Processo Borsellino, "Tutti sono responsabili ma nessuno deve pagare" - Live Sicilia

Processo Borsellino, “Tutti sono responsabili ma nessuno deve pagare”

Le parole dell'avvocato dello Stato e l'affondo del legale della famiglia del giudice: "Le scuse non sono mai arrivate"
CALTANISSETTA
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PALERMO – “Tutti sono responsabili ma nessuno deve pagare”. L’avvocato dello Stato Giuseppe La Spina, nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio, durante la sua arringa ha chiesto il rigetto di tutte le richieste risarcitorie formulate nei confronti dello Stato quale responsabile civile per i danni provocati alle vittime dal depistaggio.

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“Ancora sull’esecuzione materiale della strage di via D’Amelio ci sono moltissime zone d’ombra”, ha proseguito l’avvocato dello Stato che rappresenta la Presidenza del consiglio e il ministero dell’Interno, citati quali responsabili civili, nel corso del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. “Non dico che il depistaggio non ci sia stato – ha aggiunto La Spina – però ci sono troppe condotte di soggetti terzi che intervengono nella vicenda in esame che avrebbero dovuto impedire il depistaggio e non lo hanno fatto. Lo Stato non può essere chiamato a rispondere sic et simpliciter entrando in gioco le condotte di tante persone”.

“Se ci sarà una condanna delle amministrazioni responsabili civili noi non faremo opposizione – ha concluso – su provvisionali o quant’altro. Con la contestazione dell’aggravante hai titolo con una sentenza di condanna ad accedere al fondo rotazione vittime della mafia gestito dall’ministero dell’Interno. Se hai una condanna diretta nei confronti del ministero dell’Interno per una responsabilità dei suoi agenti parlare di provvisionali … se ci sarà una richiesta di risarcimento complessiva dalle parti civili la sentenza sarà immediatamente esecutiva non ci sarà bisogno di provvisionali”. L’avvocato ha chiesto qualora fossero accolte le sue difese di disporre la compensazione delle spese.

L’avvocato della famiglia del giudice Fabio Trizzino: “Le scuse non sono mai arrivate”

“Definire questo processo ‘epocale’ è anche riduttivo. Il pm Stefano Luciani ha chiesto scusa alle parti civili ma io vorrei rassicurarlo che non è lui che deve chiedere scusa, perché ha dato un contributo fondamentale per almeno 13 anni alla ricostruzione di questi eventi così dolorosi, sono altri i pm che devono farlo”. Lo ha detto l’avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, e legale anche di Fiammetta e Manfredi, figli del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, nella sua arringa. Manfredi, al termine della lunga arringa, ha appoggiato la testa sulla spalla del cognato provato da una ricostruzione che lo stesso legale ha definito dolorosa per tutta la famiglia.

“Le scuse non sono mai arrivate – ha continuato Trizzino – nonostante noi crediamo che loro siano in qualche modo convolti nel confezionamento di quello che è stato definito nel ‘Borsellino quater’ come uno dei ‘più grandi depistaggi’ della storia giudiziaria italiana”. “È stato compromesso – ha aggiunto il legale – il diritto dell’accertamento della verità negli eventi antecedenti e successivi che hanno portato alla strage di via d’Amelio”. “Nessuno di noi può negare l’attacco stragista. La strage di Capaci ha determinato lo sblocco dell’empasse in Parlamento per l’elezione del presidente della Repubblica che fu poi Scalfaro, questo per dire come quella tragedia ha inciso sui normali processi democratici di questo Paese”.


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