Mafia e misteri a Porta Nuova | Due boss tornano in cella

di

20 Luglio 2017, 17:42

2 min di lettura

PALERMO – Tornano in carcere perché la Cassazione ha reso definitive le loro condanne. E sono due arresti eccellenti quelli di Tommaso Di Giovanni e Calogero Lo Presti che hanno retto in epoche diverse il mandamento di Porta Nuova.

Hanno atteso da uomini liberi che i giudici supremi mettessero il bollo di definitività sul processo nato dal blitz dei carabinieri denominato “Pedro”.  Di Giovanni era stato scarcerato a fine 2016 per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare in attesa di una sentenza definitiva. In cella dovrà restare per altri tre anni e mezzo, e cioè il residuo di pena che gli resta da scontare su una pena totale di 8 anni e 5 mesi.

Più lunga sarà la permanenza in cella – 4 anni e tre mesi a fronte di una condanna che supera i 9 anni – di Calogero Lo Presti, che tutti a Porta Nuova chiamano zio Pietro. Da qui il nome “Pedro” dato nel 2011 all’operazione che descrisse il suo ruolo di leader. Lo Presti aveva come base operativa una stalla al civico 3 di via Antonino della Rovere, nella zona di via Colonna Rotta. Qui, come hanno ricostruito i carabinieri del Nucleo investigativo, impartiva ordini e affiliava i nuovi uomini d’onore.

Di Giovanni è stato arrestato nella sua abitazione di Palermo (ora è rinchiuso al carcere Pagliarelli), mentre Lo Presti a Villa San Giovanni dove viveva in albergo (ora è detenuto a Reggio Calabria). La Sicilia poteva guardarla da lontano in virtù del divieto di dimora che gli era stato imposto.

Due pezzi grossi della recente Cosa nostra tornano in carcere. L’ordine di esecuzione è della Procura generale della Corte d’appello. Entrambi appartengono ad un mandamento dove negli ultimi anni si è assistito a due eliminazioni chirurgiche. Prima l’omicidio di Giuseppe Di Giacomo e poi, a fine maggio scorso, quello di Giuseppe Dainotti che aveva messo in discussione gli equilibri di potere a Porta Nuova.

Pubblicato il

20 Luglio 2017, 17:42

Condividi sui social