Pensionati d’oro, Cracolici contro ‘S’

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24 Maggio 2010, 20:17

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(“Ho visto in giro a Palermo locandine di una rivista che sbattendo in prima pagina l’assessore regionale all’Energia Pier Carmelo Russo intende far passare una persona per bene quasi come un truffatore. Mi sarei aspettato semmai una campagna che denunciasse gli sprechi e i privilegi dei quali ha goduto Felice Crosta, l’ex presidente dell’Agenzia regionale per i rifiuti e l’acqua (Arra) andato in quiescenza con una pensione d’oro. Ma ci abbiamo pensato noi a cancellare in finanziaria le pensioni d’oro di dirigenti e superburocrati regionali”. Lo ha detto durante la convention del Pd a Palermo il capogruppo del partito all’Ars, Antonello Cracolici, riferendosi all’inchiesta di S sulle pensioni d’oro dei superburocrati regionali).

C’è una cattiva abitudine, nella politica italiana. La disinvoltura nell’attaccare la libera stampa quando questa, riportando fatti veri e riscontrabili, mette a nudo la cattiva morale di chi amministra la cosa pubblica, spesso predicando bene per razzolare male, è un segno della decadenza del dibattito. Stupisce ancor di più, però, che a rendersi protagonista di esternazioni di questo tipo sia un esponente di quel Partito democratico pronto a stracciarsi le vesti – con commenti, è giusto specificarlo, condivisibili – quando ad attaccare i giornalisti è la parte politica avversa.
Da ormai quasi tre anni “S” denuncia con regolarità il malaffare in Sicilia. Dai commercianti pronti a piegare la schiena al racket ai rapporti fra mafia e politica, fino agli sprechi delle pubbliche amministrazioni di qualsiasi colore politico, non ci siamo mai tirati indietro di fronte alla cronaca, facendo nomi e cognomi. Eppure, in questi tre anni intensi, mai abbiamo sentito la voce di Antonello Cracolici levarsi con questa forza per commentare i nostri articoli, mai l’abbiamo visto schierarsi al nostro fianco nelle denunce degli affari di Cosa nostra.
Cracolici, dunque, stando all’agenzia Ansa ci accusa di voler “far passare una persona per bene quasi come un truffatore” invocando piuttosto “una campagna che denunciasse gli sprechi e i privilegi dei quali ha goduto Felice Crosta, l’ex presidente dell’Agenzia regionale per i rifiuti e l’acqua andato in quiescenza con una pensione d’oro”. Se però il capogruppo del Partito democratico all’Ars andasse oltre le fotografie e leggesse anche gli articoli, se si documentasse prima di intervenire con tanta leggerezza, si renderebbe conto che l’articolo cui fa riferimento proprio dalla pensione di Felice Crosta prende le mosse.
Nessuno ha cercato di delegittimare alcuno, ancor meno di far passare come truffatore un assessore. Se Cracolici avesse letto il numero di “S” che commenta o il precedente, si sarebbe reso conto che nello scorso numero abbiamo parlato con toni positivi della legge sui rifiuti che Pier Carmelo Russo ha scritto e presentato all’Ars, mentre in quello attuale parliamo diffusamente dell’inchiesta sui termovalorizzatori che l’azione politica dell’assessore ha contribuito a mettere in discussione. Non è questo, però, l’unico argomento sul quale si può scrivere: in questo numero abbiamo voluto descrivere un particolare degli sprechi della pubblica amministrazione, le pensioni d’oro che alcuni privilegiati incassano alla faccia della crisi. Non vi è, in questo, una truffa: la politica, però, deve interrogarsi sul proprio ruolo, mettendo da parte i privilegi da casta che negli anni hanno contribuito ad allontanarla dai cittadini.
Questo atteggiamento è irricevibile e lo rispediamo con forza al mittente. L’idea che la politica debba dettare l’agenda al giornalismo, questa intimidazione velata che si cela nel commentare con una durezza di questa portata le inchieste sulla pubblica amministrazione sono il segnale di un Paese che, a partire dalla sua classe dirigente, non è più aperto a un concetto-cardine della democrazia, la possibilità che la stampa analizzi gli atti della pubblica amministrazione. Criticandoli, se necessario. Da qualunque parte politica essi provengano.
In particolare, l’articolo in questione, raccontando dei 49 superburocrati andati in pensione nel corso degli ultimi mesi, ha focalizzato l’attenzione sulla storia dell’attuale assessore all’Energia Pier Carmelo Russo. Bravissimo assessore, per carità, così come bravissimo era stato quando guidava gli assessorati regionali o la segreteria generale di Palazzo d’Orléans. Ci ha stupiti una cosa passata nel silenzio generale, compreso quello del Pd: che un superburocrate possa andare in pensione a 47 anni, usufruendo dell’agevolazione prevista dalla legge 104/92, legge che – lo ricordiamo – consente di andare a riposo in anticipo solo per poter assistere familiari colpiti da gravi problemi di salute. Ci ha stupiti che lo stesso superburocrate, andato in pensione a 47 anni per assistere il padre, potesse tranquillamente diventare uno degli assessori più esposti ed impegnati della giunta Lombardo. Ci ha stupiti infine che l’assessore in questione abbia deciso, con una scelta che gli fa onore, di devolvere in beneficenza l’indennità aggiuntiva alla pensione a due organizzazioni di volontariato, ma che questi enti non abbiano ricevuto un solo euro in quasi sei mesi. Prendiamo atto che l’onorevole Cracolici ritiene che tutto questo sia normale. Per noi no.

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L’autore dell’articolo è il coordinatore editoriale di ‘S’

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24 Maggio 2010, 20:17

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