Pochi fondi, sociale in crisi | “Rischiamo di chiudere”

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23 Maggio 2014, 12:52

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PALERMO – “Abbiamo solo un altro mese di autonomia, qualcuno deve intervenire”. E’ un appello drammatico quello di Iosè Cannatella, presidente di una comunità alloggio di Palermo in via Serradifalco. Una realtà chiamata “Piccole donne” che ha aperto i battenti da un paio d’anni e ospita giovani ragazze, dai 13 ai 18 anni, vittime di abusi e maltrattamenti.

Un compito non facile, quello di Iosè, di cinque educatori, di un assistente sociale, di uno psicologo e di un ausiliare che cercano di aiutare una decina di ospiti. Si tratta di ragazze tolte alle famiglie, vittime di ogni tipo di abusi, anche sessuali, e spedite nelle comunità dai servizi sociali dei comuni siciliani o dal Tribunale dei minori. Realtà difficili con cui il centro ha a che fare ogni giorno, ma i problemi più impellenti per il momento sono quelli con i comuni.

“Gli enti locali non saldano le fatture – spiega la Cannatella – dicono di non avere soldi e noi non riusciamo più a sopravvivere. Il mese prossimo non so di che morte dovremo morire. Ci devono soldi diversi comuni, tra cui anche quello di Palermo che non salda le fatture da gennaio”. I pagamenti vengono effettuati per bimestre: la comunità aspetta 38 mila euro per gennaio e febbraio di quest’anno, altrettanti per marzo e aprile e intanto comincia a maturare anche la fattura di maggio e giugno. “Ci dicono tutti che non hanno soldi – continua la responsabile – ma se non ci pagano non possiamo far fronte all’affitto e agli F24. E senza questi non siamo in regola col Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr), che però gli enti ci chiedono per poterci pagare. Insomma, è il cane che si morde la coda: se non mi pagano non posso pagare il Durc, e se non ho il Durc in regola non mi possono pagare”.

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A volte i casi sono anche più complessi del solito, come quello di una ragazza ricoverata per un mese ad Acireale per problemi psichiatrici, spedita in comunità da un centro della Sicilia meridionale. “Abbiamo sostenuto le spese – continua la Cannatella – abbiamo mandato lì un assistente per 30 giorni, ma nessuno ci ha pagato. Noi siamo a rischio chiusura, così come tante altre strutture simili a noi che non sopravvivranno. Abbiamo un mese di autonomia. Il comune di Palermo inoltre vuole un lavoro di qualità, fa dei controlli specifici che noi abbiamo superato: cinque assistenti sociali hanno verificato quello che facciamo per due giorni interi. Siamo risultati eccellenti, ma come facciamo a mantenere la qualità se il Comune non ci paga?”.

Getta acqua sul fuoco l’assessore alle Attività sociali del comune di Palermo Agnese Ciulla: “La fattura di gennaio-febbraio di questa comunità è stata presentata a marzo e la determina approvata il 22 aprile – spiega la Ciulla – per marzo e aprile la fattura la stiamo lavorando, essendo stata presentata solo il 2 maggio. Se ci sono difficoltà si possono chiedere informazioni agli uffici, non è vero che non ci sono soldi. Ci possono essere dei ritardi, ma questi sono tempi tecnici. Il numero dei ragazzi ospitati nelle comunità è aumentato, ma riusciamo a gestire bene tutto. Inoltre stiamo lavorando sulle comunità anche per verificare quali siano i progetti educativi per i minori. Ecco, ci piacerebbe che le comunità ci richiamassero al nostro ruolo non solo per i tempi di pagamento, che non sono pazzeschi rispetto al resto d’Italia, ma anche per il progetto educativo dei bambini”.

 

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23 Maggio 2014, 12:52

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