Cronaca

Le rivelazioni del pentito: “I Madonia e Riina tenevano a La Barbera”

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09 Gennaio 2024, 18:27

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CALTANISSETTA – “La Barbera sparò a un ragazzo, Girolamo Fasone, nel corso di una rapina in un centro estetico nel centro di Palermo. Era il 4 gennaio del 1992. In quel periodo facevo parte della famiglia mafiosa di Partanna Mondello, del mandamento di San Lorenzo”. Lo ha detto collaboratore di giustizia Francesco Onorato che ha raccontato l’omicidio del rapinatore nel corso della sua deposizione al processo sul depistaggio delle indagini della strage di via d’Amelio che si celebra a Caltanissetta. A sparare al ragazzo fu Arnaldo La Barbera, poliziotto poi a capo del gruppo di indagine Falcone Borsellino, all’epoca capo della squadra mobile di Palermo.

Il processo

Al dibattimento d’appello in corso sono imputati per avere inquinato le indagini sull’attentato tre poliziotti che lavorarono con La Barbera, ritenuto, dall’accusa, la mente del depistaggio dell’inchiesta sulla morte del magistrato. “Biondino – continua Onorato – mi parlò del fatto che proprio per questo Arnaldo La Barbera doveva essere ucciso, perché non era consentito a chi non faceva parte di Cosa Nostra di uccidere qualcuno. Fu in quella occasione che mi confidò che i Madonia e Riina tenevano a La Barbera. E infatti successivamente mi disse che non se ne faceva più nulla. Questo avveniva prima dell’omicidio Lima che ci fu dopo 2 o 3 mesi”.

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“Poi Biondino tornò a parlare del fatto che si doveva uccidere La Barbera e quindi io cominciai a studiarne abitudini e movimenti e per fare questo mi recai all’hotel Perla del Golfo, a Cinisi. Mentre mi trovavo lì, che studiavo dalla piscina i movimenti di La Barbera, è saltato in aria il dottore Borsellino. – spiega – L’indomani, subito dopo la strage di via D’Amelio, a La Barbera venne rinforzata la scorta. Mentre ero lì alla Perla del Golfo mi chiamò mio cugino, che era nella direzione dell’hotel, e mi disse che erano venuti i carabinieri per segnalare che alloggiava un mafioso in quell’hotel. Il mafioso ero io e quindi cominciai a preoccuparmi. Il progetto fallì perché mi sentivo gli sbirri addosso”.

“Mi avvisarono dell’arresto”

“Venne uno dei Galatolo a dirmi di non andare a casa a dormire avvertendomi che mi sarebbero venuti ad arrestare. Galatolo mi avvisò che dalla Dia gli avevano fatto sapere che ci sarebbe stato il mio arresto e quindi di non rientrare”. A rivelare una presunta fuga di notizie da parte delle forze dell’ordine è il pentito Francesco Onorato. “La mia latitanza iniziò ad agosto del ’92. Mutolo – spiega Onorato – aveva fatto anche il mio nome come rappresentante della famiglia Partanna-Mondello e aveva detto che per fare l’omicidio Lima c’era stato anche il mio consenso. In realtà non sapeva che Lima lo avevo ucciso proprio io.”

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09 Gennaio 2024, 18:27

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