Palermo, droga da Turchia e Iran: alert dagli Usa, gli affari dei boss

Droga da Turchia e Iran: alert Usa, gli affari dei grandi vecchi

Le tappe del business e il ruolo dei boss. Dai viaggi del 2015 a oggi
L'INCHIESTA
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PALERMO – Anno 2015, la storia inizia con un avvistamento. La Dea, l’Agenzia antidroga americana, segnala la presenza in Turchia di Girolamo Mondino, classe 1934, già condannato per mafia. A Santa Maria di Gesù tutti lo chiamano “Mommino u lavannaru”. Da lui si riparte per capire cosa ci sia dietro i traffici di droga ricostruiti pochi giorni fa nel blitz dei carabinieri. Bisogna guardare al passato per spiegare il presente. Di mezzo ci sono sempre gli anziani.

Il nastro va riavvolto fino al 28 ottobre 2013, quando le microspie captano una conversazione di Mario Marchese, allora considerato il nuovo capo mandamento, e ormai deceduto. L’anziano boss conosce un retroscena.

“Si sono fottuti i soldi di Bontade”

Prima di essere ucciso nella guerra di mafia degli anni Ottanta il boss Stefano Bontade ha seppellito una cassa piena di denaro e gioielli. Si era fatto aiutare da due suoi uomini fidati, Girolamo Mondino e Antonino Sorci: “Stefano… avieva fattu vruricari… na cassa china ri… china ri picciuli…”.

Qualcuno, però, “si è fottuto” il tesoretto. Una volta assassinato il boss, la moglie ha reclamato ciò che le spettava. Solo che, così spiegava Marchese, la cassa è stata recuperata e il contenuto diviso fra Mondino (“si pigghiò… mi sa si pigghiò…puru”), l’ergastolano Benedetto Capizzi (“… Iava dà puru pi Benedetto… agneddu e sucu e finiu u vattiu”) e il boss Ignazio Pullarà (“Ignazio la sa bene la discussione”).

Il lusso dei signori della droga

Non è l’unico membro anziano della famiglia Mondino a saltare fuori nelle indagini. Due anni dopo, nel 2017, finisce nei guai giudiziari Placido Anello. Palermitano di origine, ma ormai trapiantato nella regione tedesca del Baden-Wurttemberg dove ha fatto fortuna grazie alla ristorazione. Ville lussuose e Ferrari sono il simbolo delle sua ricchezza.

I finanzieri del Gico scovano un paio di telefonate risalenti al 2014 e 2015 che aprono una pista. Nella prima conversazione il settantottenne Michele Mondino e Placido Anello parlano di belle macchine. Forse vogliono importarle dalla Germania in Sicilia. O forse stanno solo cercando di nascondere chissà quali affari illeciti. Non ci sono ancora risposte.

Nel 2016 Michele Mondino riappare. Gli viene contestato di avere realizzato una piantagione di cannabis in un terreno a Ventimiglia di Sicilia, in provincia di Palermo. Poca cosa rispetto al blitz dello scorso maggio che ha azzerato i nuovi vertici del mandamento di Brancaccio Ciaculli. C’è anche il suo nome fra gli arrestati, assieme ad Andrea Seidita, Emanuele Prestifilippo e Francesco Greco che avrebbero preso il posto di Leandro Greco e poi del cugino Giuseppe, alla guida del clan mafioso.

Una pista porta in Iran e Turchia

Due anni e mezzo fa i carabinieri ascoltano una nuova conversazione. Michele Micalizzi e Salvatore Marsalone, i due anziani signori della droga arrestati pochi giorni fa, stanno gettando le basi per un traffico internazionale di sostanze stupefacenti fra l‘Italia, la Turchia e l’Iran.

Ancora una volta spunta il nome di Michele Mondino e di un altro pregiudicato, il toscano Simone Baglioni. I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale annotano nelle informative “la concreta acquisizione, da parte di quest’ultimo (Baglioni, ndr), di una somma di denaro ammontante almeno a 14.000 euro consegnati dai sodali al fine di proseguire con le trattative per l’importazione della sostanza”. Si torna a parlare della Turchia dunque, dove un altro Mondino, Girolamo, era stato avvistato sette anni fa.


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