Palermo: Giaccone, ucciso perché non si piegò ai boss

Giaccone, il medico ucciso perché non si piegò ai boss

Ricorre il quarantesimo anniversario dell'omicidio avvenuto al Policlinico
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PALERMO – I killer lo attesero nei viali del Policlinico. Erano le 8 di una mattina di 40 anni fa. Furono esplosi cinque colpi di pistola contro Paolo Giaccone. Faceva il medico legale. E lo faceva bene, professionalmente ed eticamente. “Figura esemplare”, l’ha definita il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Giaccone rifiutò di taroccare una perizia che avrebbe incastrato Giuseppe Marchese. Salvatore Rotolo fu uno degli esecutori materiali del delitto voluto da Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

Il gotha della vecchia mafia si mosse per la delicata faccenda. Pochi mesi prima dell’omicidio Giaccone aveva lavorato sulle impronte digitali rinvenute dopo la strage di Bagheria. Il 25 dicembre 1981 un commando di corleonesi iniziò una caccia all’uomo per le strade della cittadina. Il bersaglio erano il boss Giovanni Di Peri e il suo guardiaspalle Biagi Pitaressi. Sotto i colpi dei killer cadde anche un pensionato, Onofrio Valvola, vittima innocente della follia mafiosa. Si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Giaccone analizzando alcune impronte, risalì all’identità di Giuseppe Marchese, nipote di Filippo Marchese, boss mafioso e capo della famiglia di corso dei Mille. Iniziarono le pressioni e le minacce per modificare la perizia. Giaccone ebbe la forza di resistere. Lo uccisero una mattina di 40 anni, nei viali del Policlinico dove ogni giorno andava a lavorare. Oggi l’ospedale universitario porta il suo nome.


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