“Sono i rapinatori, anzi no” | Assolti tre palermitani

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01 Giugno 2017, 18:23

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PALERMO – Il riconoscimento granitico durante le indagini si è sbriciolato in dibattimento. Tre palermitani sono stati assolti dall’accusa di avere messo a segno una rapina in trasferta ai danni di due coniugi, sequestrati in casa dai finti finanzieri.

Sotto processo c’erano Luigi Verdone, Giuseppe Marrone e Giuseppe Vittorio Amato, difesi dagli avvocati Rocco Chinnici e Agatino Scaringi. In un altro processo per due rapine commesse a Palermo sono stati giudicati colpevoli in primo grado. Mentre è ancora in corso il processo d’appello vengono scagionati per il terzo assalto, datato 11 dicembre 2012.

Un commando bussò alla porta di casa della coppia al grido “aprite, guardia di finanza”. Il marito si vide puntare una pistola al petto. Consegnò a uno dei rapinatori le chiavi della cassaforte dove c’erano soldi e gioielli per un bottino complessivo di 40 mila euro. I rapinatori fuggirono. Ai coniugi fu mostrato un album con delle foto segnaletiche, ma non riconobbero gli autori del colpo.

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Tre mesi dopo, sfogliando le pagine di un quotidiano, dissero di avere riconosciuto la fotografia di Giuseppe Marrone. Erano certi che fosse uno degli uomini che fecero irruzione a casa. In particolare, quello che si era spacciato per comandante della finanza. Il riconoscimento venne confermato anche in questura, ma contestato dai difensori: “Le persone messe accanto ai soggetti già detenuti non erano somiglianti tra di loro”.

E si arriva al dibattimento. “Le persone offese si sono contraddette sul ruolo avuto dei vari soggetti, non sono stati in grado di indicare le fattezze fisiche dei rapinatori”, dicono i difensori. Dopo cinque ore di camere di consiglio il Tribunale di Trapani ha assolto gli imputati.

 

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01 Giugno 2017, 18:23

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