Mafia, “il resort di Cosa nostra” | Scatta il sequestro di beni

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19 Aprile 2013, 09:52

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO (TRAPANI)- Antonino Palmeri non si è perso d’animo. La condanna per mafia che gli è stata inflitta nel 1998 non ha frenato la sua ascesa economica. L’imprenditore originario di Castellammare del Golfo, nel Trapanese, avrebbe passato il testimone ai parenti più stretti. Solo formalmente, però, perché di fatto, secondo la finanza, dietro gli investimenti dei figli ci sarebbero la sua regia e, soprattutto, i suoi soldi.

Soldi che sarebbero serviti anche per costruire il bel resort Grotticelli affacciato sulla costa trapanese. Tredici villette con piscina e vista mozzafiato. Il complesso residenziale fa parte dell’elenco dei beni sequestrati su ordine della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, su richiesta della procura della Repubblica di Palermo. Il patrimonio vale sei milioni di euro.

Sono stati i finanzieri del Gruppo investigazione sulla criminalità organizzata – il Gico – del nucleo di Polizia tributaria della finanza palermitana a fare le pulci ai conti di Palmeri. L’imprenditore, 64 anni, condannato per mafia e danneggiamento, era stato pure sottoposto a tre anni e mezzo di sorveglianza speciale durante i quali ha cercato di sparigliare le carte trasferendo, secondo l’accusa, i beni ai figli allora poco più che ventenni. E gli eredi Palmeri hanno continuato ad investire. Non solo nel resort, ma anche in bar e pasticcerie. La sproporzione fra le loro dichiarazioni dei redditi e e gli investimenti non è sfuggita agli occhi attenti degli investigatori.

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19 Aprile 2013, 09:52

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