PALERMO – Lunedì 12 ottobre scatterà l’ora X per la manovrina, che tale non è più. Alle 15 l’aula dell’Assemblea regionale siciliana inizierà la discussione generale sul ddl ribattezzato ‘Coesione e crescita’, che è passato da 22 a 125 articoli.
La manovrina ingrassata
Un aumento di norme e inevitabilmente anche di costi. Dai 221 milioni di euro di partenza si è arrivati a superare i seicento milioni. Numeri lievitati in commissione Bilancio, dove i deputati e il governo hanno depositato emendamenti di ogni tipo, che spesso fanno a pugni anche con i tempi ristretti delle variazioni di bilancio. Le spese decise, infatti, dovranno essere impegnate entro il 2026, altrimenti le risorse ritorneranno nelle casse della Regione.
Emendamenti entro lunedì
Il testo è stato incardinato a Sala d’Ercole. I gruppi parlamentari avranno tempo fino a mezzogiorno di lunedì per presentare i propri emendamenti da discutere in Aula. Sul ddl, però, rischia di calare la classica nebbia che negli ultimi anni si è palesata a Sala d’Ercole ogni volta che la maggioranza è andata in difficoltà. Nessuno nel centrodestra è pronto a scommettere sull’approvazione dell’intera manovrina, un testo che, almeno nel numero degli articoli, assomiglia tanto ad una legge di stabilità.

La crisi politica alla Regione
Ad appesantire ulteriormente il quadro c’è anche la crisi politica scoppiata tra il governatore Renato Schifani e il suo stesso partito, Forza Italia. E un primo segnale della tensione in atto è arrivato oggi. alla riunione dell’assemblea dei soci di Irfis per la nomina del nuovo Cda. Nelle previsioni il board del braccio finanziario della Regione avrebbe dovuto essere allargato a cinque, tanti quanti sono i partiti di maggioranza, con la presidenza affidata ad un nome scelto da Forza Italia. Così non è stato e così, probabilmente, non sarà anche per la seconda chiama, prevista per domani, venerdì 9 ottobre.
Un cortocircuito difficile da reggere in Aula. L’opposizione è pronta a chiedere conto della crisi scoppiata in questi giorni e i franchi tiratori, in questo clima, troverebbero il loro habitat ideale per tornare in azione e fare male al governo.
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Ipotesi stralcio
L’idea che si fa strada tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, quindi, è quella del ricorso all’ennesimo stralcio di norme. Al primo incidente d’aula e davanti ad uno stallo che metterebbe a rischio misure fondamentali per le imprese e le famiglie alle prese con il caro-gasolio a Sala d’Ercole potrebbe andare in onda lo stesso film di sempre: via le norme più contestate, che a quel punto potrebbero rappresentare la base dell’imminente Finanziaria, e semaforo verde soltanto per gli articoli fondamentali in favore di imprese e famiglie.
Incognita sul Fit
Incognita anche sul Fit, il Fondo per gli investimenti territoriali dietro al quale si celano le classiche mance sponsorizzate dai vari deputati in favore dei rispettivi collegi. La norma approvata in commissione prevede un plafond di 50milioni di euro che potrebbe arrivare fino a cento: anche sulle ‘mancette’, però, potrebbe clamorosamente calare la nebbia di Sala d’Ercole.




