Messina Denaro e il blitz: la mafia colore del sangue

Messina Denaro e il blitz: la mafia colore del sangue

Il dettaglio. La vita sessuale, i poster, la maschera. Ma poi la realtà è diversa.
IL MITO E LA VERITA'
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La mafia ha il colore del sangue versato degli innocenti. Matteo Messina Denaro, qualunque fosse il suo ruolo – una domanda a cui risponderanno definitivamente gli inquirenti che hanno messo a segno uno splendido colpo investigativo – è uno dei volti noti del male. Per azioni specifiche e per appartenenza, è un carnefice privo del minimo sindacale della coscienza umana. Come dare torto a monsignor Mogavero, vescovo emerito, quando dice che, nonostante sia malato: “non possiamo avere troppa pietà”. D’altra parte la nostra pietà, da siciliani, colpiti da Cosa nostra come tutti, ma senza lutti personali, sarebbe un riflesso troppo facile. E’ il cuore di chi ha perso qualcuno ad avere, sul punto, il diritto a una insindacabile valutazione.

Eppure, nel tratteggiare un capo sanguinario – quanta distanza tra la sua fama sinistra e l’uomo incespicante in carne, ossa e berretto, sorpreso alla clinica Maddalena – sta prevalendo la furia del dettaglio che rischia di sfumare la sostanza. E dunque: i poster, tra ironia e narcisismo, i selfie, la cortesia dell’olio offerto, il costo dell’orologio da polso, la vita sessuale, gli affetti…

Si direbbe che stia passando il messaggio che l’ex superlatitante spandeva come un sentore di normalità, quando gli serviva coprirsi. Una specie di banalità postuma, dopo la cattura, che scherma il vero profilo. Casomai ci fossero dubbi, gli occhi terrorizzati del piccolo Giuseppe Di Matteo, un attimo prima di essere strangolato, restano dolorosamente alla portata della nostra immaginazione.

Su troppi miraggi sopravvive questa Cosa nostra, tra il mito inesistente della sua invincibilità e la chiave di una suggestione che prende un boss e quasi lo trasforma in un ospite della casa del Grande Fratello. Ma poi ci sono i blitz che ricordano di quale orrore stiamo davvero parlando. Come l’ultimo che ha svelato le trame della famiglia di Rocca Mezzomonreale che sarebbe stata pronta a uccidere un architetto, oltre ad amministrare il territorio con spietata ferocia. Ci vuole altro che un berrettino per mimetizzarsi. Niente è cambiato nei riti disumani di chi uccide e non si ferma nemmeno davanti ai bambini. La mafia ha il colore del sangue degli innocenti morti ammazzati. (Roberto Puglisi)


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