Palermo, 312 milioni di fatture false: com'è nata l'inchiesta - Live Sicilia

Verifica fiscale e sospetti del notaio: fatture milionarie false

Così i finanzieri hanno scoperto il giro che faceva capo a una 'cartiera' di Palermo
L'INCHIESTA
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PALERMO – Prima la verifica fiscale, poi la segnalazione di un’operazione sospetta da parte di un notaio Così è nata l’inchiesta che ieri ha portato alla scoperta di un giro di fatture false per 312 milioni di euro.

L’inchiesta ruota attorno alla palermitana Runex, che vende all’ingrosso materiali ferrosi. La sede è in via Imperatore Federico. Secondo la Procura di Palermo, sarebbe stata una cartiera. Le vendite milionarie con relative fatture riguardavano operazioni che sarebbero state fittizie. Emesse ad hoc con il solo obiettivo di abbassare le tasse da versare.

Delle false fatturazione avrebbero usufruito altre tre società: la romana Adk Martenk, la Sifer srl di Napoli e la Ferkal srl con sede sempre a Napoli e stabilimento a Zibido San Giacomo, in provincia di Milano.

Nel 2018 i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria si recano negli uffici della società. E scoprono che in realtà si tratta di “una mera domiciliazione postale”.

Non ci sono dipendenti, mezzi e neppure sono state presentate le dichiarazioni dei redditi. Era già avvenuto il passaggio di consegne tra il dimissionario Fausto Alessi e il subentrante Fiorenzo Prati alla guida della società. I finanzieri chiedono ad Alessi la presentazione dei documenti contabili. Non è stato in grado di esibirli.

La Runex risulta ceduta nel 2017. Un notaio in provincia di Verona segnala l’operazione sospetta: “La cessione è avvenuta con un soggetto che non sembra avere alcuna capacità imprenditoriale per condurre dette aziende”.

Il notaio segnala un “sospetto di interposizione fittizia del titolare effettivo” perché “il nuovo unico socio ha una cultura troppo basica; vi è inoltre il sospetto che il prezzo di euro 10.000 non è mai stato pagato in quanto alla mia domanda c’è stato un piccolo risolino delle parti”.

Nel frattempo i finanzieri acquisivano documenti su documenti e ieri il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro per complessivi 78 milioni di euro. A tanto ammonterebbe il profitto dei reati fiscali contestati.


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