Palermo, mafia: poliziotto condannato, poi assolto - Live Sicilia

Palermo, mafia: poliziotto arrestato, condannato e assolto

Un agente della Mobile era finito coinvolto in una vicenda estorsiva
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Arrestato, processato, condannato e infine assolto. Il poliziotto Guido Ferrante si lascia alle spalle una brutta storia giudiziaria.

Era il 2010 quando gli venne contestato di avere spinto un commerciante a pagare il pizzo. Era imputato per omessa denuncia e favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.

In primo grado nel 2017 fu condannato a sei anni di carcere. Un anno e mezzo dopo, in appello, cadde l’aggravante mafiosa e il reato fu dichiarato estinto per prescrizione.

Il legale del poliziotto, l’avvocato Luca Benedetto Inzerillo, ha impugnato la sentenza in Cassazione. Riteneva che l’imputato meritasse una soluzione nel merito. I supremi giudici gli hanno dato ragione: Ferrante non ha commesso il fatto. Di fronte a una sentenza di prescrizione la Cassazione entra nel merito solo ed esclusivamente quando la prova dell’innocenza viene ritenuta evidente.

Il nome di Ferrante era saltato fuori nella vicenda della richiesta estorsiva ai danni di Salvo Albicocco, titolare di una pasticceria in corso Calatafimi. Il commerciante, dopo avere ricevuto nel 2010 la visita degli uomini del racket, incontrò per strada Ferrante, che, secondo l’accusa, dimostrava di conoscere bene le dinamiche criminali della zona.

“Tu strada non te ne sei fatta? Penso di sì – diceva Ferrante al pasticciere – è uscito fuori binario. Non si sta salvando nemmeno Gesù Cristo in questa zona…”.

Ferrante, in servizio alla Mobile, avrebbe messo in guardia Albicocco dalla figura di Giuseppe Zizo, che alcuni mesi dopo sarebbe stato arrestato.

Frasi, secondo la difesa, estrapolate durante una breve conversazione in macchina e fraintese. Il senso delle sue frasi non era quello interpretato dall’accusa.

“Salvì… io dico ma… vedi con chi devi parlare, perché io… purtroppo sai quale sono le cose della vita Salvì? Con questa gente attualmente uno ha solo da perdere; hai capito? Io te lo dico, te lo dico – proseguiva – perché ti rispetto come un fratello… uno a solo da perdere con questa gente qua. Fatti la strada… vedi che minchia vuole…”.

Il pasticciere non aveva ceduto alle richieste ed aveva resentato denunciato.

C’è di più perché l’estorsione non fu commessa da Zizzo, ma da altre due persone che non appartenevano alla mafia di Corso Calatafimi.
Oppure era Zizzo il mafioso a cui Ferrante, secondo il capo di imputazione, avrebbe fatto un favore spingendo il pasticciere a pagare il pezzo e a non denunciare.

Una volta finito sotto inchiesta Ferrante è stato sospeso. Il procedimento disciplinare è ancora in corso.


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Commenti

    Parole non un uomo in divisa non dovrebbe pronunciare. il che fa pensare ben altro sentenza a parte!

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