Omicidio a Siracusa: due arresti | “L’assassino ha diciassette anni”

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30 Settembre 2010, 08:48

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La squadra mobile di Siracusa ha arrestato la notte scorsa due persone, compreso un minorenne, con l’accusa di aver avuto un ruolo nell’omicidio di Vito Grassi, il ventiseienne indicato come affiliato al clan Attanasio di Siracusa, assassinato ieri in un agguato nel popoloso rione di Mazzarona. Le indagini della polizia della Questura di Siracusa sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania.

E’ stato un diciassettenne a ferire mortalmente con colpi di pistola Vito Grassi, 26 anni, assassinato la notte tra il 28 e il 29 settembre scorsi nei pressi dell’abitazione della vittima, nel rione Mazzarrona di Siracusa. E’ la ricostruzione fornita dalla polizia che ritiene il minorenne l’esecutore materiale del delitto. Il diciassettenne avrebbe agito assieme a un complice maggiorenne, anche lui arrestato. L’agguato, secondo quanto si à appreso, sarebbe maturato nell’ambito di una faida all’interno della stessa cosca mafiosa, quella del clan Attanasio. Grassi è morto ieri dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all’ospedale Umberto. Le indagini sono state eseguite dalla squadra mobile della Questura di Siracusa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura per i minorenni di Catania.

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Per l’uccisione di Vito Grassi, oltre al diciassettenne che ha materialmente fatto fuoco, in manette è finito anche Gaetano Urso, 26 anni. I due sono accusati di omicidio volontario con l’aggravante del fatto di mafia. La svolta nelle indagini è venuta dalle informazioni fornite da un localizzatore satellitare gps che era stato installato sulla moto di Urso nell’ambito di un’altra indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catania su alcuni danneggiamenti di esercizi commerciali a Siracusa. Leggendo quelle informazioni gli investigatori della Mobile hanno potuto accertare che la moto di Urso, una Honda Sh, era in via Luigi Cassia sul luogo del ferimento mortale nel momento in cui si verificava l’agguato, e che nei giorni precedenti altre volte era stata localizzata in quello stesso posto, probabilmente per una ricognizione in vista dell’agguato. Gli investigatori hanno anche recuperato l’arma del delitto, una pistola semiautomatica Browning, calibro 22, che era stata rubata. Le tracce del localizzatore satellitare hanno infatti consentito di giungere fino a un’abitazione diroccata di Ortigia, nel centro storico di Siracusa, dov’é stata trovata nascosta l’arma. Nascosti all’interno di un televisore, sono stati trovati un passamontagna e delle pallottole.

Dalle indagini sull’omicidio di Vito Grassi, assassinato nella notte tra martedì e mercoledì a Siracusa, è emerso che la vittima, dopo il ferimento, ha avuto la forza di chiamare al telefono l’amico con il quale aveva trascorso la serata ad Ortigia, senza però riuscire a indicare chi fosse stato a fare fuoco. La polizia di Siracusa ha spiegato che il compito assegnato dai mandanti all’omicida diciassettenne, non lasciava margini di dubbio: doveva sparare per uccidere e senza correre particolari rischi – ha detto il vice dirigente della Squadra Mobile, Beniamino Fazio, che ha coordinato l’indagine -. Conoscendo anche l’effettiva caratura della vittima designata, l’ordine era di coglierlo alle spalle. Quando Grassi, benché ferito, si è girato e ha visto, senza tuttavia riconoscerlo, il sicario, riteniamo che egli abbia continuato a sparare più per una sorta di impaurita reazione che per effettiva determinazione”.

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30 Settembre 2010, 08:48

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