Palermo,Intercettato con un detenuto: ormai è un ex pentito, ecco perché - Live Sicilia

Intercettato con un detenuto: ormai è un ex pentito, ecco perché

Alfredo Geraci è stato escluso dal programma di protezione
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PALERMO – Sono state le conversazioni con un imputato agli arresti domiciliari per droga a mettere nei guai Alfredo Geraci.

Il collaboratore di giustizia, affiliato al mandamento di Porta Nuova, è stato espulso dal programma di protezione. Resta sotto tutela per ragioni di sicurezza in una località segreta, ma non gode più dei benefici previsti per chi collabora.

Geraci è stato sorpreso a parlare con Giovanni Rao, accusato di avere spacciato droga a Ballarò. A scovare le conversazioni sono stati gli avvocati Giovanni Castronovo e Raffaele Bonsignore, che assistono lo zio e omonimo di Rao, condannato con sentenza definitiva per l‘estorsione ai danni dello chef Natale Giunta.

I due legali hanno avanzato istanza di revisione del processo proprio sulla base delle conversazioni in cui Geraci scagiona Giovanni Rao, ribadendo che nulla aveva a che fare con l’estorsione di cui sono stati ritenuti colpevoli anche altri imputati.

Ecco cosa diceva Geraci: “… s’ha aiutare a stu picciotto, picchì stu picciottu è innuccienti! È innuccienti! Capisti che è innuccienti? È innuccienti! Basta! È innuccienti Giuvanni. Giuvanni è innuccienti , picchì si iu a fare sei anni?! Picchì si iu a fare sei anni ca un ha fattu mai parte i nudda famigghia?! E ci ficiru fare sei anni a du picciottu! Sei anni ci ficinu fare! E un è giustu! E u primu o signor Chianello ci l’è fare viriri io stu… stu… tutta sta credibilità chi avi! Stu pezzu ri infamuni”. Si riferiva a Francesco Chiarello, altro collaboratore di giustizia.

Nelle conversazioni Geraci discuteva delle sue dichiarazioni, quelle già rese e altre da rendere in futuro.
In alcuni passaggi sembrava confermare di aver nascosto particolari agli investigatori: “Io non l’ho detto stu fattu ri sti lambrette ca tu cu stu Lo Iacono, ca s’accattò tuttu chiddu ca s’accattò, e tu stai muriennu ra fame, ma com’è ca ti ieru e mettiri nno menzu a ttia? Non lo so! Ma si ci sarà un processo poi io lo dirò! Lo dirò cca stati parrannu ri picciotti ca s’hannu arrusicatu l’uossa… Ma chiddu chi c’entra? Io mi ricordo ca travagghiavi o Calamuri! Tutta a nuttata ddà…” e Rao: “Senza colletto bianco però!”. Geraci replicava: “Picchì stu pezzu i merda un è vieru ca si fici i picciuli e s’accatturu i Rolex? Mi sienti a mia? Io dico solo la verità, io munsignarie un nni ricu! Ca è buonu ca per esempio ti portano a processo a tia, ti fannu qualchi cosa? Io ci ricu a virità! ‘Che mi sa dire ru tizio?’ io ci ricu chistu, chistu e chistu… A mmia non m’interiessa! Ci ricieva a me figghi aieri Giovanni era navutru come a mmia… quannu eramu nichi però, ca i cose i pagamu! Ed era puru innuccienti io!”.

Geraci sembrava volere indirizzare il suo interlocutore verso il pentimento, oppure giustificare la sua scelta: “Ti fai a vita sistemata e ti crisci i to figghi, un dare cchiù cunfirienza a nuddu! Ricordati io a buttana a fici e a fici una vota sula! Ci su chiddi chi acchiananu e scinniunu ri questure, u capisti?… l’ho fatto per i miei figli, per dargli un futuro migliore ai miei figli, me ne sono fregato, basta! Perché non ci vuole bene nessuno a noi, ricordatelo Giovanni!”.

Erano amici da sempre: “Io ti vuogghio beni però è normale che io ho saltato il fosso… E’ comu si a mmia m’interogasse un magistrati e mi rici: ‘Giovanni Rao…’ io e Giovanni Rao ci siamo sempre voluti bene… io non so se lui mi vorrà sempre bene, perché io ho saltato il muro dell’omertà, ma no perché lui è un uomo d’onore… uomo d’onore ci si picchì t’ha fattu tu u travagghiaturi e ci sei, un significa essiri ‘punciutu’… Isti a cadiri nna sta cazzo di merda perché non c’era più lavoro, nel senso ca t’arristaru… Si veramente si innuccenti u sai tu, io un u saccio picchì era in carcere, io un u pozzu diri ca tu si colpevole… Io posso dire: ‘Senta, io ero in carcere e non so niente di lui”.


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