“Senatore della porta accanto? No| Archiviamo i conflitti in Sicilia”

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06 Febbraio 2015, 06:10

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PALERMO – È una giornata complicata per Beppe Lumia, l’appuntamento al telefono per l’intervista slitta un paio di volte. Poi finalmente ce la si fa. E la prima domanda si riallaccia alle polemiche delle scorse settimane che lo hanno visto nell’occhio del ciclone.

Senatore, è a Palazzo d’Orleans?

“No sono al Senato. Impegnato a lavorare sul ddl anticorruzione. Una legge importante che prevede pene più severe, la possibilità di aggredire i patrimoni e utilizzare i collaboratori di giustizia e che permetterà di patteggiare solo se si restituisce il maltolto. Il ddl è in commissione Giustizia al Senato, dove mercoledì cominceremo ad affrontarlo, e contempla punti qualificanti di una vera e propria svolta. Anzi, ne approfitto subito per dire una cosa, alla luce della sua domanda”.

Quale?

“Ne approfitto per dire che non ho mai partecipato a una riunione di giunta, nel modo più categorico. Mai e poi mai. Sarebbe solo una pazzia affermarlo e io non sono né pazzo né sciocco: chi mette in giro questa voce dice una falsità clamorosa”.

Mai in giunta allora. Ma spesso a Palazzo d’Orleans. Dove la si ritrae come un Richelieu del governo Crocetta. Qual è il suo rapporto col presidente della Regione?

“Sono accanto a un uomo come Crocetta, un uomo libero e autonomo. Anzi, con un piglio della libertà e dell’autonomia con pochi precedenti. Anch’io sono fatto così e il nostro è un confronto tra uomini liberi che vogliono cambiare la Sicilia. Su quali questioni penso che debba essere valutato il mio ruolo? Una di fondo che può sintetizzare tutto”.

Quale?

“Ribaltare uno schema storico: il Nord produce, il Sud consuma i prodotti del Nord. È arrivato il momento di spazzare via questo schema. Paradossalmente dobbiamo utilizzare la crisi della spesa pubblica per superarlo. Di fronte a questa crisi non dobbiamo reagire come i tossicodipendenti rovinati dalla droga dell’assistenzialismo, che piangono in astinenza. Anzi, dobbiamo dire: bene, finalmente la fine della spesa pubblica è un’opportunità, facciamo scelte che nella nostra storia non abbiamo mai pensato di fare. Cioè spezzare le ossa alla politica che si dedica all’intermediazione. Sia burocratica e clientelare, e spesso affaristico-mafiosa. Dobbiamo puntare su uno schema fatto di legalità e sviluppo”.

Ma non è proprio questa la critica che le è stata spesso mossa? Di essere troppo, come dire, impegnato sul tema del rapporto tra politica e affari?

“Guardi, fino a qualche anno fa ero odiato dal mondo delle imprese. La mia antimafia veniva vista come fumo negli occhi. Era un’idea quella, che riteneva che antimafia fosse solo legalità e non sano sviluppo. Con la scelta di Confindustria di cambiare la propria storia si volta pagina. Confindustria ha deciso in Sicilia di fare una scelta senza precedenti. Si afferma il paradigma dello sviluppo che ha un legame con la legalità. Questa svolta si può ignorare, ma è una scelta pigra e cieca. Si può accoglierla con un pregiudizio, considerando che gli imprenditori sono dannati di per sé, ed è una scelta ottusa. Oppure la si può abbracciare alla luce del sole, come ho fatto io. È chiaro che questo mi ha creato molti nemici, ma preferisco questo Lumia che scommette sul rapporto legalità-sviluppo a uno che si rinchiude nella sua torre d’avorio della legalità”.

Insomma, lei dice affari no, sviluppo sì…

“Lumia si interessa della crisi di Termini Imerese, di quella di Gela, e lo fa dalla parte dei lavoratori e dello sviluppo. Trovando soluzioni difficili, complesse, ma innovative. E tutto sempre alla luce del sole. Un’antimafia che volta le spalle allo sviluppo è marginale, odiata dai cittadini, anzi funzionale agli interessi dei mafiosi. Un’antimafia che mette in ginocchio i boss è quella che sa promuovere legalità e sviluppo”.

Ma a suo giudizio è questa la cifra del governo regionale che lei sostiene? Dove sarebbe questo sviluppo?

“La svolta di questa esperienza di governo è innegabile, è sotto gli occhi di tutti. Non vederla è un errore. Bisogna però che tutti avvertiamo dentro di noi che dobbiamo affrontare le sfide decisive per la Sicilia. Sfide divise in due capitoli: il primo è riportare alla sovranità violata della Sicilia i grandi beni pubblici”.

Parla dell’acqua?

“Un attimo. Le chiedo: qual è quello Stato al mondo che non è padrone dei propri ministeri? La Sicilia nel passato ha svenduto per trenta denari il proprio patrimonio pubblico in modo opaco e collusivo. Dobbiamo riportare il patrimonio pubblico nella disponibilità della Regione. Così si abbattono i costi e si recupera dignità. Altro esempio: qual è lo Stato che non controlla la propria informatica interna? La Sicilia l’ha svenduta”.

Veramente il governo ha tenuto in piedi tra mille polemiche Sicilia e-servizi…

“I server della Regione sono in Val d’Aosta. Ecco perché un procuratore come Ingroia è decisivo perché deve riportare alla sovranità della Sicilia la sua informazione interna. Altro esempio: la Sicilia è stata la prima regione a privatizzare l’acqua. E svende il suo patrimonio idrico. L’acqua è santa e deve essere un bene pubblico. Altro che affari privati, sono beni pubblici ed è la lotta per la vita. Ecco perché dobbiamo smetterla con le liti interne, con la Sicilia contro la Sicilia. Su questi grandi beni pubblici ci giochiamo il futuro. E poi c’è il secondo capitolo: le riforme”.

Quali riforme? Perché tutti le citano come un mantra. Ma sarebbe utile capire di cosa stiamo parlando.

“Ne indico quattro. Parto da Riscossione Sicilia: una vicenda su cui mai si sono accesi i riflettori. Ho capito parlando con gli agricoltori, stremati, che è un fatto grave. Va riformato completamente. Secondo esempio: la scuola a tempo pieno. Immaginiamocela nei quartieri a rischio o nelle aree interne. Noi abbiamo il più basso tasso in Italia ed Europa. Terza sfida: l’utilizzo produttivo e completo dei fondi comunitari. E sottolineo produttivo. L’ultima: la lotta minuziosa e reale alla malaburocrazia. Su questo va impostata la dinamica politica. E su questo chi sbaglia paga. E a tutti dico: umiltà, ascoltiamo di più la società. Smettiamola con i conflitti tutti interni alla politica. A tutti, a cominciare da me, serve più umiltà e più fattività”.

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Intenti condivisibili. Ma non c’è un problema legato al governo? Qui c’è un giudizio diffuso, che non è solo quello della stampa, ma anche dei partiti, delle parti sociali, tutti concordano nel parlare di pantano. Secondo lei si può negare che questo governo sia impantanato in uno stallo pericoloso?

“Io penso che c’è un conflitto a somma zero. Una dinamica autodistruttiva, che ha sempre reso fragile la Sicilia nella sua storia. Un clima che è funzionale a cambiare tutto per non cambiare niente. E per dare successi a singoli politici, rendendoti però subalterno al governo nazionale. È questo il vero male che dobbiamo curare. C’è una speranza che io vedo. Il segno è l’elezione del Presidente Mattarella. Per la prima volta il sistema politico siciliano è stato unito senza fare inciuci per esprimere un sostegno condiviso. Nessuno si è fatto lusingare con promesse. Questo sprazzo di luce deve diventare metodo di lavoro. Libertà e conflitto sì, rispetto per i ruoli di maggioranza e opposizione sempre, ma sulle grandi scelte si fa sistema, insieme”.

In Sicilia non sembra che il modello Mattarella sia arrivato.

“Ecco dove sta il male. Su questo tutti dobbiamo fare un salto di qualità”.

D’accordo, il conflitto ha danneggiato. Ma gli errori del governo ci sono stati o no? Cos’è che lei non rifarebbe rispetto a questi due anni?

“Io parto da questo: si sono aperti spazi di libertà senza precedenti. Abbiamo un presidente onesto che non si fa piegare da dinamiche affaristico-mafiose. È apprezzato in Europa, per lui c’è una stima diffusa. La performance della Sicilia sui fondi europei in un anno e pochi mesi non ha avuto pari. Sono spazi assolutamente positivi. Limiti? Altro che, ci mancherebbe”.

E quali?

“Quel conflitto a somma zero rischia di risucchiarlo in un Vietnam del tutti contro tutti. Il conflitto in politica deve essere virtuoso, non sfociare in uno che ‘mascaria’ e discredita l’avversario”.

E beh, ma proprio questa del mascariamento e del gettare discredito sull’avversario l’abbiamo vista fare più di una volta al presidente della Regione…

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Nessuno si può tirare fuori. Ma quel tipo di conflitto va archiviato. L’unica riserva è con i boss e con i collusi. Per il resto mi appello all’insegnamento di Giovanni XXIII: colpire l’errore non l’errante”.

Secondo lei 34 assessori in due anni non sono l’indice di un fallimento politico?

“Quel conflitto del tutti contro tutti ha degli effetti. Uno è proprio l’instabilità che ha sempre caratterizzato la nostra politica. Non solo in Sicilia. È il sistema Italia, aggravato nel sistema Sicilia. Impediamo che questo diventi un ritornello, stabilizziamo il governo. È quello che dice Crocetta da tempo: smettiamola con i consensi, costruiamo il consenso. Il rapporto deve essere con la società. Anche perché non c’è più la spesa pubblica. E questo è un bene, dico io”.

Ripercorrendo questi due anni di governo, le chiedo un commento su un passaggio in particolare, il “sacrificio” di Nelli Scilabra al momento della nascita del Crocetta ter. Secondo lei fu un errore?

“Crocetta aveva scelto una giovane rompendo tutti i cliché, un investimento ad alto rischio, altro che coraggio! A Nelli è toccato di affrontare il leviatano della formazione dove ci sono persone straordinarie ma anche un malaffare clamoroso. Un’altra giovane sarebbe rimasta secca. Lei ha avuto grande coraggio e determinazione. A mio avviso è stato un limite non averla confermata. Però la scelta di una persona tosta e decisa come Mariella Lo Bello è una garanzia per la Sicilia. Una donna che non si fa condizionare da nessuno. Azzerare tutto sarebbe stato un errore. Bisogna ricominciare da tre, come diceva Troisi”.

Antonello Cracolici, che per un lungo tratto è stato un suo alter ego politico, ha denunciato a Livesicilia l’atteggiamento di chi “cerca di legittimarsi con Roma” a scapito della Sicilia. Secondo lei c’è qualcuno nel suo partito che gioca al tanto peggio tanto meglio?

“Io voglio essere coerente con quello che ho detto prima e non personalizzare. Qua c’è un male che è dentro tutti noi. È un problema che dobbiamo superare tutti. Facendo un passo indietro e lasciando avanzare la progettualità e il gioco di squadra”.

Alla luce di questi buoni propositi andrà meno o più spesso a Palazzo d’Orleans?

“Tutte le volte che si fanno incontri con i dirigenti politici lì ci sarò anch’io”.

Ma è vero che lì ha una sua stanza, da cui l’epiteto di senatore della porta accanto?

“Mai avuta. Non è mai esistita. La stanza è quella del presidente Crocetta, aperta a Lumia o a qualunque cittadino”.

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06 Febbraio 2015, 06:10

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