La fuga al mare, la latitanza con una donna: arrestato l'uomo dei Graviano

Fuga al mare, latitante a casa di una donna: arrestato il boss

La vita rocambolesca di Lo Nigro, uomo dei Graviano, tornato in carcere
L'INCHIESTA
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PALERMO – Di lui si diceva che rappresentasse i fratelli Graviano nel mandamento di Brancaccio. Dopo la scarcerazione Antonio Lo Nigro non avrebbe perso tempo. “Il re della droga a Palermo”, lo definiscono i collaboratori di giustizia.

Ora ritorna in carcere nel blitz di carabinieri e poliziotti. La sua è stata una vita rocambolesca, segnata anche dalla latitanza. Nel marzo 2009 lo sorpresero in un appartamento a Bagheria. Lo aveva ospitato una donna. La casa doveva essere vuota ed invece si accese la luce. Scattò il blitz.

Lo Nigro era scappato nel dicembre 2008, nei giorni del blitz denominato “Addiopizzo”. Lo scovarono mentre si godeva il mare di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, disteso sul lettino del Lido Tropical. Il 23 agosto riuscì a scappare in costume, nonostante fosse accerchiato.

Nel 2018 un altro arresto. Aveva violato la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale. Era di nuovo latitante. Lo rintracciarono in macchina lungo l’Autostrada del Sole nei pressi di Frosinone. Condannato a poco più di due anni li ha scontati ai domiciliari. La sua casa in via Messina Marine è diventata crocevia di incontri.

Di recente eccolo spuntare di nuovo. “Gli è stato detto tempo fa, quando è sceso il dottore di preoccuparsi della sua zona…”, diceva Giuseppe Greco, ultimo reggente del mandamento di Ciaculli. Un uomo stava provando, nel gennaio 2020, a rivendicare maggiore potere. Quel qualcuno era Giuseppe Giuliano, soprannominato “Folonari”.

Faccenda delicata quella di Brancaccio, tanto da rendere necessario l’intervento del “dottore”. Gli investigatori non hanno dubbi: si trattava di Giuseppe Guttadauro, l’ex chirurgo dell’ospedale Civico di recente tornato in carcere.

Giuliano era entrato in contrasto con Antonio Lo Nigro e il fratello Cosimo Fabio. Cognome storico il loro nella zona di corso dei Mille. Il cugino Cosimo, ergastolano, fu incaricato di procurare l’esplosivo per la strage di Capaci e fece parte del commando che uccise don Pino Puglisi.

Antonio Lo Nigro era guardingo, ma aveva ormai gli occhi addosso. A fine 2019 fu protagonista di uno strano episodio. Fu lui a fare sapere in giro che era meglio stare alla larga da un’area recintata in via Chiaravelli dove Maurizio Di Fede, l’uomo forte nel quartiere Roccella, convocava spesso i suoi uomini: “… è venuto picciotti è pieno di telecamere… e microspie lo hanno tempestato tutto”.

Il pentito di Belmonte Mezzagno Filippo Bisconti si è detto certo: Lo Nigro è l’uomo della droga, “persona molto addentro ai traffici… quelli che possono comprare grossi quantitativi sono in pochi e lui è uno di questi”.

Nell’aprile 2020 Lo Nigro ha finito di scontare la nuova condanna per la violazione della sorveglianza speciale. Ha ottenuto la liberazione anticipata. Due mesi dopo sono stati monitorati i primi incontri con Di Fede.

“Ma chi comanda a Brancaccio?”, già nel 2019 la domanda fu diretta. E altrettanto diretta, mentre transitavano in macchina per le strade del quartiere, fu la risposta di Giovanni Spanò, fermato l’anno scorso dai carabinieri: “Gli dicono ‘u Ciolla’”. Ci sono di mezzo i fratelli Graviano? “Sempre e questo è il cugino”, aggiungeva Spanò


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Commenti

    Questo articolo fà capire come quanto siano state troppo leggere le condanne e troppo favorevoli i benefici di pena che vengono date a Palermo.

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