Processo mafia e appalti, colpo di scena in appello | Assolto l’architetto Rizzacasa

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17 Gennaio 2013, 17:59

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PALERMO – Sentenza mafia e appalti, colpo di scena in in appello. L’architetto Vincenzo Rizzacasa è stato assolto. Esce pulito dal processo nato dall’operazione “mafia e appalti”. In primo grado era stato condannato a tre anni e 4 mesi. Era accusato di essere un prestanome del costruttore Salvatore Sbeglia, pure lui assolto, così come Vincenzo Marciano’. Avevano avuto rispettivamente tre anni e quattro mesi, e quattro anni. Confermata l’assoluzione dell’imprenditore Francesco Lena. Prosciolto Francesco Sbeglia, che in primo grado era stato condannato a due anni e otto mesi.

Queste, invece, le pene inflitte: Nino Rotolo (10 anni) e Antonino Maranzano (8 anni e sei mesi), Carmelo Cancemi (8 anni), Pietro Vaccaro (4 anni)’ Fausto Seidita (8 anni e due mesi), Massimo Giuseppe Troia (2 anni), Francesco Paolo Sbeglia (8 anni e due mesi). È caduta l’aggravante mafiosa e si è abbassata la soglia della prescrizione).

Nel giugno del 2010 finirono in manette 19 persone, tra imprenditori e mafiosi. Presunti e conclamati. Ancora una volta il box di lamiera piazzato sotto casa del padrino di Pagliarelli, Nino Rotolo, si confermò una miniera di informazioni per gli investigatori. Il capomafia, ai domiciliari per motivi di salute, vi convocava boss e gregari per impartire le direttive. La squadra mobilie di Palermo decifrò il sistema attraverso cui l’organizzazione mafiosa era riuscita negli anni a controllare il mercato dell’edilizia. Il Gup Luigi Petrucci nel novembre del 2011 aveva infitto una sfilza di condanne.

Rizzacasa, architetto e titolare della società Aedilia Venusta espulsa nel 2010 da Confindustria, difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Giuseppe Oddo, sarebbe stato un semplice prestanome di Sbeglia, costruttore in passato condannato per mafia. Era imputato di intestazione fittizia di beni ma nel corso del dibattimento era gia caduta l’aggravante di ave favorito Cosa nostra. In primo grado era stato assolto l’imprenditore Francesco Lena, al quale era stata restituita anche la società ‘Abbazia Sant’Anastasia Spa’ di Castelbuono. Restituita solo virtualmente perché nel frattempo il complesso e’ stato posto sotto sequestro dalla sezione a misure di prevenzione del Tribunale. Per lui l’accusa, difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Giovanni Rizzuti, era davvero pesante: gli veniva contestata a una presunta e trentennale disponibilità nei confronti di Cosa nostra. Da qui l’accusa di associazione a delinquere già caduta in primo grado. Il procuratore generale Mirella Agliastro aveva chiesto che Lena venisse condannato a dieci anni per mafia o, in subordine, a cinque anni e mezzo per intestazione fittizia di beni aggravata dall’articolo 7. La sua richiesta non è stata accolta

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17 Gennaio 2013, 17:59

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