Palermo, "titolare di bar ed estorsore": se il vicino chiede il pizzo

“Titolare di bar ed estorsore”: se è il vicino a chiedere il pizzo

Il retroscena del blitz che ha colpito il mandamento della Noce
LE INDAGINI
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PALERMO – Gli bastò percorrere pochi metri a piedi per eseguire gli ordini del boss. Il pizzo, d’altra parte, lo avrebbe chiesto al suo vicino. Fra gli arrestati del blitz nel rione Noce dello scorso luglio c’è Giovanni D’Alba, 68 anni, titolare dell’omonimo bar in via Eugenio l’Emiro. Secondo i pm della Dda e gli agenti della squadra mobile, D’Alba sarebbe uno degli esattori del racket.

Nel dicembre di due anni fa ricevette la visita di Paolo Castelluccio, braccio destro del boss Pietro Tumminia: “Questo di acconto te li ha dati?”. “Sempre che va al paese”, diceva D’Alba per giustificare la mancata riscossione del pizzo.

Castelluccio lo invitava a fare in fretta. Al suo vicino avrebbe dovuto dire “senti, vedi che questi sono per Natale… gli dici porta il regalo”. A quanto ammontasse la cifra era lo stesso D’Alba a suggerirlo: “Quanto lascia questo?… 500?”. “Almeno è scritto così”, confermava Castelluccio, lasciando intendere che esistesse una contabilità scritta del racket.

I soldi alla fine furono consegnati a Tumminia, volto noto alle cronache giudiziarie. In carcere c’era finito nel 2008. Dodici anni dopo, nel novembre 2020, aveva finito di scontare la condanna per mafia. La sua libertà è durata appena un anno otto e mesi. Troppo poco per godersi il suo ritorno al posto di comando lasciato vuoto da Giancarlo Seidita, pure lui arrestato.

Accade anche questo a Palermo. Altro che solidarietà fra vicini di negozio.


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