Il latitante Nizza, boss e “killer” |Condannato a 30 anni di carcere

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01 Giugno 2016, 07:00

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CATANIA – Trentanni di carcere per il giovane boss e latitante Andrea Luca Nizza. L’accusa è di essere la mano che ha freddato Lorenzo Saitta nel 2006. Si chiude con una sentenza di condanna inflitta dal Gup Alessandro Ricciardolo il processo abbreviato che vede tra gli imputati anche gli uomini di fiducia del gruppo Nizza, braccio operativo per molti anni della cosca Santapaola a Librino e San Cristoforo. La sentenza è arrivata intorno alle 13. Per i sodali, pene più lievi rispetto a quelle richieste dal pm Rocco Liguori. I parenti hanno atteso fuori dall’aula 1 Gip del Palazzo di Giustizia di Catania. Tra i volti presenti alla lettura del verdetto, anche alcuni degli investigatori dei carabinieri che hanno condotto la delicata inchiesta su tre fatti di sangue (gli omicidi di  Franco Palermo, Giuseppe Rizzotto e Lorenzo Saitta) rimasti irrisolti per alcuni anni. Gli imputati, nelle gabbie, non hanno commentato (come di solito accade) le pene inflitte.

LA SENTENZA. Andrea Nizza, condannato a 30 anni, Martino Cristaudo 6 anni, Agatino Cristaudo 6 anni e 6 mesi, Eros Condorelli 6 anni, Giovanni Privitera 3 anni, il collaboratore di giustizia Salvatore Cristaudo 3 anni.

ACCUSA E RICHIESTE DI PENA. Condannare Andrea Nizza all’ergastolo era stata la richiesta di pena del pm Rocco Liguori al Gup Alessandro Ricciardolo lo scorso marzo al termine di una lunga e articolata requisitoria che ha sviscerato punto per punto la delicata indagine dei carabinieri che ha permesso di scoprire killer e mandanti di tre fatti di sangue commessi tra il 2006 e il 2011. Andrea Nizza è accusato di essere uno degli esecutori dell’omicidio di Lorenzo Saitta, omonimo del santapaoliano, conosciuto nella malavita come “Scheletro”. La vittima e il boss erano cugini. Alla sbarra anche i presunti sicari e mandanti del delitto di Franceo Palermo, boss dei Cursoti, freddato nel 2009 e della vittima di lupara bianca Giuseppe Antonino Rizzotto, crivellato nel 2011. Il cadavere di Rizzotto non è mai stato ritrovato: della sua soppressione sono accusati i fratelli Salvatore e Agatino Cristaudo e Giovanni Privitera, uomini di fiducia (alcuni ex) del latitante Nizza.

Le richieste di pena per gli altri imputati: Martino Cristaudo (richiesta di condanna a 13 anni e 4 mesi), Agatino Cristaudo (richiesta di condanna 14 anni)  Eros Condorelli (cognato di Andrea Nizza, richiesta di condanna a 10 anni), Giovanni Privitera (richiesta di condanna a 4 anni), Salvatore Cristaudo (per il collaboratore di giustizia la richiesta di condanna a 3 anni).

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I TRE OMICIDI. Francesco Palermo muore sotto una pioggia di pallottole nel 2009 davanti alla sala Bingo di Via Caronda. Il boss dei Cursoti (capeggiati all’epoca da Pippo U Maritatu Garozzo) sarebbe stato ucciso per vendicare Giuseppe Vinciguerra, cugino del boss dei Santapaola Orazio Magrì (imputato nel processo ordinario). L’omicidio di Lorenzo Saitta, invece, per gli investigatori sarebbe un vero e proprio caso di lupara bianca. L’omicidio sarebbe servito per “dare un segnale” alla vittima, il quale si sarebbe permesso di far sapere dal carcere che, una volta fuori, avrebbe “fatto la cinquina”, lasciando intendere che avrebbe ucciso i cinque (dei sei) fratelli Nizza.  A freddare Giuseppe Antonino Rizzotto, capo storico del Villaggio Sant’Agata, durante un incontro organizzato da Fabrizio Nizza sarebbe stato lo spietato Orazio Magrì. I fratelli Agatino e Salvatore Cristaudo, insieme a Giovanni Privitera, si sarebbero occupati invece – su ordine del collaboratore di giustizia – di far sparire il corpo.

E’ Fabrizio Nizza a fornire agli inquirenti alcuni dettagli per “inchiodare” i suoi fratelli Daniele (imputato nel rito ordinario) e Andrea. Dalla ricostruzione degli inquirenti Lorenzo Saitta sarebbe stato ucciso per ordine di Daniele Nizza e per mano di Andrea. Alle rivelazioni del collaboratore di giustizia si sono aggiunte quelle di Davide Seminara e infine quelle di Salvatore Cristaudo, che convergono anche per l’omicidio di Giuseppe Rizzotto.

IL LATITANTE. La foto di Andrea Nizza che pubblichiamo è di qualche tempo fa. Il boss Santapaoliano in questi mesi di latitanza (ormai un anno e mezzo) avrà cambiato aspetto. Il suo potere all’interno della cosca Santapaola si è ridimensionato. Troppi occhi puntati degli inquirenti e un fratello pentito non ha certo giovato al suo ruolo di capo, per quanto giovanissimo.

In questi mesi Andrea Nizza ha subito una sequela di condanne per mafia e droga. Oggi è arrivata la condanna più pesante a 30 anni di carcere. Ora si attende la sua cattura.

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01 Giugno 2016, 07:00

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