Mafia, un condannato | può anche cambiare

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09 Novembre 2019, 11:13

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I professori di scuola media erano stati chiarissimi con mio padre. In prossimità della licenza media, gli avevano detto che per me non erano ipotizzabili studi scientifici, tecnici o artistici. La sola prospettiva che avevo, era quella del liceo classico, a condizione però, che fossi riuscito a colmare le mie enormi lacune in latino ed anche in italiano.

Fu così che mio padre, quell’estate, e nonostante avessi conseguito la licenza media, usò il pugno di ferro. Latino a tutte le ore del giorno e, soprattutto, analisi logica. A suo dire ne costituiva l’indispensabile antecedente. Di uscire per strada a giocare con i miei amici del quartiere, la sola cosa che desideravo e che per me contava, non se ne doveva parlare. Poi, però, nel corso delle settimane, allentò la presa. Mi concesse un’ora al giorno di libertà, non di più. Ma prima dovevo aver completato tutti gli esercizi.

Non mi restò che piegarmi. Studiavo, imprecando, ma studiavo. Per calcolo, per convenienza. Niente più che una scelta tattico-strategica, un prezzo da pagare pur di guadagnarmi quell’ora di libertà. Alla fine, però, non so come, ma giorno dopo giorno, versione dopo versione, quella fottutissima analisi logica, e quel maledetto latino, mi entrarono in testa. Si fecero strada da soli. Senza che me ne accorgessi. Mio malgrado. Nonostante me. Mi verrebbe da dire a mia insaputa. Non diventai una cima, sia chiaro. Ma quel duro regime al quale ero stato sottoposto, mi mise nelle condizioni di affrontare il ginnasio.

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Ora mi domando se questo stesso meccanismo può funzionare con i condannati per reati di mafia. Adesso anche loro, dopo le sentenze della CEDU e della Corte Costituzionale, potranno chiedere quei benefici penitenziari che prima gli erano negati. I critici sostengono che i magistrati di sorveglianza che saranno chiamati a vagliare le varie istanze, potranno disporre, in concreto, di un solo parametro di valutazione, vale a dire il comportamento dei mafiosi durante la detenzione. E i mafiosi, si sa, in carcere si comportano sempre in modo impeccabile. Fa parte del pensiero mafioso, è il loro codice morale, al quale, ora, si aggiungerebbe una connotazione lucidamente e biecamente strumentale che, paradossalmente, diventerebbe addirittura premiale.

Calcolo, strategia, convenienza. Mi rendo conto che si tratta di un ragionamento che ha una sua plausibilità. Però, in fondo, non è neppure possibile escludere che un comportamento impeccabile che si protrae per un notevole lasso di tempo, naturalmente accompagnato da una partecipazione attiva alle varie attività ricreative e culturali che sono nel DNA del nostro ordinamento penitenziario, e della nostra Costituzione (la più bella del mondo, ricordate?) non finisca, prima o poi, col “contaminare” anche il condannato per mafia.

Un meccanismo di inconsapevole assimilazione, se vogliamo di contagio, che apra delle brecce in quel codice morale dell’essere mafioso, fino ad insufflare quegli stessi valori di legalità che prima non avevano ingresso. Ragazzi, la libertà è una cosa seria. Anche solo la prospettiva della libertà, o di un pezzo di libertà, spesso riesce a fare miracoli. Anche per i condannati di mafia. Diventare “altro”. Nonostante loro, malgrado loro, e magari a loro stessa insaputa. Come avvenne con me, con l’analisi logica e il latino.

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09 Novembre 2019, 11:13

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