Penalisti contro la riforma| "Così si affossa la giustizia" - Live Sicilia

Penalisti contro la riforma| “Così si affossa la giustizia”

Il presidente della Camera penale di Palermo critica la riforma: "Ecco cosa farei io...".

L'INTERVISTA
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PALERMO – “Bisogna ripartire da zero”. Vincenzo Zummo, presidente della Camera penale di Palermo, nulla salva della riforma della giustizia approvata al Senato nei giorni scorsi con il voto di fiducia e che sta per tornare alla Camera dei deputati.

L'avvocato Vincenzo Zummo

“Più che aiutare la giustizia a funzionare meglio, la affossa”, spiega il legale, annunciando i tre giorni di sciopero, dal 2 al 4 maggio prossimi: “Il 2 maggio sarà una giornata storica per l’avvocatura siciliana. I rappresentanti delle camere penali di tutte le province – racconta Zummo – si daranno appuntamento davanti al Palazzo di giustizia. Sfileremo in corteo indossando la toga”.

Cosa non piace ai penalisti della riforma? “Tutto, a cominciare – spiega Zummo – dalla prevista partecipazione a distanza degli imputati, per qualunque processo e per qualunque reato. Saremo obbligati a discutere della strategia difensiva per telefono. Senza contare la violazione della privacy. Prima ancora che il diritto di difesa c’è da salvaguardare quelli individuali della persona”.

I due punti più controversi della riforma prevedono l’inammissibilità dei motivi d’appello e l’allungamento dei termini della prescrizione con una sospensione di 18 mesi dopo la sentenza di primo grado e altri 18 mesi dopo la condanna d’appello. “Altro che snellire la situazione, i processi saranno paralizzati – aggiunge Zummo -. Si parla di prescrizione e non si affronta il tema vero. I processi vanno celebrati perché è nel dibattimento che si forma la prova e viene garantita la parità tra le parti. E per celebrarli non si devono allungare i tempi della prescrizione, ma aumentare il numero dei magistrati. Ci sono giorni a Palermo in cui un solo giudice monocratico fissa 50 udienze”.

Celebrare i processi, dunque. Ecco perché agli avvocati non piace affatto l’inammissibilità dell’appello: “La riforma una sorta di filtro per il processo di secondo grado. La Camera penale palermitana sul punto si è fatta promotrice di una proposta a livello nazionale. Il diritto al processo d’appello non è presente nella Costituzione. Lo si ritiene ovvio. Ora che la riforma mette a rischio la celebrazione dei processi di secondo grado è arrivato il momento di ‘costituzionalizzare’ l’appello. Va modificato l’articolo 24 della Costituzione. Bisogna specificare che la condanna di primo grado deve essere oggetto di valutazione in appello se richiesto dall’imputato. Ed invece il governo che fa? Pensa al vaglio di ammissibilità che sarà una ghigliottina per i processi”.

Molto discusso anche il punto che riguarda le intercettazioni. La riforma prevede una delega al governo per la questione della pubblicazione delle intercettazioni. Sono previste udienze filtro durante le quali i magistrati possono eliminare quelle non penalmente rilevanti o che violano la privacy. E poi c’è il tema delle intercettazioni informatiche, quelle eseguite con il programma virus Trojan capace di trasformare gli smartphone in microspie: “Rischiamo di trovarci tutti in un Grande Fratello – dice Zummo – visto che si pensa di estendere il Trojan anche alle associazioni a delinquere comuni. Non solo dunque nei reati di mafia e terrorismo. Noi ci fidiamo del controllo dei magistrati, ma non possiamo tacere che c’è un pericolo serio per le libertà individuali”.

Ogni volta che si parla di riforma della giustizia in Italia scoppia il putiferio. Se si fa notare a Zummo che, al di là delle sacrosante rivendicazioni di categoria, da qualche parte bisogna pur cominciare, il presidente della Camera penale ha le idee ben chiare: “A parte la la separazione delle carriere, la vera riforma deve riguardare il dibattimento. Bisogna limitare i poteri del giudice che doverebbe essere l’arbitro terzo e valutare il lavoro delle parti, accusa e difesa. Ed invece il giudice diventa egli stesso parte del processo, introduce nuove domande e nuovi testimoni. Rivedere le regole del dibattimento, ecco la vera riforma”.

 


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