Cronaca

Palermo, quanto è costato il Covid e cosa accadrà ai precari

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07 Aprile 2022, 05:45

4 min di lettura

PALERMO – Il Covid è costato nel 2021 all’Azienda sanitaria provinciale di Palermo circa 75 milioni di euro. Per il 2022 l’Asp ha preventivato di spenderne la metà, compresi i soldi per rinnovare i contratti di un migliaio di precari.

Dalla conferenza Stato-Regioni è arrivata l’indicazione dal governo nazionale di alleggerire, e di parecchio, la macchina Covid, senza però correre il rischio di farsi trovare impreparati nel caso in cui il Coronavirus dovesse ripresentarsi con forza.

Nel passaggio dalla fine dello stato di emergenza alla normalità (si spera presto definitiva), accogliendo l’indirizzo della Regione, il direttore generale dell’Asp palermitana, Daniela Faraoni, ha fatto una ricognizione e ha deciso di rinnovare tutti i contratti scaduti il 31 marzo, ma con una forte riduzione delle ore di lavoro dei precari. Spulciando le delibere pubblicate sul portale si ha una fotografia completa.

Contratti a tempo determinato

I contratti a tempo determinato del personale sanitario – 180 profili professionali – sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2022. Si tratta di 78 infermieri, 101 operatori socio-sanitari e un dirigente medico. Nel loro caso è stato mantenuto anche il tetto massimo di 140 ore mensili.

Alla scadenza si profila la stabilizzazione. Per colmare i buchi nelle piante organiche indipendentemente dall’emergenza Covid, infatti, servono medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici di laboratorio e di radiologia, biologici, farmacisti.

Di questo personale c’è bisogno da tempo e il posto fisso sembra una concreta possibilità nelle strutture che fanno parte dell’Asp, compresi gli ospedali Ingrassia di Palermo, Civico di Partinico, Cimino di Termini Imerese, dei Bianchi di Corleone e SS. Madonna dell’alto a Petralia Sottana.

Ci sono anche profili sanitari coperti per l’emergenza Covid con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Questi sono stati prorogati fino al 30 giugno, ma con una riduzione dell’orario di lavoro a 20 ore settimanali con un taglio del 40%.

Dei contratti a carico dell’Asp fa parte la grossa fetta dei lavoratori distaccati nell’hub della Fiera del Mediterraneo gestito dall’ufficio del Commissario per l’emergenza, dove lavorano 93 medici e 27 biologi.

I contratti Co.Co.Co

Nettamente diversa in chiave di prospettiva futura è la questione degli amministrativi e degli altri profili non sanitar. I contratti Co.Co.Co sono stati rinnovati fino al 30 giugno, con la riduzione delle ore e senza prospettiva di stabilizzazione. Il reclutamento è avvenuto con il click day, dunque senza selezione, e non è questa la procedura per essere arruolato nella pubblica amministrazione, dove si accede solo ed esclusivamente con un concorso pubblico.

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Si tratta di 714 assunti fra cui assistenti tecnici, coadiutori, periti informatici e ingegneri. Più della metà – 498 – è in servizio alla Fiera del Mediterraneo, ma con una riduzione a venti ore settimanali. L’ufficio del Commissario per l’emergenza Covid a Palermo, guidato per scelta del governo Musumeci da Renato Costa, aveva chiesto all’Asp di mantenere tutti in servizio e con riduzione a 110 ore mensili (il massimo è stato 140).

Amministrativi, 19 posti e 221 contratti a termine

Un solo esempio per fotografare la situazione: nella pianta organica dell’Asp, anche a seguito delle tantissime stabilizzazione attuate nell’ultimo triennio sotto la direzione Faraoni, ci sono solo 19 posti di assistente amministrativo disponibili a fronte dei 221 attualmente assoldati. Insomma, non c’è e non ci sarà posto per tutti.

I conti sono quadrati

Dei 75 milioni di euro, su un bilancio da 1,9 miliardi (comprese le convenzioni con le strutture sanitarie private), spesi nel 2021 per fronteggiare la pandemia l’Asp di Palermo ne ha coperto poco più di 40 con i fondi per l’emergenza stanziati dal governo nazionale che ha attinto anche a fondi comunitari.

Altri 35 milioni l’Asp li ha “recuperati” perché la pandemia ha bloccato la “mobilità sanitaria”. Gli ammalati non sono andati altrove e hanno scelto di farsi curare negli ospedali di Palermo e provincia. O peggio, sono stati costretti a rinviare le cure, visto le riconversioni di interi reparti in Covid hospital. Dunque l’Azienda ha fatto quadrare i conti.

Fine emergenza, fine fondi nazionali

Dal 31 marzo, almeno per il momento poi chissà, il rubinetto dei fondi romani però è stato chiuso. Le Regioni e le Asp devono contare solo sulle proprie risorse. Ciò significa che tra i 35 milioni che si prevede di spendere per il 2022 e i 35 che l’Asp dovrà sborsare per la mobilità sanitaria che, si presume riprenderà, il bilancio parte da meno 70 milioni di euro rispetto al 2021.

Più o meno va così ovunque. La Regione e le Asp hanno la necessità di fare quadrare i conti. È sottilissimo l’equilibrio fra il dovere di fronteggiare un’eventuale nuova ondata Covid e la necessità di garantire i servizi sanitari per tutte le altre patologie.

Non c’è solo il Coronavirus

Non c’è solo il Coronavirus. La gente si ammala e va curata con la migliore assistenza. Ecco perché la macchina Covid sarà ridimensionata. Non subito, però. Nel frattempo, seppure con orari ridotti, la stragrande maggioranza dei 9 mila precari ha ottenuto la proroga del contratto. Per molti sarà avviato il percorso verso la stabilizzazione. Per gli altri, tutti o quasi gli amministrativi, il lavoro è a termine.

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07 Aprile 2022, 05:45

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