Palermo, inseguito e ucciso alla Vucciria: "Fu un omicidio mafioso"

Palermo, inseguito e ucciso alla Vucciria: “Omicidio di mafia”

L'inchiesta sulla morte di Emanuele Burgio

PALERMO – Mafiosa sarebbe stata la modalità dell’agguato. Mafiosa anche l’aggravante di avere agevolato l’attività di Cosa Nostra. Sono le novità principali dell’inchiesta sull’omicidio di Emanuele Burgio, freddato a colpi di pistola il 31 maggio dell’anno scorso alla Vucciria.

L’omicidio viene contestato a Matteo Romano che fece fuoco, al nipote Giovan Battista Romano, che gli avrebbe passato l’arma, e al padre di quest’ultimo, Domenico, che nelle drammatiche immagini riprese da una telecamera inseguiva la vittima.

Domenico Romano ha confessato, chiamando in causa il fratello, ma negando il ruolo del figlio. Secondo gli inquirenti, ha solo cercato di scagionarlo.

Sono due le aggravanti contestate nell’avviso di conclusione delle indagini notificato l’11 aprile scorso: c’è anche quella della premeditazione. I pubblici ministeri Gaspare Spedale, Giovanni Antoci e Federica Paiola si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati. Nel futuro processo i Romano rischiano la condanna all’ergastolo.

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La novità delle indagini, dunque, riguarda la pesantissima ombra mafiosa. Di Cosa Nostra si era finora parlato solo perché la vittima era figlio di Filippo Burgio, rinchiuso nel carcere di Voghera dove sconta una condanna per mafia ed estorsioni.

Filippo Burgio era l’uomo che teneva la cassa delle estorsioni della famiglia di Palermo Centro, mandamento di Porta Nuova. Storico il suo rapporto con Gianni Nicchi, arrestato nel 2009 all’apice di una carriera criminale che lo aveva portato alla reggenza di un altro mandamento, quello di Pagliarelli.

Si era parlato come movente di una lite scaturita da un incidente stradale avvenuto pochi giorni prima del delitto, ma dietro probabilmente ci sarebbe stato lo scontro per la gestione dello spaccio di droga. Ora c’è la contestazione dell’aggravante che farebbe dell’agguato un omicidio di mafia.

I Romano arrivarono insieme ad altre persone in sella a degli scooter. Cinquantuno minuti dopo la mezzanotte in otto percorrevano a piedi via dei Cassari. Iniziarono a discutere. A mezzanotte, 52 minuti e 11 secondi gli animi si scaldarono, si vedeva Burgio alzare le mani come per prepararsi a fare a pugni.

A mezzanotte 52 minuti e 26 secondi Giovan Battista Romano, secondo i pm, passò qualcosa a Matteo da dietro la schiena. Un secondo dopo la fiammata del primo colpo sparato frontalmente. Burgio tentò la fuga. Fu inseguito e colpito due volte alle spalle.


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