“Ma come fa Grande Sud | a sostenere la Lega Nord?”

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19 Febbraio 2013, 20:59

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PALERMO- “Scusate se non ho parlato molto di Sicilia”. In effetti, l’Isola non è nei discorsi del presidente del Consiglio. O meglio, nemmeno nei suoi. Cifra costante di una campagna elettorale nella quale il Sud è stato più un punto cardinale sfocato, un trampolino grazie al quale spiccare una critica nei confronti degli avversari. Tutti, vagamente, “antimeridionalisti”. Così, ecco che l’unico accenno alla Sicilia, nelle parole del premier – che ha il merito, quantomeno, di tenersi dentro tempi ‘europei’ nel suo intervento – giunto in un Teatro Politema colmo di supporters, deriva da un sottile attacco a Grande Sud. Giunto dopo un giro turistico-oratorio che parte dal Nord: “La Padania? Non esiste. E mi pare incredibile che un partito possa pensare che il 75% delle tasse possa restare al nord. Ancora più incomprensibile, però, è che nella stessa coalizione sia presente un partito che si chiama ‘Grande Sud’. A meno che – ironizza Monti – questo Sud non è così ‘grande’ da abbracciare anche il Nord”.

Il premier, poi, aggira con eleganza e, a dire il vero, con concetti prevedibili, il “paradosso” di un governo regionale costituito da Udc, Pd e Crocetta. Divisi, in queste politiche. E persino ai ferri corti (ieri, il governatore ha detto: “Grazie a Dio il governo Monti è agli sgoccioli, mi chiedo come un assessore dell’Udc come Dario Cartabellotta potrà votare per lui”). “Una cosa è la Regione – taglia corto Monti – un’altra è l’Italia. Certamente – puntualizza – considero impossibile un’alleanza con l’attuale coalizione di centrosinistra, che ha una posizione sulle riforme strutturali, in particolare su quelle che servono per rilanciare il lavoro, profondamente diversa dalla nostra”.

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In platea, i candidati tra cui Gea Schirò Planeta, Ettore Artioli, Mario Baldassarri. Poi, una folta rappresentanza della Cisl siciliana, che rivolge, attraverso il maxischermo del Politeama, attraverso il segretario regionale Maurizio Bernava, una delle domande al premier, che anticipano il suo ingresso nel teatro. Seguiranno esperti di economia, dirigenti regionali, semplici cittadini. Quindi, l’arrivo di Monti. Tono pacato. E qualche stilettata elegante. “Non sono preoccupato di quello che Berlusconi dice di me” ha detto il premier, replicando al Cavaliere che lo aveva definito una ‘iattura’. “Berlusconi e Tremonti – aggiunge – sono due personalità della politica che quando erano al governo dello Stato, hanno creato una situazione di emergenza per la quale è stato chiamato uno spicchio della società civile, da me guidato, per trarre il Paese dall’impaccio. Qualcuno di loro addirittura racconta che l’Italia, nel novembre del 2011 stava benissimo. Non vorrei che i sacrifici degli italiani e il grande lavoro del governo vengano dispersi”.

E poi, ecco la solita mitologia del Sud “dalle grandi potenzialità inespresse. Qui – spiega Monti – si può davvero parlare di futuro. La destra e la sinistra sono concetti un po’ superati. Non possiamo lasciare i giovani in una condizione in cui devono scegliere tra l’emigrazione e il tacito arruolamento nella criminalità organizzata. Quando parliamo di costi della politica, – ha proseguito Monti – facciamo bene a prendercela con la casta. Ma noi, che facciamo parte della società civile, non dobbiamo pensare che dalla nostra parte stia tutto il bene, e nella politica tutto il male. È il momento che la società civile sia meno altezzosa, più seria, più impegnata. Ecco perché per la prima volta alla Camera si è allestita una lista fatta di persone che non sono mai state in parlamento. Dobbiamo tagliare – ha precisato il premier – i costi della politica, certamente. Ma il nodo non è questo. Il vero costo è la mancanza di decisioni. Il fatto di non avere il coraggio di prendere decisioni impopolari. Quando è stato necessario fare determinate scelte, infatti – ha incalzato Monti – i politici hanno fatto un passo indietro. Io ho anche chiesto che i partiti mi indicassero qualcuno per far parte del mio governo. Mi hanno risposto: ‘No grazie, fate voi’”. Così, ecco la salita in politica. E la discesa in Sicilia. Di cui non s’è parlato. Nemmeno oggi.

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19 Febbraio 2013, 20:59

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