Palermo, la città che ama distruggere

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Quelli che immaginano complotti. Ecco perché. Ma non solo nel calcio
FOCUS SU PALERMO
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2 min di lettura

C’è una Palermo che ama distruggere. In senso figurato, ma rilevante. C’è una città che sale sul carro trionfale, nella buona sorte. Nella cattiva, invece, si distingue per la capacità di abbandonare il campo, facendo boccacce, inventando sberleffi. Quello che è successo dopo la sfortunata semifinale dei playoff di serie B contro il Catanzaro, costata l’eliminazione alla squadra rosanero, non è un fenomeno limitato al calcio. Ci chiama in causa come palermitani.

C’è una città che si è stretta intorno al Palermo, nonostante il comprensibile dolore sportivo. Che ha applaudito, alla fine. Che magari ha criticato: nessuno è perfetto. Ma che dimostra, ogni giorno, la sua appartenenza e il cosiddetto, immenso, amore per la maglia, un sentimento nobile.

C’è una Palermo che pare non aspettasse altro per precipitarsi ovunque – sui social e non solo – con la bava metaforica alla bocca. Non ha espresso giudizi. Ha tratteggiato complotti. Ha raffigurato cataclismi. “Un ci vosiru iri in serie A”, è il mantra. E non è nemmeno il più surreale. Anni fa, nel corso di una trasmissione sportiva, dopo una sconfitta con l’Inter stellare dell’epoca, qualcuno sussurrò: “Unnu vosiru vincere u’ scudetto”.

Il bisogno del cinismo

C’è una parte di ambiente che ha bisogno del cinismo, della rassegnazione, della lamentela perpetua contro tutti e contro tutto, anche contro l’evidenza. L’allenatore Pippo Inzaghi e i giocatori hanno profuso il massimo sforzo, specialmente nella splendida e sfortunata semifinale in casa. Dice: ma avevano perso tre a zero a Catanzaro, come mai? Siamo in grado di anticipare uno scoop sensazionale: si può anche perdere. Non per volontà, non per scelta. Perché si vince e si perde. Estremizziamo il concetto: se qualcuno vince, qualcun altro perde.

Fuori dal perimetro calcistico, la realtà non cambia. C’è una Palermo volenterosa, impegnata, innamorata, fedele a se stessa e al suo cammino difficile. C’è, invece, una città che alza perennemente il sopracciglio, che non si pone in modo costruttivo, che non critica (opzione sacrosanta più che legittima). Al contrario, sceglie di urlare, seleziona il tasto del disprezzo perpetuo, condanna in blocco ogni esperienza, chiede di ripartire immancabilmente da zero, agognando il fallimento come metro esistenziale.

Le speranze di tutti compromesse…

La rapidità con cui si distrugge, per alcuni, può risultare più appagante della pazienza di costruire e offre alibi per le manchevolezze diffuse. Questa Palermo in cerca di un movente, di un capro espiatorio, di una rabbia da esprimere, è uno dei principali freni della crescita, non soltanto nel calcio. Con la sua livorosa accidia, inevitabilmente, compromette le speranze di tutti.

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