Palermo: rapito da finti poliziotti, torturato e ucciso

Rapito da finti poliziotti davanti alla figlia, torturato e ucciso

Condannato a morte dai boss. Oggi la sentenza
IL VERDETTO
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PALERMO – La microspia piazzata sulla macchina di Giampiero Tocco registrò le fasi del rapimento. Uno dei finti poliziotti alzò la paletta per intimare l’alt alla vittima: ” … buona sera… scenda un attimo per favore… parcheggia un po’ più avanti… la multa… è successo qualche cosa che…”.

L’epilogo di quel finto posto di blocco fu l’omicidio di Tocco. Torturato e assassinato. Condannato a morte dal Tribunale sommario di Cosa Nostra. Oggi la Corte di Assise di Appello ha condannato all’ergastolo il boss di Carini Freddy Gallina.

Ucciso su ordine dei boss

Non si aspettavano che Tocco, di professione macellaio, fosse in macchina con la figlia di sette anni: “…. c’è a picciridda nna machina… camu a fari cu sta picciridda”. La bambina piangeva: ” … papà, papà… non andartene… “. Il padre capì che stava andando incontro alla morte e tentò di salvare la figlia: “… non prendetevela con lei, è chiaro?… “.

La figlia chiamò subito la madre: ” … mamma, mamma, la polizia ha preso papà… hanno controllato se aveva la patente, non so dove è andato, mi sono spaventata da morire… lo mandano in galera? … voglio andare via, non mi sento bene… ‘”. in macchian cominciò l’interrogatorio di Tocco: “… fustivu a Partinico stamatina?… a cu ammazzasti?”.

Gli attribuivano il delitto di Giuseppe Di Maggio, figlio di don Procopio, boss di Cinisi. “Io ti ammazzo… facemu i cosi beddi puliti”, disse uno dei componenti del commando. Tocco pensava solo alla figlia: “C’è a picciridda in macchina”.

I mandanti della stagione di sangue – non fu commesso solo l’omicidio Tocco – furono i boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, che comandavano anche sulla zona di Carini.

Il pentito

Tocco si ritrovò al cospetto dei suoi carnefici. Il collaboratore Antonino Pipitone ricostruì la terribile scena: “Venne legato a una sedia per essere interrogato: durante questo interrogatorio rimasero dentro i miei zii Vincenzo e Giovan Battista e i due Lo Piccolo, Damiano Mazzola ed anche i due palermitani che erano stati nella macchina con me”.

“Lo sai chi sono io?”, chiese Salvatore Lo Piccolo a Tocco. Chinò il capo: “Sì e ne sono onorato”. Lo Piccolo gli contestò la partecipazione all’omicidio e il macellaio rispose: “Fu deciso da persone che stanno molto in alto”.

“L’alto sono io”

Forse alludeva a Bernardo Provenzano che nel 2000 era il capo di Cosa nostra. Totuccio, il barone di San Lorenzo, fu di poche parole: “Tu non hai capito che l’alto sono io”.

A Nino Pipitone toccò il lavoro sporco: “Dopo un po’ di tempo, fui chiamato da mio zio Giovan Battista che disse che avremmo dovuto portare il corpo in campagna: se ne occuparono materialmente Pulizzi e Gallina”.

“Arrivati in campagna, alla presenza dei miei zii e di Antonino Di Maggio . così finiva il macabro racconto – il corpo fu messo in un fusto di acido e sciolto: ricordo che Angelo Conigliaro (nel frattempo deceduto), che dava ogni tanto una mescolata al fusto, conservò anche gli effetti personali di Tocco”.


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Commenti

    Per quanto tempo ancora racconti del genere?

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