assolto, era difeso dall’avvocato Giovanni Pecorella), Giuseppe Pecoraro (4 mesi per favoreggiamento), Francesco Lo Re (4 mesi per favoreggiamento), Luigi Miceli (assolto, difeso dall’avvocato Vincenzo Giambruno), Vito Virzì (assolto, era difeso dall’avvocato Riccardo Bellotta), Croce Siragusa (2 anni dieci mesi e 10 giorni per ricettazione), Emanuela Milazzo (3 anni), Michele Siragusa (5 anni e quattro mesi), Giosuè Lo Piccolo (1 anno e quattro mesi), Giovanni Russo (1 anno e quattro mesi), Giuseppa Mandarano (1 anno e sei mesi), Alessandro Bronte (assolto, era difeso dall’avvocato Rosanna Vella), Carmelo Naso (4 mesi, era difeso da Filippo Gallina e su di lui pendeva una richiesta di condanna a 16 anni), Salvatore Buccheri (4 mesi per spaccio di stupefacenti, era difeso dagli avvocati Jimmy D’Azzò e Debora Speciale, per lui c’era una richiesta di condanna a 18 anni), Anna David (assolta, era difesa dall’avvocato Sabina Lo Verso), Giuseppe Giurintano (4 mesi per spaccio di droga a fronte di una richiesta di 13 anni per associazione, era difeso da Antonio Turrisi ed è stato scarcerato), Andrea Lo Coco (assolto), Calogero Naso (4 mesi in continuazione con una precedente condanna, a fronte di una richiesta di 16 anni, era difeso dall’avvocato Antonio Turrisi ed è stato scarcerato), Giovanna Porcelli (assolta), Salvatore Salamone (un anno, un mese e 10 giorni in continuazione), Gioacchino Salamone (6 mesi e dei giorni in continuazione) Giuseppe Salamone del ’68 (10 mesi, è caduta l”associazione, era difeso dall’avvocato Angelo Brancato, a fronte di una richiesta di sedici anni e subito scarcerato), Giuseppe Salamone del ’62 (quattro anni e due mesi; per due Salamone, difesi dall’avvocato Enrico Tignini, c’era stata una richiesta di condanna a sedici anni), Giuseppe Tarantino (assolto), Claudio Demma (5 anni), Sandro Diele (assolto difeso dall’avvocato Rosanna Vella), Paolo Lo Iacono (assolto era difeso dall’avvocato Michele Giovinco), Gregorio Palazzotto (1 anno in continuazione con una precedente condanna).

Nel corso dell’indagine emerse anche la figura di Raffaele Favaloro,​ a cui era stata perdonata una delle colpe più gravi. Quella di essere figlio di un pentito. Favaloro mise la sua vita nelle mani dei boss. Era pronto a morire pur di cancellare la macchia indelebile lasciata dal padre Marco.

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È caduta l’accusa di intestazione fittizia del vecchio bar Alba di piazza Don Bosco contestata a Tarantino e alla moglie Porcelli. Non ha retto l’ipotesi che la vecchia gestione del noto bar fosse in realtà riconducibile a Corona. La successiva gestione è stato coinvolta in una indagine per bancarotta. Il bar continua a lavorare regolarmente. 

L’inchiesta svelò l’interesse della mafia per i traffici di droga e la tradizionale imposizione del pizzo.​ Solo un imprenditore, però, si è costituito parte civile al processo, assistito dalla Federazione antiracket tramite i legali Valerio D’Antoni e Ugo Forello.

Parte civile c’era anche Sia Impresa, Solidaria Onlus e il centro Pio La Torre, con l’assistenza degli avvocati Ettore Barcellona e Francesco Cutraro.

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29 Gennaio 2020, 14:44

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