Palermo, il blitz: le relazioni mafiose dei boss della droga

Palermo, il blitz: le relazioni mafiose dei boss della droga

Incontri segreti, trasferte e contatti
L'INCHIESTA
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PALERMO – Se ne andavano in giro per la città. Una frenetica attività e tanti incontri con una sfilza di pregiudicati. È stato compito dei carabinieri fare uno screening, ma il lavoro investigativo non si ferma.

Gli uomini della droga, quindici dei quali arrestati ieri nel blitz coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Dario Scaletta e Federica La Chioma, avevano ruoli e spessore diversi. Uno spessore che si misura con l’appartenenza mafiosa e con la rete di relazioni che si è costruita. Specie in una stagione in cui i mafiosi hanno costituito un cartello per avere maggiore forza negli affari della droga.

Innanzitutto ci sono loro due, gli anziani del gruppo: Michele Micalizzi di Partanna Mondello e Salvatore Marsalone di Santa Maria di Gesù, ma ormai legato a Porta Nuova. Gente già condannata e vicina ai boss del passato. Il primo è genero di don Saro Riccobono, il secondo fa parte della stessa famiglia che gestiva le raffinerie di eroina per conto di Michele Greco e Stefano Bontade.

E poi ci sono le relazioni che dimostrano quanto stretti siano i legami fra famiglie mafiose di zone diverse della città. Tanti i volti noti alle cronache giudiziarie fra i contatti di Marsalone. Antonino Cillari, uomo d’onore di Porta Nuova e fratello dell’ergastolano Gioacchino. Francesco Paolo Bontate, condannato per traffico internazionale di droga e figlio di Stefano Bontate, il “principe di Villagrazia” che faceva volare gli asini, fra i primi a cadere per mano corleonese nella guerra di mafia deli anni Ottanta. Rosario La Barbera, vicino all‘anziano boss di Pagliarelli Settimo Mineo, di cui si sarebbe occupato grazie ai soldi raccolti con le scommesse clandestine.

In carcere ieri è finito anche Federico La Rosa. Aveva frequenti contatti con Angelo Costa, la cui compagna è la nipote di Calogero Lo Presti, lo “zio Pietro” che per un periodo ha retto il mandamento di Porta Nuova e che dallo scorso luglio è di nuovo in carcere. Era tornato ad essere un pilastro del mandamento dove i Lo Presti scrivono sempre capitoli nuovi della saga di famiglia.

Costa e La Rosa si erano divisi una zona di competenza: “U picciutteddu l’altro giorno è venuto
con suo nonno… abbiamo parlato – diceva La Rosa – gli ho detto Angelo ascolta per come già io ti ho detto te lo dico pure in presenza di tuo nonno, qua ci lavoro io… dice io non mi permetto sono venuti di là… u Lo Presti”.

Tra le carte dell’inchiesta è spuntato il ruolo di Girolamo Celesia, che tutti a Brancaccio chiamano Jimmy. Commerciante di bibite, Celesia si sarebbe occupato di mantenere, nel nome del clan di Brancaccio, contatti riservati con Pietro Tagliavia, uno degli ultimi reggenti del mandamento, ed altri pezzi grossi.

Un anno e mezzo fa ad esempio è stata intercettata una conversazione nel corso della quale uno degli indagati, Claudio Onofrio Palma, chiedeva a un uomo non identificato informazioni su una casa riservata per tenervi incontro fra “Nino Ciolla” e “mio parrino”. Altri non sono che Antonio Lo Nigro, storico uomo d’onore della famiglia di Corso dei Mille, e Celesia.

I mafiosi spuntano pure nelle trasferte della droga in Calabria. Leo Brancatisano, anch’egli arrestato ieri, si vantava dei contatti avuti in passato con “il dottore”, il capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, che gli aveva presentato Ignazio Ingrassia (recentemente deceduto), soprannominato “boia cane”, cugino di Leandro Greco di cui aveva preso il posto di reggente.



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