Oltre 500 discariche fuori controllo | La mappa del rischio nell’Isola

di

02 Febbraio 2019, 06:02

5 min di lettura

PALERMO – Più di 500 i posti che in Sicilia sono altamente inquinati e che hanno bisogno di un urgente intervento di controllo e bonifica. In totale si tratta di 553 siti, di cui 511 sono discariche dismesse e una quarantina erano attività produttive, ma a questi si devono sommare anche 13 siti in cui sui trova amianto, 13 siti minerari, 70 stabilimenti a rischio incendi e 60 i siti di interesse nazionale, ovvero vicini alle aree industriali di Gela, Priolo, Milazzo e Biancavilla e quindi potenzialmente inquinati. È questa la mappa del rischio che emerge dal piano regionale delle bonifiche compilato dall’Assessorato all’Energia e ai rifiuti.

Il governo Musumeci ha deciso di mettere mano alla questione. È lo stesso assessore regionale ai Rifiuti Alberto Pierobon a dettare la linea in un post sulla sua pagina Facebook: “Innanzitutto – ha spiegato – occorre verificare la pericolosità di questi siti: vanno bonificati e chiusi se sono presenti rischi. Questa verifica, il cosiddetto ‘piano di caratterizzazione’, sarebbe a carico dei Comuni che però sono alle prese con problemi finanziari. Vogliamo mettere i sindaci in condizione di agire. I cittadini – ha rassicurato, infine, Pierobon – stiano tranquilli, stiamo affrontando il problema delle discariche e lo risolveremo”.

Due sono le ipotesi allo studio degli uffici dell’amministrazione regionale. Una proposta è quella della concessione gratuita delle discariche a dei privati affinché, compiute le operazioni di bonifica, possano insediare dei complessi produttivi. La seconda proposta è invece quello di costituire un fondo di rotazione a disposizione dei Comuni.

La mappa del rischio

Fra le 511 discariche, 498 impianti sono di smaltimento dei rifiuti soldi urbani, in due ci sono rifiuti inerti e urbani, in tre si trovano rifiuti speciali pericolosi (in contrada Marabusca a Gela, a Vitale nel Comune di Valguarnera Caropepe, a Villa Cesarea nel Comune di Sortino), in altri tre rifiuti speciali non pericolosi. Infine ci sono cinque discariche con rifiuti non precisamente individuati (il sito bonificato di contrada Piano di Corsa a Racalmuto, quello in contrada Orfani a San Michele di Ganzaria, quello in contrada Masseria a Capo d’Orlando, la discarica Muricello a Mistretta, il sito di Bonmiscuro a Noto).

CONSULTA QUI L’ELENCO PROVINCIA PER PROVINCIA

Non c’è comprensorio comunale o territorio che sia esente dal rischio. Ovunque è presente un sito a cui prestare attenzione. D’altronde, fino agli anni ottanta, le autorità locali avevano il potere di autorizzare discariche a livello locale. Una situazione questa che ha fatto lievitare la presenza di siti. Poi le regole sono cambiate, le discariche sono state così dismesse, ma, non sono state mai formalmente chiuse.

Articoli Correlati

Il record di siti rischiosi è della provincia di Messina. Lì i siti potenzialmente inquinati sono 177: 166 discariche e 11 aree produttive. Secondo posto alla provincia di Palermo dove le aree a rischio sono 100: 93 discariche e 7 aree produttive. Sul podio anche la provincia di Agrigento con 66 siti potenzialmente inquinati di cui 63 discariche e 3 aree produttive. In provincia di Catania i siti sono 51 di cui 47 discariche e 4 aree produttive. E ancora, le discariche nel nisseno sono 39, 36 (32 discariche e 4 aree produttive) in provincia di Siracusa e 35 nell’ennese (33 discariche e 2 aree produttive). Sotto soglia trenta il ragusano, con 22 siti (15 discariche e 7 aree produttive ) e il trapanese con 25 siti (23 discariche e 2 aree produttive).

Secondo una stima del dipartimento Rifiuti, se si attribuisce a ogni discarica l’area di un ettaro di media, nell’Isola ci sarebbero cinque milioni di metri quadrati di discariche dismesse, pari a 700 campi di calcio. In tutti i casi è necessario avviare un’azione di bonifica per evitare che possano esserci casi di sversamento di percolato e sostanze inquinanti per il suolo e le falde acquifere.

Sotto accusa le gestioni emergenziali

“La contaminazione del suolo e del sottosuolo nel territorio siciliano – spiega il piano delle bonifiche – non è legata esclusivamente alla presenza dei tre poli industriali di Priolo, Gela e Milazzo ma anche ad un diffuso degrado del territorio sia per la presenza di numerose discariche autorizzate in regime di tipo ‘emergenziale’ con ordinanze contingibili ed urgenti”. Insomma, in altre parole l’inquinamento non può essere visto solo come una conseguenza dell’attività industriale ma è il risultato della vita quotidiana e di una gestione incontrollata negli anni del problema dei rifiuti. Non c’è stata alcuna attenzione sia per la “potenziale compromissione dei suoli e dei corpi idrici sotterranei e superficiali – sono le parole del piano – , sia per l’esistenza di discariche abusive o incontrollate di rifiuti urbani o speciali”.

Modello lombardo e modello pugliese

Il rischio reale di ogni discarica non è realmente conosciuto. Compiuta la mappatura allora occorrerà consentire ai Comuni di conoscere le caratteristiche e l’estensione dei siti. Gli uffici di viale Campania hanno per questo stipulato una convenzione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per consentire agli Enti locali di svolgere le verifiche. Il governo ha intenzione di stanziare per questo scopo 150 mila euro nel Collegato alla Finanziaria 2019.

Ma siti sono troppi e i soldi sono pochi, così per risolvere la situazione potrebbero essere adottati due modelli già messi in funzione in altre regioni. Uno è il modello pugliese che prevede la possibilità di creare un fondo di rotazione da venti milioni con cui finanziare le attività di bonifica dei Comuni. Gli enti locali avrebbero poi a disposizione fra i dieci e i quindici anni per ripagare il finanziamento ottenuto. Altro modello è, invece, quello lombardo. Le amministrazioni dovrebbero concedere per un certo numero di anni i siti da bonificare a delle imprese interessate e con un piano aziendale credibile. Alle aziende sarebbe consentito di usare la discarica per realizzarvi un impianto produttivo, come ad esempio un campo di pannelli solari.

Il governo Musumeci dovrà scegliere quindi la soluzione più adeguata alla realtà siciliana, considerando anche le gravi difficoltà economiche non solo della Regione, ma anche degli enti locali. Un piano, però, che diventa sempre più urgente in quanto i rischi dell’inquinamento sulla salute dei cittadini sono prevedibili, seppur ancora in parte sconosciuti.

Pubblicato il

02 Febbraio 2019, 06:02

Condividi sui social