“Pronto, polizia correte…” | Pistolettate al Borgo Vecchio

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22 Aprile 2018, 19:43

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PALERMO – Alle ore 20:40 del 4 marzo 2015 giunge una telefonata al 113. Pochi istanti e largo Edoardo Alfano si riempie di pattuglie della polizia. Sull’asfalto ci sono una cartuccia inesplosa di calibro 9×21, tre borre di fucile calibro 12, due bossoli di cartucce per fucile da caccia e uno di piccolo calibro, “verosimilmente 7,65”. Il mensile “S” in edicola ricostruisce tutti i segreti della guerra di mafia, ecco una anticipazione. Al Borgo Vecchio si sono fatti la guerra a colpi di arma da fuoco Le famiglie Russo e Tantillo armate l’una contro l’altra. La Procura di Palermo chiude l’indagine nata dal blitz dei carabinieri che lo scorso novembre ha colpito la mafia di Porta Nuova ed emergono tutti i particolari dello scontro per il potere.

Franco Russo era stato scelto per guidare la famiglia del popolare quartiere palermitano da Salvatore Lo Piccolo, quando il boss di San Lorenzo era il numero uno dell’intera Cosa nostra cittadina. Gli equilibri, però, erano cambiati. E Russo si era dovuto accontentare di un posto in seconda fila. Ha contestato la scelta, entrando in rotta di collisione con i Tantillo, nuovi reggenti della famiglia.

Il 4 marzo 2015 gli investigatori giungono in largo Alfano. Un colpo ha mandato in frantumi l’insegna del negozio “Piccoli Sfizi”. Non è un negozio qualunque, visto che è gestito dalla moglie di Franco Russo – che al Borgo Vecchio tutti conoscono con il soprannome “Diabolik” – sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno. Basta alzare lo sguardo per capire che era proprio quest’ultimo l’obiettivo della pioggia di fuoco: c’è un buco nella porta finestra della sua abitazione, al primo piano dello stesso stabile. Arrestato la prima volta nel 1999, Russo in carcere c’era tornato nel 2008 per restarvi sei anni con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le successive dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia lo hanno indicato quale co-reggente della famiglia mafiosa del Borgo Vecchio.

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Chi ha sparato? Dalla parte opposta gli investigatori notano che un colpo ha raggiunto il chiosco di generi alimentari di Vittorio Tantillo, padre di Giuseppe e Domenico, i due fratelli che nel 2015 guidavano la famiglia mafiosa.

Qualcuno, da una cabina in piazza Nascè, prima aveva composto il 112 per avvisare che nella sparatoria erano coinvolti i “Tantillo” e poi precisava che era stato “Mimmo Tantillo”. Il quadro si fa più chiaro. Vengono acquisite le immagini delle telecamera dell’hotel “Vecchio Borgo” di via Quintino Sella che inquadra vicolo Empedocle. Alle 20:39 si vede un giovane a piedi, vestito di scuro, che impugna una pistola con la mano destra. Le immagini non sono nitide e non riesce a identificare l’uomo armato.

La prima svolta arriva da un testimone che racconta: “Il 4 marzo sera verso le 20:30 mi fermavo poco distante dal chiosco di Tantillo nella piazza del Borgo Vecchio. Ho acquistato una bottiglia di vino, ricordo che a servirmi è stato il signor Tantillo quello anziano di circa 70 anni. Nel momento in cui uscivo dal chiosco, notavo di fronte a me a circa 3 metri un uomo di profilo, vestito con giubbotto scuro e pantaloni jeans chiaro, di corporatura obeso, alto circa 1.60, non ricordo con che mano abbia preso una pistola di tipo revolver di colore scuro, da sotto la cinta che una volta impugnata brandiva come se volesse intimidire chi gli stava di fronte. Nel momento in cui vedevo l’uomo armato davanti a me, ricordo che diverse persone, circa quattro si sono avvicinate allo stesso nell’intento di fermarlo, con precisione uno in particolare di circa 50/60 anni con capelli bianchi alto e snello, che cercava di tranquillizzarlo. A questo punto la scena che mi parava di fronte era da un lato l’uomo armato con vicino le quattro persone, alle spalle del chiosco ben visibili un gruppo compatto di circa dieci persone che a mio parere erano l’obiettivo dell’uomo armato che si muovevano in direzione di un pub al di là della strada già aperta al pubblico. Per quanto riguarda l’uomo armato non sono certo di poterlo riconoscere perché visto di profilo”. Ma c’è molto altro. I particolari sono in edicola con il mensile “S”.

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22 Aprile 2018, 19:43

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