Pizzo a Gela, sette arresti | Un taglieggiatore ha 16 anni

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21 Luglio 2010, 09:57

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Per 15 anni, dal 1992 al 2007, il proprietario di un ristorante di Gela ha dovuto pagare tangenti al racket delle estorsioni di ‘stidda’ e Cosa nostra, che non solo mangiavano a sbafo nel suo locale, ma minacciavano di incendiarglielo se non si fosse ‘messo in regola’ col pizzo. Una vicenda che oggi ha portato all’emissione di sette provvedimenti cautelari, eseguiti, nella notte, dagli uomini della Mobile di Caltanissetta e del commissariato di polizia di Gela. Le misure sono state emesse dal gip di Gela, Lirio Conti, su richiesta del pm, Onelio Dodero. Gli estortori, inizialmente, pretendevano dalle 300 alle 500 mila lire al mese (poi l’equivalente in euro). Successivamente, la richiesta fu limitata a tre sole rate annue: Pasqua, Ferragosto e Natale. Tra i taglieggiatori ci sarebbe stato anche il figlio di un dirigente del Comune. Fondamentale il ruolo della vittima e del genero, che, assistiti dallàassociazione antiracket ‘Gaetano Giordano’, hanno collaborato con gli investigatori. I provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere agli stiddari Marcello Scerra,di 37 anni, Salvatore Di Maggio, di 26, Vincenzo Di Giacomo, di 43 anni, e agli affiliati a Cosa Nostra Rosario Gueli, di 37 anni, Rocco Ferlenda, di 40 anni, e Camelo Raniolo, di 36 anni, tutti già detenuti per altri reati. Nell’inchiesta, denominata ‘Operazione Supernova’ con l’accusa di estorsione in concorso (aggravata dall’associazione mafiosa), sono coinvolti anche Crocifisso Maganuco, di 35 anni, e il collaboratore di giustizia, Benedetto Zuppardo, di 31, che all’epoca dei fatti erano minorenni. Sui due procede la Procura dei minori.

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“Il primo che venne a chiedermi di pagare l’estorsione fu Rosario Di Giacomo, che sapevo essere un malvivente e figlio del dipendente comunale Salvatore Di Giacomo nella Pasqua del ’92 gli consegnai 500 mila lire. Allora aveva 16 anni”. Lo racconta il ristoratore gelese che, stanco di pagare il doppio pizzo ai racket di “stidda” e “Cosa nostra” ha raccontato i suoi 15 anni di minacce, angherie e ricatti e fatto arrestare i suoi estorsori. Sette, in nottata, sono stati raggiunti da ordine di custodia cautelare su ordine del gip, Lirio Conti, nell’ambito di una operazione di polizia denominata “Supernova”, coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Per altri tre indaga la procura della Repubblica dei minori di Caltanissetta. Tra loro c’é Rosario Di Giacomo, oggi 34enne ma all’ epoca dei fatti (1992) appena 16enne, eppure già indicato dalla polizia come “elemento di spicco dellàstiddà. Il padre, Salvatore Di Giacomo, coordinatore della manutenzione del comune, è stato più volte indagato per associazione mafiosa, ma sempre assolto, tanto da candidarsi nella lista dell’Udeur nel 1998 ed essere eletto al consiglio provinciale di Caltanissetta.

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21 Luglio 2010, 09:57

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