Messina, dove la Giustizia cerca (ancora) casa - Live Sicilia

Messina, dove la Giustizia cerca (ancora) casa

Il presidente della Corte d’Appello Michele Galluccio: "Come il Ponte sullo Stretto"

MESSINA – «Potremmo finire a protestare con le tende come a Bari ma non possiamo di certo andare a lavorare sotto ai ponti o bloccare ancora i nostri processi. Pur di trovare un rimedio alla precarietà strutturale e all’assenza dei nostri uffici giudiziari, abbiamo messo in moto una ricerca di immobili che sono stati riconosciuti nella disponibilità quasi immediata dell’Inps regionale. Se dipendesse da me, traslocherei già domani quegli uffici giudiziari malandati e indecorosi, che accolgono specialmente il Tribunale del Lavoro e il Giudice di Pace ma devono essere i Ministeri di Grazia e Giustizia e quello del Lavoro a condividere l’offerta presentata dall’Inps e conciliare una sintesi economica più che organizzativa. Nella vicenda ‘Palagiustizia bis’, siamo stati tagliati fuori dal protocollo a otto mani per la sua costruzione, firmato nel 2017, da Comune di Messina, Agenzia del Demanio, Ministeri della Difesa e Giustizia. Ne riparleremo fra 20 anni, come per il Ponte sullo Stretto». E’ un fiume in piena il Presidente della Corte d’Appello di Messina Michele Galluccio, a cui abbiamo chiesto cosa succederà da adesso, dal 6 aprile dopo l’ennesima perizia sfavorevole nei confronti dell’edificio che ospita Sezioni fondamentali per l’attività giudiziaria (in via Malvizzi – via Dama Bianca) e a quasi due mesi dalla scadenza del Protocollo che avrebbe influito sul rilancio del settore giudiziario, realizzando il Tribunale satellite di Messina, all’interno dell’ex Ospedale Militare con un’area coperta di oltre 7mila metri quadri e altri 35mila esterni.

«Nella stagnazione totale di prospettive per cui non sappiamo a che santo votarci – ha continuato Galluccio -, l’unico spiraglio mi è parso quello di mobilitare un’indagine immobiliare sul mercato a tutte le istituzioni. Non abbiamo mai nascosto le difficoltà serie ad esercitare spesso la nostra professione, a causa di locali vetusti e assolutamente inadeguati. Ci sono pagine e pagine elaborate con la Conferenza Permanente, inoltrate al Ministero che è stato sensibilizzato. Se non ci saranno novità a breve, lo solleciterò in settimana. I Capi degli uffici afferenti a questa Commissione concordano sullo spostarsi negli stabili di proprietà dell’Inps (uno servitissimo dai trasporti per vicinanza alla Stazione Marittima e ferroviaria) e che necessitano di alcuni lavori. La Conferenza Permanente ha mostrato un ventaglio di soluzioni. Pensare a progetti, finanziamenti e appalti per il neo Palagiustizia sembra uno spreco di tempo».

Il Presidente della Corte d’Appello di Messina chiarisce che «l’Amministrazione giudiziaria detiene gli immobili con un contratto scaduto da parecchi anni ‘sine titulo’. Ci sono state parecchie interlocuzioni con l’Avvocatura dello Stato. Il Ministero versa un corrispettivo del canone di locazione che, solo per Tribunale del Lavoro e Giudice di Pace, ammonta a circa 300mila euro l’anno. Mentre la spesa per tutte le 13 sedi sparpagliate in città, compresi Sorveglianza, Autorità giudiziaria e archivi, è di un milione e 100mila euro l’anno». Intanto, ci sono intere categorie di professionisti che affrontano disagi da una sede all’altra malridotta: 3200 avvocati solo a Messina (di cui 495 praticanti) e 180 magistrati in tutto il Distretto di Messina, di cui 120 solo in città, oltre alle unità amministrative.

Il Governo centrale dovrà fare una serie di valutazioni con la manifestazione d’interesse dell’Inps, depositata alla scadenza del 31 marzo. Se la cifra proposta sarà congrua, si passerà all’accordo. Il nodo da sciogliere si chiede Galluccio: «Chi si graverà dei costi? Il Ministero della Giustizia o del Lavoro o li scomputiamo dal canone d’affitto?».

Ma quali sono per la precisione i locali che possono mettere la parola fine, almeno per altri 20 anni al secondo Palagiustizia, come ironizza il Presidente? Nelle intenzioni dell’Inps, gli “eletti” sono il palazzo di via Capra, attualmente in uso dall’Ente (con un solo piano subito libero, gli altri due no), in prossimità degli imbarcaderi dei traghetti dello Stato e degli aliscafi, di treni e pullman e lo stabile dismesso dell’Inps in via Romagnosi, vicino al centro storico che avrebbe bisogno di un restyling interno. Il Direttore Provinciale dell’Inps Marcello Mastrojeni puntualizza: «Noi ci siamo fatti trovare pronti per poter ricevere gli uffici giudiziari ed essere all’altezza dell’avviso pubblico, sin da inizio marzo, da quando è stato ufficializzato. L’Agenzia del Demanio deve quantificare il valore di locazione attualmente in essere a Messina, da ente pubblico a ente pubblico, per poter attingere ai canoni calmierati e disponibili tra istituzioni. I tempi di rilascio di via Capra sono condizionati dai lavori in via Argentieri, il cui decorso è stimato in due anni. I grandi saloni si prestano molto bene a strutturare le aule. Con il ripristino del palazzo in via Argentieri, per intenderci tra il Municipio e piazza Duomo, si potrebbe recuperare anche la famosa Galleria Inps che rappresenta un prestigioso bene del patrimonio storico – architettonico». Il Ministero aveva cercato una collocazione, innanzitutto, al Demanio che ha dato comunicazione negativa. Anche Regione, Città Metropolitana e Comune hanno fatto emergere una ricognizione negativa.

Al di fuori della superficie dell’ex Ospedale Militare, i cui uffici si sarebbero dovuti trasferire (secondo il protocollo d’intesa) in prima battuta in un’area della Marina Militare e poi in uno/due padiglioni del Policlinico “G. Martino”, su input del Rettore dell’Università Salvatore Cuzzocrea, la tesi più accreditata per la costruzione del Tribunale satellite sembra quella del cosiddetto “Fosso” ovvero il parcheggio di via La Farina (a due piani, seminterrato e piano terra), su cui l’Amministrazione De Luca ha puntato molto della sua corsa alla Sindacatura nel 2018. Qui, sarebbe stato soppiantato da un palazzo a nove piani a vocazione giudiziaria. In settimana, l’assessore ai Lavori Pubblici Salvo Mondello potrebbe radunare un Tavolo Tecnico, potrebbe esserci una presa d’atto della scadenza del Protocollo. «La regia del trasloco degli uffici del Tribunale non è del Comune di Messina – analizza Mondello -. Gli edifici destinati alla giurisdizione sono di competenza dell’Amministrazione giudiziaria. Una volta fallita l’intesa del Palagiustizia bis, ci aspettavamo una comunicazione formale da Giustizia e Difesa. L’Agenzia del Demanio disse che ci volevano 40 milioni di euro e non i 17 preventivati. L’opera non aveva senso né in termini economici né in termini strutturali, il protocollo non era percorribile a giudizio dell’Agenzia e la Difesa si è rifiutata di consegnare le aree. Diversi rilievi sono stati realizzati nell’area della Caserma Scagliosi però non avevano a che vedere con il Palagiustizia bis e servivano come calcolo per distaccare il Dipartimento ministeriale. Su 17 milioni di euro, circa 650/ 700mila euro sono stati erogati». Il Presidente del Tribunale, Marina Moleti, avrebbe voluto interdire l’immobile ospitante Sezione Lavoro e Giudice di Pace (in via Malvizzi) imponendo lo stop alle udienze di licenziamento, alle cause occupazionali che vantano crediti e alle questioni di natura previdenziale con gravissime conseguenze per il settore civile che da solo corrisponde al 70%. Avrebbe individuato a Palazzo Piacentini, sede di Tribunale e Procura della Repubblica, delle aule da utilizzare il pomeriggio come alternativa tampone.

«In quatto anni, non è stato attuato neanche un passaggio. Ci vuole una delibera per documentare che l’efficacia del protocollo è scaduta. Viste le lungaggini, abbiamo caldeggiato l’iter per il trasferimento nella logistica suggerita dal Presidente della Corte d’Appello. Da due anni, non avevamo risposte e, grazie al nuovo Direttore Generale dell’Ufficio Risorse Ministero Giustizia – Massimo Antonio Orlando, il risultato è stato portato a casa. La Procura di Messina dagli scantinati salirebbe ai piani alti, comunque ordinari». Così, tuona anche l’esperto del Sindaco De Luca per la Pianificazione degli Uffici Giudiziari, Alberto Vermiglio, da noi interpellato.

«Come possono dei locali progettati come alloggi della ‘Casa della Studentessa’ diventare aule di Tribunale?». Questo è il ricordo rispolverato del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Messina, Domenico Santoro che fa cenno allo stabile di via Malvizzi. «Osserviamo dal vivo le carenze di idoneità di questo immobile e le perizie di questi anni sono una prova. Siamo i primi a voler salvaguardare la salute pubblica sia dei cittadini che frequentano le sezioni dei Tribunali sia dei dipendenti che gravitano intorno. Ma navighiamo nella stessa direzione con il Procuratore Generale Vincenzo Barbaro, il Procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia e la Conferenza Permanente che ha chiesto altri approfondimenti tecnici». Pure Corte dei Conti e Procura conoscono bene i fatti.

Tutti sapevano che i locali dell’ex Ospedeale Militare non erano confacenti all’uso di uffici perché la destinazione era quella clinico – assistenziale. Una somma ingente di denaro avrebbe sbrogliato la matassa mentre, nella convenzione, non era illustrato né il progetto né chi avrebbe dovuto tracciarlo.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI