Palermo, morire per un post su Facebook: la lite, l'omicidio

Palermo, morire per un post su Facebook: la lite, l’omicidio

Lo zio fece fuoco contro il nipote
IL VERDETTO
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La Cassazione scrive la parole fine su una storia giudiziaria di morte e disagio sociale. Resta il dolore eterno per una vita spezzata. Alfonso Vela deve scontare 14 anni per l’omicidio di Dino Salvato, avvenuto il 21 maggio del 2018.

L’imputato perse le staffe per un post su Facebook, impugnò una pistola e uccise il nipote. Diventa definitivo il verdetto di appello che aveva ridotto da 18 a 14 anni la condanna inflitta s Vela, reo confesso dell’omicidio avvenuto in fondo Picone, nel rione Guadagna.

Alla moglie e ai figli della vittima, parte civile con l’assistenza dall’avvocato Alberto Raffadale, è stata assegnata provvisionale di 90 mila euro. La cifra complessiva del risarcimento danni sarà stabilita in sede civile.

Una lite a più riprese aveva scandito la giornata che si concluse col sangue. Prima del delitto ci fu una furiosa discussione nata dopo la diffusione di un articolo che riguardava un sequestro di ferro ai danni di Vela. Entrambi si davano da fare raccogliendo il materiale abbandonato per strada. Salvato avrebbe inviato il link tramite Facebok allo zio che lo accusò di essere uno “sbirro”.

E così si armò di una pistola calibro 22 e fece fuoco. Durante l’interrogatorio di garanzia provò a sostenere che in realtà era stato il nipote a presentarsi armato e che lui era riuscito a strappargli la pistola.


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