Palermo, 'Piero incassò 12 mila euro': Ballarò regno della droga

Palermo, ‘Piero incassò 12 mila euro’: Ballarò regno della droga

Tutte le strade della cocaina portano nel rione palermitano, popolato da personaggi misteriosi
L'INCHIESTA
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PALERMO – Carini e Ballarò. Non è la prima volta che il paese in provincia di Palermo e il quartiere del capoluogo entrino in contatto per gli affari della droga. Ballarò si conferma, anche alla luce dell’ultimo blitz dei carabinieri, piazza di spaccio ma anche luogo di vendita all’ingrosso di sostanze stupefacenti.

Un luogo dove la macchina della droga non si ferma mai, popolato da personaggi misteriosi che non hanno ancora un volto. Il 30 ottobre 2018 Andrea Giambanco, uno degli arrestati di ieri, raggiunge via del Vespro. Ha un appuntamento con un fornitore a cui deve pagare la merce. Non è una mattinata serena. “… allora… dove è lui?”, chiede Giambanco all’interfaccia del grossista.

La droga non è di buona qualità: “… il materiale fa schifo… sull’anima di mio padre… guarda che c’è qua… me lo hanno portato tutto indietro… guarda mi ha riportato tutti i pezzi… guarda che c’è qua… guarda… guarda quelli miei, che pezzi che faccio io, guarda… ma come si fa?”.

Nonostante le lamentele Giambanco consegna 12.200 euro all’emissario del grossista: “Questi sono… ottomila… più duecento, ottomila e duecento euro, gli dici… gli ha chiuso il conto, quello di la… e quattromila… sono di questo nuovo”.

Mentre fanno i conti giunge un’alta persona. Ha sentito le lamentele di Giambanco ed è andato a riferirle al capo: “… aspetta Andrea… ti vuole parlare Piero… a Ballarò dobbiamo andare”. Si sposano in via Giovanni Nasi, strada del popolare quartiere palermitano. Qui li aspetta il misterioso Piero. Giambanco gli dice in faccia che la cocaina è di pessima qualità: “Guarda qua ci sono i pezzi che mi hanno portato indietro… guarda che c’è?”.

In futuro vuole la stessa roba che ha un tizio soprannominato “il porco”: “Tu mi devi dire, ma è perlata?”. Piero lo corregge: “Si chiama semi perlata, è come quella che ho preso oggi io, ha lo stemma del toro, il toro stampato…”.

“Quello il porco, ce l’ha, quello la ha…”, dice Giambanco. Il porco è stato identificato in Maurizio Di Stefano, pure lui finito in carcere e accusato di avere guidato una delle tre bande che spacciavano droga a Carini e nei paesi vicini. Faceva concorrenza a Giambanco e aveva cocaina di migliore qualità.


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